Mentre il quadro della tragedia alle Maldive è sempre più a fuoco dal punto di vista tecnico, restano tante domande sulle dinamiche umane. Sul lato umano la comunità dei subacquei interviene mostrando la sua alta statura morale.
"Sai nulla di cosa è successo alle Maldive? Cinque sub dispersi in una grotta a -50 metri"
Il WhatsApp è di un amico subacqueo e giornalista. Lo shock innesca una serie di contatti. Il primo è per un'amica che lavora per Albatros Top Boat. Non voglio notizie, voglio sapere se sta bene. Mi conferma che quella era la crociera scientifica.
"Sono devastata, mi dice. Sul piano umano, personale, professionale... devastata. Li conoscevo tutti. Persone meravigliose."
Le ipotesi sono tante, ma restano nelle conversazioni private. Una cosa del genere, tutti e 5 i subacquei, te la spieghi facilmente con un avvelenamento da CO, monossido di carbonio, ma l'ipotesi va a cozzare con gli standard di Albatros. E supporre che QUEI subacquei, in quanto esperti abbiano fatto una cazzata gigantesca, come spesso accade con i subacquei esperti, cozza con i loro profili professionali. Conosco bene i subacquei ricercatori, sono scrupolosi nella conduzione delle immersioni quanto lo sono nel raccogliere e nell'analizzare i dati. La stampa si sofferma su un dato; le immersioni alle Maldive sono vietate oltre i 30 metri e loro non avevano l'autorizzazione. Invio un messaggio a Cristian Pellegrini di
Dan Europe, che replica:
- La segnalazione di incidente e richiesta di assistenza è arrivata alla mia vicina di postazione. C'è qualcosa che non torna. Lo sappiamo benissimo che a volte sforano il limite dei -30 ma in genere di poco e questa è una grotta a -50 metri."
Chapeau.
Non c'è niente di peggio di inventarsi teorie quando non ci sono dati. Fa male alle vittime, ai loro cari, all'informazione.
Muore un subacqueo delle Forze Armate Maldiviane nel tentativo di recuperare i corpi.
E ci risiamo.
Durante il tentativo di salvataggio
dei ragazzi in una grotta thailandese allagata un ex subacqueo della Marina Thailandese fu l'unica vittima. La triste spiegazione è che i militari non sono preparati per affrontare compiti del genere, sono tutti sicuramente ben addestrati ma per altre missioni.
Entra in campo Dan Europe
Per il quale mi pregio di scrivere. Dan Europe in tempi record organizza il miglior team reperibile in Europa (e probabilmente nel mondo) che risponde subito, per recuperare le vittime. I parenti hanno diritto a un luogo dove piangerle e la scienza subacquea ha bisogno di sapere
perché. Ha bisogno di sapere cosa stavano davvero respirando, perché non siano riusciti a tornare in superficie.
A chi si occupa di sicurezza non interessano le colpe, interessa che non accada mai più. Il team finlandese, tutti membri Dan Europe, si offre gratuitamente di recuperare i corpi dei quattro subacquei italiani. Sui social emerge una teoria: i subacquei sono stati risucchiati. Da un atollo puoi essere espulso, anziché risucchiato. Le onde vanno a colmare una laguna o un blue - hole e la corrente ti spinge inesorabilmente fuori.
E il team finlandese conferma che la corrente all'interno del sistema è minima.
Solo le GoPro ed i computer ci diranno cosa è veramente successo lì dentro.
Resta una domanda: cosa ci facevano cinque subacquei esperti all'interno di una grotta a quella profondità con delle 12 litri e senza filo d'Arianna? Ma soprattutto: perché sono entrati?
Ti porto dove non è mai stato nessuno
Questo potrebbe essere il primo passo verso la tragedia, una apparentemente innocua violazione delle regole. Sono stato guida subacquea per tanti anni e conosco bene certi meccanismi. Quando ti trovi al seguito subacquei veramente esperti cui vuoi bene, non vedi l'ora di renderli partecipi di un tuo segreto. Possono essere le immersioni vietate, come Turtle Beach ed il suo tappeto di nudibranchi, come i mezzi corazzati di Ras Pete, gli archi di Thomas Canyon a Sharm el Sheikh, come il 'sarcofago' di Elphistone Reef. Da effettuarsi di straforo con 12 lt in aria. Ce ne sono migliaia di immersioni vietate e pseudo-segrete nel mondo. Fa parte del nostro mondo dove finché va bene ed i clienti sono contenti è tutto OK. Ma a volte arriva il conto.
Per una immersione in una zona vietata rischi gli arresti.
Per una immersione vietata dagli standard di sicurezza subacquei rischi la vita.
Ritengo sia questo lo scenario umano più plausibile. Ma non basta.
Tu, con 5000 immersioni, una 12 litri sulle spalle, senza filo d'Arianna, non penetri fino un fondo una grotta che non conosci a -50 metri.
Se la penetri fino in fondo è perché qualcuno s'è ficcato là dentro. Uno dei sub (una madre?) è andato a recuperare qualcuno/a. E gli altri dietro. Si alza il sedimento e l'uscita non è più così chiara.
Ci riesce la guida, ma poi si accorge di essere da solo. Torna indietro, li cerca, non li trova ed esce di nuovo dalla parte giusta ma ormai è troppo tardi anche per lui.
Questo, purtroppo è uno scenario noto, uno scenario che ha già fatto piangere innumerevoli famiglie negli incidenti in grotta.
Non biasimateli.
Hanno fatto errori grossolani ma hanno cercato di aiutarsi l'uno con l'altro.
Io qui vedo il cuore di una madre,
O di chiunque abbia a cuore un buddy, compagno d'immersione.
Perdite pesanti.
Scriverne e ragionarne è faticoso. E pesante. Non solo sul piano umano ma per la ricerca scientifica, per l'ambiente marino, per le giovani speranze, per una docente e ricercatrice e ambientalista dalla carriera consolidata. Vite insostituibili cancellate in un colpo. Tra le donne ci sono una madre e una figlia. Possiamo soltanto immaginare un dolore del genere?
I rescuer finlandesi.
Ne abbiamo di rescuer italiani. Uno è Gigi Casati, un esploratore di grotte sommerse che ha recuperato decine di vittime. Questo per dirvi che gente con il cuore e le capacità abita anche in Italia. I subacquei finlandesi sono stati i primi a rendersi operativi come team. Ci hanno dato un grande lezione umana e professionale. Non hanno chiesto compensi. Sono andati nella grotta maledetta, l'hanno mappata, hanno trovato le vittime, sono tornati con i corpi e hanno steso una relazione professionale. Senza clamori da parte loro, senza dichiarazioni eccessive. Hanno ringraziato il DAN, l'amabasciata italiane e le autorità delle Maldive, quando dovremmo essere noi a ringraziare loro.
Un understatement che in Italia hanno dimenticato in molti.
Tranne la comunità subacquea, e questo voglio dirlo.
In fondo c'è una foto che ho scattato giorni fa in un parco botanico.
I colori e la composizione mi ricordavano un reef.
Vorrei dedicarla a tutti, vittime ed eroi di di questa tragedia.
Monica Montefalcone
Giorgia Sommacal
Muriel Oddenino
Gianluca Benedetti
Federico Gualtieri
- Subacquei.
Mohamed Mahudhea
- Rescuer delle Forze Armate delle Maldive.
Sami Paakkarinen
Jenni Westerlund
Patrik Grönqvist
- Il team finlandese coordinato da Dan Europe