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22 ott 2014

caraibi: l'oro di colombo - seconda puntata


"Maurice sembrava nervoso. Aveva appena finito di rileggersi il mio articolo mangiucchiandosi le unghie e ora mi guardava con espressione incerta. 
“Bello, sì. Cosa vuoi che ti dica? Che non è interessante, o che è scritto male? Potrei dirti che non c’è spazio!” si alzò sbuffando dalla scrivania e s’avvicinò alla finestra. Nella camicia bianca alla luce dei tropici sembrava un uomo d’altri tempi. Era l’unico, a parte i camerieri del Marco Polo, ad indossare una camicia bianca, laggiù. Osservai che gli mancavano le bretelle, e poi poteva essere uscito da un film sui reporter americani. Il pensiero mi fece ridacchiare, lui si voltò.
“Sai qual’è il problema?”
“Qual’è? Dimmelo tu.”
“E’ che quelli là ci stanno usando!” sbuffò.
“Mi sembra che ci abbiano dato già qualcosa, in cambio. La rivista ha raddoppiato le copie, e noi abbiamo alzato i prezzi della pubblicità.”
“No, i soldi non sono tutta la faccenda, caro mio: qui c'entra l'onestà. Le loro attrezzature! Insomma, le tue foto le ho viste anch'io, uno che non se ne intende, ma quella è roba d’anteguerra! Roba che affonda alla prima mareggiata!”
“Hanno investito tutto nell'elettronica.” 
“Che non hanno pagato” ribatté fissandomi negli occhi.
“Tu sai qualcosa che non io so” dissi. Non riuscii a mascherare un certo disappunto.
“La Royal Bank di Puerto Plata ha ricevuto solleciti di pagamento da oltremare” sibilò Maurice.
“E la loro licenza concessa dal Governo sta per scadere”aggiunsi io stancamente.
“Vedo che questo, almeno, lo sai! E tra un po’ ci sono le elezioni” disse con sarcasmo.
“A me, ai lettori, interessa la storia, qualcosa da leggere. Un po' d'avventura?” 
“Non ti sembra ci siano gli estremi per un colpaccio? Si cucinano i nostri lettori, lanciano una sottoscrizione e via, chi s’è visto s’è visto… altro che tesoro di Colombo, con fili, spaghi e pontoni marci! Ma scherziamo?”
“E’ possibile, chi lo nega? Ma come annusiamo qualcosa di losco, non gli diamo più una mano.”
“Troppo tardi, leggi qua!” 
Il quotidiano Nacional riportava i fatti, citando il mio primo articolo.
“Questo ci farà aumentare la tiratura! Il Nacional!”
“Si, lo so” ghignò Maurice, cercando di nascondere la sua soddisfazione.
“Allora, lo pubblicherai?”
“E’ già impaginato, per l’edizione speciale. Cosa vuoi che faccia?”

Balaguer, il presidente della Repubblica Dominicana, era in carica da oltre venti anni, puntualmente rieletto ad ogni ballottaggio. La gente lo amava, ma questo non voleva dire che le cose andassero bene. Poteri in auge da così tanto tempo finiscono per favorire una rete oligarchica che espande le sue radici su favori e corruzione. Molte piantagioni di canna stavano chiudendo, la crisi mondiale dello zucchero si faceva sentire su d’un paese allo stremo, dove a malapena si garantiva il minimo di sussistenza alimentare per ogni abitante. Un minimo garantito solo nelle campagne. Nelle grandi città, in giro per le sterminate bidonville, imperava la fame, mentre una piccolissima cerchia di poche famiglie disponeva del 95% della ricchezza del Paese. Questo squilibrio aveva portato ad una crescita vertiginosa del Partido Blanco, l’opposizione. A capo del Partido Blanco s’era posto un certo Peña Gómez, un socialista di idee rivoluzionarie e con forti simpatie per la Cuba di Castro. Queste simpatie, ovviamente, non erano affatto gradite dagli americani, i signori della regione. Intanto, ad Haiti, paese confinante, era scoppiata la rivolta. Haitiani derelitti sfidavano le mitragliatrici delle guardie di confine per andare a pesare su d’un paese già povero, ma agli occhi di conosceva solo fame, fame cieca la Repubblica Dominicana era vista come una piccola Svizzera. Peña Gómez si diceva fosse d’origine haitiana. E, come tutti gli haitiani, era sicuramente dedito al vudù. Anzi, era sicuramente un maestro di cerimonie vudù.

“Dicono che domani sera la televisione manderà in onda un filmato dove si vede Peña Gómez che compie un rito vudù!” me lo sussurrò Alejandra mentre mi serviva una Corona ghiacciata, ma la cosa era ormai sulla bocca di tutti. Alejandra, come quasi tutti i proprietari di qualcosa, nel suo caso un bar sulla spiaggia, e come tutti i cattolici ferventi, era dalla parte del Partido Rojo, il partito di Balaguer. 
“Lo so, me lo hanno detto” commentai, ma lei doveva aver colto un’espressione scettica nel mio sorriso, perché quasi s’adirò con me.
“Non ci credi?” domandò.

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