Bruce Springsteen, The Boss, scende in campo e lo fa con una ballata struggente che potrebbe diventare un inno della nostra epoca.
Streets of Minneapolis esce il 28 gennaio 2026 e diventa n°1 in tutte le classifiche iTunes del mondo. Compresa l'Italia. Scritta e registrata in meno di 48 ore perché non c'è tempo. Le piazze chiamano (e sanguinano), The Boss risponde. Un anno iniziato malissimo, il 2026, già dalle prime ore. E i giorni successivi neanche loro scherzano. Per chi non si limita a leggere di Garlasco, di corna e di misteriosi video intime delle soubrette, il 2026 si annuncia già pesantissimo. Non che i sei anni precedenti fossero stati rosei, ma tra Iran, Groenlandia e ICE in Minnesota questo '26... io non so se esiste in qualche calendario un Anno del Bubbone. Ripartiamo da Bruce, al resto ci arriviamo dopo.
Il lato oscuro del sogno americano
La frase non è mia, l'hanno usata per definire le opere di tanti cantautori, scrittori e filmmakers americani. Bruce è uno di questi. Ha tutto del working class hero: il fisico e la faccia da manovale, l'estrazione sociale e poi l'energia e la testardaggine che lo portano al vero successo a trentacinque anni, quando Taylor Swift, Madonna e Lady Gaga ci sono arrivate ancora ventenni. Tra Bruce e Forrest Gump, due facce della stessa medaglia, preferisco Bruce perché lui non finisce a pescare gamberetti. Bruce sfonda con Born to Run, una di quelle cose che una volta che le hai ascoltate non sei più lo stesso.
Un inno alla libertà, una storia On The Road che contiene tutta la rabbia, tutta la passione, tutta la speranza e le fragilità dell'American Dream. C'è dentro l'esistenzialismo americano, fatto di autostrade, di migrazioni inter-state e di dichiarazioni d'amore cheabbattono il consentito come nel finale del film 'Il Laureato'. Non c'è bisogno di ascoltare il testo di Born To Run per percepire tutte queste cose insieme, basta la musica. Poi arriva Born In The USA. Lo sparano anche nelle discoteche. Lo avevano già fatto con In The Name Of Love degli U2. Non so se ve ne siete accorti, ma Bruce e U2 si assomigliano. Cambia il sound ma le loro canzoni hanno stili e melodie spesso intercambiabili. Soprattutto quando scrivono inni. I Coldplay, che hanno capito che i pezzi da accendino funzionano, hanno addirittura cambiato genere. Per poi scrivere inni da Champions League. Peccato, erano bravi. E quello di Born In the USA fu un inno frainteso. Era patriottico, sì, ma tremendamente amaro. Quando Reagan gli chiese se poteva usarlo per la campagna del suo secondo mandato, Bruce lo mandò affanculo. Per quanto mi riguarda quel registro di chitarra che sa di campane mi stufò in meno di dieci ascolti.
Streets Of Minneapolis
Un caro amico mi manda in tempo reale il video con la nuova canzone: Streets Of Minneapolis. L'altro capolavoro di Bruce, almeno per me che non dono un vero fan, è Streets Of Philadelphia. Ci sta. Eccome se ci sta. Non so voi, ma quelle immagini, quei video strazianti... io li ho visti. Li ho visti man mano che spuntavano nel mio feed. Ne parliamo dopo, siamo ancora su Bruce, il common man, il working class hero, uno che non ha la spocchia di un Bob Dylan (è uno spocchioso, fidatevi ha mandato all'aria un intero festival per capriccio) pur incarnandone un certo filone esistenziale. Il testo, è quello il più importante, è un testo che dovrebbe infiammare le piazze. Eppure mi colpisce la melodia, la base musicale. Dove l'ho sentita? Quando l'ho sentita? I magazine citano Phil Ochs cantautore di protesta degli anni '60 ma non ci siamo.
Frugo nel nella memoria a fondo e la trovo:
The Ballad Of Lucy Jordan, inserita nella colonna sonora di Thelma & Louise, con una terribile cover anni '80 di Marianne Faithful, è una delle ballate più belle struggenti mai scritte. Quella di Bruce non è non è una cover, non è plagio è omaggio. La melodia è identica ma il testo e il soggetto sono completamente diversi, Curioso che neanche Rolling Stones se ne sia accorto. O, forse, vuole concedere a Bruce il tempo di dichiararlo pubblicamente. Lui, lo sappiamo, non è uno che ruba, è uno che lavora, uno che scende in campo in meno di 48 ore. E lo fa riesumando un pezzo magnifico. Un pezzo che con la sua voce ed i suoi testi potrebbero diventare un Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival emblema degli anni del Vietnam. Speriamo.
Per chi suona la campana.
Suona per tutta l'umanità, non solo per l'America. Quanti sono i popoli oppressi dalle dittature o dalle guerre nel mondo che combattono per la loro libertà, per i diritti civili o per la loro stessa sopravvivenza? Il pianeta intero sta per cadere pezzo dopo pezzo nelle mani di dittatori, oligarchi e imperialisti e psicopatici. E poi l'America. Un territorio rubato ma laboratorio. Di rivoluzioni moderne, un melting pot di idee. Tutto ciò che succede laggiù, si dice, prima o poi arriva da noi. E questo dalla Rivoluzione Americana in poi. Una democrazia imperfetta, contraddittoria, certo. Ma esiste una democrazia perfetta? Può essere perfetto un sistema di per sé dinamico ma fragile, in continua evoluzione? Comunque la pensiate sull'America, quello che sta succedendo alla democrazia americana è agghiacciante. E Bruce l'ha capito: THIS IS NOT A DRILL - questa non è una esercitazione - stanno sabotando dall'interno, con un aiutino dall'esterno, la democrazia del paese più potente, influente e produttivo del mondo.
Adesso provate ad immaginare un mondo dove anche gli USA diventano come...
No, non voglio pensarci.