26 mar 2021

Gli strabilianti superpoteri delle lumachine solari

 


La differenza tra piante e animali sembra abbastanza chiara a chiunque, ma se c’è un luogo dove un piccolo invertebrato più comportarsi come una pianta, assumendone l'aspetto e le strategie metaboliche, questo luogo è il mare. E se c'è qualcuno in grado di farlo, beh... chi è più fantasioso, imprevedibile,  strabiliante delle lumachine di mare e dei parenti stretti: i nudibranchi?

L'Elysia chloritica è un sacoglosso, quindi una lumachina, in grado di sopravvivere anche mesi senza nutrirsi. Ci riesce utilizzando una caratteristica delle piante: sfrutta l’energia solare. A guardarla sembra proprio in crisi d’identità: assomiglia a una verdissima foglia.

Nella simbiosi, in cui forme di vita differenti cooperano per il mutuo benessere, gli organismi restano separati. Quello che invece accade nella nostra Elysia è qualcosa di abbastanza surreale: una sorta di fusione. Si chiama endosimbiosi e avviene all’interno di quei mattoncini che compongono un organismo: le sue cellule.

Per avere una idea più precisa delle differenze bisogna ricorrere all’esempio dei coralli. Tra i polipi del corallo e le alghe simbionti c'è un reciproco scambio: le alghe, tramite fotosintesi, forniscono zuccheri ai polipi all'interno della colonia corallina, in cambio le alghe ottengono azoto dalle deiezioni dei polipi. Ma fin qui gli organismi, uno animali e l'altro vegetale, restano separati, non si fondono. Nell'Elysia chloritica, invece, succede qualcosa che pensavamo possibile solo nei supereroi della Marvel.

La nostra supereroina si nutre di alghe ma non si ferma alla loro digestione. La sua evoluzione le permette di immagazzinare nelle proprie cellule i diretti responsabili della fotosintesi: i cloroplasti, organuli presenti nelle cellule delle alghe. Secondo gli scienziati un’assimilazione del genere dovrebbe innescare una difesa immunitaria, come accade per esempio con i virus, i parassiti e i batteri. Allergologi e immunologi si domandano perché queste lumachine abbiano deciso di non scatenare reazioni di difesa. L’invasione consensuale è regolata da geni preposti e lo studio di questi geni aiuterebbe la medicina nella progettazione di nuovi farmaci. Ma non solo. 

I ricercatori della Rutgers University hanno usato il sequenziamento dell’RNA per tracciarne il ciclo digestivo, un’operazione che consente di capire cosa viene assimilato, e come, da un organismo. La Elysia chlorotica è capace di proteggere i cloroplasti dai processi digestivi attivando dei geni specifici. Dopo aver prelevato i cloroplasti può smettere di nutrirsi e sopravvive grazie alla fotosintesi per un periodo che va dai 6 ai 10 mesi. In sostanza: continua a vivere grazie ai pannelli solari al proprio corpo. 

Fino a ieri si sapeva che  per attivare organuli fotosintetici come i cloroplasti c’era bisogno della pianta o dell’alga intera, ma la Elysia chlorotica ci dimostra che esiste una valida alternativa.Riuscire a capire come faccia a conservare i plastidi senza la pianta aprirebbe prospettive interessanti sulla produzione di energia solare su base biologica. 

La Elysia chlorotica vive nell’Oceano Atlantico nord-occidentale su fondali algosi soggetti alla marea. Gli adulti sono diventano di colore verde brillante proprio a causa della presenza di cloroplasti. Poiché la lumaca non ha un guscio protettivo utilizza il colore verde e la forma per mimetizzarsi e difendersi dai predatori, aumentando così le possibilità di sopravvivenza. 

Purtroppo la popolazione di queste piccole creature di pochi centimetri sta lentamente declinando. Non se ne conoscono i  motivi precisi, ma tra emergenza climatica e variazione della composizione chimica dei fondali marini c’è un bel plafond di concause ben note da cui attingere. I mali del mare sono sempre gli stessi, li conosciamo bene: acidificazione dovuta all’eccesso di CO2, fertilizzanti, riscaldamento globale, e cementificazione delle coste. Solo la pesca eccessiva sembrerebbe non influenzare la nostra Elysia..

A presto per altre stranezze dall'incredibile, pirotecnico, psichedelico mondo marino!


18 mar 2021

Gli effetti speciali del calamaro vampiro



Non c’è bisogno di viaggiare nello spazio per incontrare creature aliene. Dagli ctenofori iridescenti al calamaro vampiro le profondità oceaniche ospitano una fauna che (per dirla come Massimo Boyer, biologo marino) ‘nemmeno il peggior bar di Guerre Stellari’. Con il progredire della tecnologia si va a frugare sempre più in profondità, dove si fanno incontri sempre più strani.

Alcune di queste creature irrompono in società diventando fonte d’ispirazione. È il caso del calamaro vampiro, Vampyroteuthis infernalis, che tradotto letteralmente significa calamaro vampiro infernale. Malgrado il nome inquietante questa creatura rosso-bruna di una trentina di centimetri di lunghezza, di infernale ha solo i colori, ma alcuni suoi comportamenti sono decisamente da stregone. O da nave spaziale.

Nel 2014 l’Aquario di Monterrey in California ne ospitò un esemplare pubblicizzando l'evento come se si trattasse di una star di Hollywood. I bambini ne restarono immediatamente impressionati (qualcuno anche troppo) e il pubblico poté  assistere ai suoi show senza calarsi negli abissi. Quelle del Vampyroteuthis infernalis sono profondità accessibili solo a sottomarini per la ricerca e ai ROV. Furono le immagini girate da questi ultimi a fare di questo cefalopode una celebrità.

Il calamaro vampiro vive tra i 600 e i 1500 metri di profondità, dove la luce non arriva più e la fotosintesi è una sconosciuta. Come i suoi nobili parenti cefalopodi, anche il calamaro vampiro è di sangue blu. Nelle sue vene scorre emocianina una sostanza che in certe condizioni di freddo e scarsità d’ossigeno è più efficiente dell’emoglobina. Un metabolismo lentissimo e branchie sovradimensionate gli consentono di vivere con solo il 3% di livello di ossigenazione.

 


Un calamaro dagli effetti speciali 

Si sa, i cefalopodi sono psichedelici e il calamaro vampiro si difende bene anche come stratega. Spruzzare nuvole di liquido nero nel buio degli abissi non ha molto senso, e l'evoluzione punisce gli imbecilli. quindi, per difendersi dai predatori il calamaro vampiro ha escogitato altro trucco. Per prima cosa arriccia tentacoli e membrane verso l'esterno e poi li avvolge attorno al suo corpo, rigirandosi come un calzino. È il momento in cui espone le sue spine. Se sottoposto a stress fugge con una tattica degna di un aereo da combattimento; inizia a compiere manovre evasive con bruschi cambiamenti di rotta, e se questo non basta espelle una nube di muco bioluminescente che forma innumerevoli sfere di luce blu. WOW!

Lo spettacolo pirotecnico può durare alcuni minuti. Questo furbo espediente serve a confondere i potenziali predatori, consentendogli di sparire nell'oscurità senza dover accelerare per lunghe distanze. In quel mondo di economia al risparmio lo show avviene solo in caso di grave pericolo. La produzione di muco magico, dal punto di vista metabolico, è infatti molto costosa. 

Le sue stranezze gli hanno guadagnato fan di ottima caratura. Nel 2005 Claire Nouviane, allora giornalista scientifica e documentarista, rimase così affascinata dal calamaro vampiro che volle sapere tutto su di lui. Scoprì che aveva uno sviluppo lento e che le femmine portavano avanti una gestazione lunghissima, oltre un anno. Scoprì che si nutriva di zooplancton e di sedimenti, poi la brutta notizia: gli alti fondali marini erano minacciati dalla pesca a strascico, un metodo in grado di distrugge quel delicato strato che si deposita sul fondo degli oceani, un habitat che il calamaro vampiro condivide con innumerevoli altre specie. Mettendo le cose insieme Claire scoprì che quel mondo lontano era seriamente in pericolo. Allora lasciò il giornalismo e la TV a tempo pieno e decise di utilizzare le sue capacità di comunicatrice e le tecniche del giornalismo investigativo per occuparsi dei fondali marini. Fondò Bloom, una NGO votata alla protezione degli oceani. Nel 2016 Claire riuscì a spuntarla davanti alla Commissione Europea per la pesca, facendo accettare all’Europa intera un limite di profondità di almeno 800 metri per la pesca a strascico. Questo successo le ha recentemente guadagnato il Premio Goldman per l’ambiente, premio che per prestigio è considerato un Green Nobel. E pensare che tutto iniziò, come Claire stessa ha dichiarato a The Guardian, osservando una creatura bizzarra e sorprendente, infernale di nome, che abitava un mondo in fondo al mondo. Il calamaro vampiro.


2018 © claudio di manao 
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13 mar 2021

Quando il pianeta ti fa domande, anzi: t'intervista.

 


Un giorno Terra_Pianeta mi fa: "E se t'intervistassi?" 

Lì per lì mi cade la mascella, perché proprio io?

"Perché sei un bipede che vorrebbe avere le branchie e ama il Pianeta"

Tra l'emozione e tutte le altre cose che passano nella mente del bipede scrivente, ogni giorno più orgoglioso dei suoi antenati quadrumani, mi sottopongo alle domande: cosa mi chiederà? Cosa vorrà sapere da me? Mi chiederà se faccio la differenziata? Se vado in bici o guido un SUV?

Ho la coscienza a posto, mi dico, posso affrontarla.

eccola:

https://terratheplanet.blogspot.com/2021/03/intervista-ad-un-bipede-che-ama-il-mare.html




4 mar 2021

L’incredibile coincidenza degli squali luminosi





Il mondo sottomarino è psichedelico e chi lo conosce bene sarà d’accordo con me. Polpi e seppie s’inventano pattern lisergici e fantasmagorie ipnotiche degne di schermi giganti da dj set di musica Trance. Senza parlare degli ctenofori, dei nudibranchi. E più vai giù più trovi cose strane, dal calamaro vampiro al totano gigante. Eravamo tutti strabiliati dalla bioluminescenza del plancton, grazie alla quale noi istruttori sub incantavamo l’audience come dei maghi Merlino. Ma agli squali fosforescenti, almeno io, non c’ero mai arrivato.

C’era arrivato qualcun altro, invece, uno che conosco bene. Un mezzo parente, visto che è lo zio preferito della mia gatta. Ma parliamo adesso di squali psichedelici: ne hanno scoperte ben tre specie in Nuova Zelanda. Il più grosso i tutti è lo squalo kitefin, Dalatias licha, una bestiola di un metro e ottanta che sembra essere il più grande vertebrato luminoso. Ah, ecco, ci sono anche altri vertebrati luminosi dopo Odisseo e quelli che bevono latte di cocco al cesio, Atollo di Bikini DOCG.

Mentre gli scienziati si interrogano su come e perché certi squali abbiano deciso di illuminarsi, a me viene in mente lo zio della mia tenera miciottola. È, ovviamente, uno scrittore pazzo. Si chiama Marco Benedet e vive tre vite in parallelo: una sott’acqua, una a curare cani e gatti, l’altra a scrivere racconti e romanzi strani. Gli piace un casino il genere weird, anche se difficilmente lo ammetterà, quel genere a metà tra horror e comicità artatamente involontaria. Una specie di Ammaniti versione subacquea, ma non diteglielo. Tempo fa mi chiese un parere (subdola richiesta di editing) su un suo libro: Lo Squalo Luce Zeta. Trattavasi, ebbene sì, della comparsa di uno misterioso squalo luminoso, e questo almeno due anni prima che ne trovassero in Nuova Zelanda. Lo chiamo a Sharm el Sheikh, dove è attualmente ubicato.



- Ciao Marco, hai letto? Hanno trovato squali luminosi! Come facevi a saperlo? Io t’avevo dato subito del pazzo.

Ciao Claudio, ho saputo e non sono meravigliato. Mi piace pensare, fuori dagli schemi, con un approccio che apre alle intuizioni. Un paio d'anni fa, quando pubblicai "Lo squalo luce Z" non sapevo dell'esistenza degli squali luminosi, ma non era difficile intuire che prima o poi sarebbe uscito fuori qualche cosa del genere. Anche se per altri versi, per niente naturali come nel mio caso: se tu nel mare ci butti delle schifezze il mare per un po' sopporta, ma giunto oltre il limite reagisce e se non è Nettuno in persona magari è un suo scagnozzo, o magari la creatura più affascinante degli oceani diventa luminosa. Quando ho scritto "Lo squalo luce Z" ho pensato che quel limite fosse vicino e mi sono solo chiesto come avrebbe reagito il mare. Questa è la base del mio romanzo. Aggrediamo e inondiamo di schifezze un mondo che non conosciamo, visto che solo nel 2021 scopriamo pesci di cui ignoravamo, se non l'esistenza, la biologia.
Spero che il mio romanzo resti comunque un romanzo di fantasia in stile weird come ti è piaciuto definirlo, ma la realtà è davvero preoccupante.


- Mi ricordo che del tuo libro m’era piaciuto l’approccio scientifico, oltre al plot. Stava per nascere una collaborazione, basata sulla tua conoscenza dei virus, meglio della mia, su una possibile pandemia. Strano, vero? Oppure è normale?

I miei scritti partono da una base scientifica. A me con il lettore piace instaurare un rapporto di credibilità anche nei racconti di fantasia, se non di fantascienza.
Come (anche) veterinario i miei approfondimenti scientifici non si fermano mai.
La storia sugli agenti infettanti che sarebbero mutati... meglio che non l'abbiamo scritta, ci avrebbero dato degli iettatori. Io direi che è questione di ragionamenti più che ti intuizioni: gli allevamenti intensivi, molti praticamente senza controlli sanitari, uniti allo scellerato uso delle risorse ambientali possono solo esitare in pandemie per via dei salti di specie da parte di agenti infettivi. Non è difficile prevedere queste cose, solo che molti preferiscono non vederle.


- Nuova Zelanda: vorresti andare laggiù a conoscerlo? Sta un po’ fondo, però.


Non c'è luogo al mondo e, visti gli ultimi sviluppi delle attività di Elon Musk, fuori dal mondo che non visiterei, ho fatto una traversata atlantica in barca a vela da cui ho tratto il testo del mio libro "Diario di bordo di una traversata atlantica" anche se di vela ne sapevo zero.
Per la profondità invece ho dei limiti, quelli biologici. Ho ripetuto troppe volte ai miei allievi quali sono quei limiti... Fermiamici qui che questa è una lunga storia che tu conosci bene.


- Ma secondo te, perché il mare ci da sempre le sorprese più gustose? È pazzo anche lui?

Il mare di per sé è una sorpresa non come tale, ma perché noi cerchiamo (invano) di trovargli dei limiti che evidentemente non ha e quando scopriamo questi "sconfinamenti" li dichiariamo sorprese. Quante volte il mare ha sconfessato e infranto (nostri) preconcetti? Alcuni scienziati pensavano che la vita avesse dei limiti ben definiti prima di scoprire le fumarole in fondo agli oceani. Oggi alcuni pensano che le risorse del mare siano infinite e che il mare sia così profondo da inghiottire tutto senza conseguenze.
Il pazzo non è il mare.


- Hai mai preso degli allucinogeni?

Non ho fatto esperienze del genere, e qui in Egitto, anche se volessi, al massimo posso ricorrere alla birra Stella, quella delle copertine di alcuni tuoi romanzi.
Quando però, come mi è capitato, ho scoperto la presenza di alcuni esserini dove mai erano stati avvistati l'adrenalina m'è rotolata nelle vene al pari (credo) di quando si assumono molecole fantasiose.


- Dove troviamo il tuo libro?

Il mio ultimissimo romanzo è in dirittura d'arrivo e per me è di un genere inedito. Fantascienza. Come mio stile, leggendolo neanche ci si renderà conto di essere in un ambiente futuribile. Tutto pare credibile, anche l'arrivo di strani alieni che dopo aver parcheggiato le loro gigantesche navicelle spaziali in orbita iniziano una trattativa con Thor il delegato dell'ONU incaricato di affrontare e risolvere questa nuova incombenza spaziale...


- Parlavo di Lo squalo luce Zeta... dove lo troviamo Luce Zeta?

Su Amazon...
https://www.amazon.it/dp/6050425124 carta

https://www.amazon.it/dp/B07X9NTLG2 digitale


- Hai alte previsioni in saccoccia?

Uuh certo. Purtroppo, come hai detto tu, a quanto pare mi sono dato al genere weird e quindi le mie previsioni non possono essere che grigie.
Oltre alle previsioni però ho una certezza: ogni evoluzione non è dovuta al fato, le condizioni del mare come la qualità delle nostre vite sono tutte conseguenza delle nostre azioni. Tutte. Noi dobbiamo solo decidere, perché gli esiti, le reazioni, non sono così difficili da prevedere.


- Pensi ci sia uno zampino alieno nello squalo luminoso?

Facciamo due calcoli: all'incirca due anni fa avevo previsto gli squali luminosi, anche se per altri motivi, e poi... da alcuni mesi sto lavorando sul romanzo in cui considero l'arrivo degli alieni "La trattativa.
Ma io non so nulla come non so cosa potrebbero fare quelli lì. Colorare degli squali? Bah, potrebbero. Come potrebbero anche diventare presidenti degli USA. O è già successo?


2018 © claudio di manao 
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5 feb 2021

il club dei 100


"...mentre nei remoti altipiani andini si combatteva una guerra contro la coltivazione di un paio di piante, sopra e sotto il livello del mare le didattiche subacquee internazionali combattevano l’uso ricreativo del gas più abbondante nell’atmosfera: l’azoto.

Il GAV aveva da poco smesso di essere uno strumento del demonio, il Nitrox non aveva ancora fatto il salto di specie dal subacqueo tecnico al ricreativo, e sulla narcosi circolavano fantasiose teorie.
 
La vicinanza del deserto, grande ispiratore dell’umanità, favorì a Sharm el Sheikh, Egitto, la fioritura di un nutrito gruppo di filosofi. E la nascita di un famigerato Club, la cui storia val la pena raccontare..."

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