10 lug 2018

speleo-sub volontari civili - chi c'è dietro al thai cave rescue



Quella che passerà alla storia come la più grande operazione di salvataggio speleo-sub è stata guidata da volontari britannici, cui si sono aggiunti civili da altri paesi.


Sin dall’inizio avevo nutrito qualche perplessità sull’enfasi posta dai media sui ‘Navy Seal’. Quello di Tham Luang cave è un lavoro da speleo-sub, non da militari che, per quanto duri e ben addestrati, in quell’ambiente non hanno l’esperienza di un cave-diver della protezione civile o dei vigili del fuoco. O di un assiduo frequentatore di cenotes.

Scopro così che alla guida delle operazioni ci sono 6 volontari britannici, coadiuvati da altri cave-divers provenienti da mezza Europa, tutti civili, tutti volontari.
Si sono presentati dicendo: “So come ci si muove là sotto, sono venuto a dare una mano”.

Alla testa delle operazioni ci sono John Volanthen e Rick Stanton, contattati dal British Cave Rescue Council. John Volanthen, è consulente informatico di Bristol, Rick Stanton, è un ex vigile del fuoco della Midlands. Loro due hanno trovato i ragazzi e il loro allenatore intrappolati in una sacca d'aria per chilometri nel sistema di grotte. 

Robert Harper, 70 anni, un veterano esperto di speleologia del Somerset, ha supervisionato le operazioni.

Chris Jewell e Jason Mallison del Cave Diving Group si sono aggiunti al team. Mallison aveva precedentemente salvato sei speleologi britannici dal sistema di grotte di Cueva de Alpazat, in Messico.

Tim Acton, ex commercial-diver dell’Essex, ora gestisce un centro subacqueo in Tailandia. È stato all'interno del sistema di grotte più volte durante l'operazione e si è occupato della logistica, di piazzare bombole di rifornimento, gestione delle  tappe e delle sagole. Gli è stato affidato il comando di 55 Navy Seal della marina thailandese.

Saman Gunan, il subacqueo che ha perso la vita nel #ThaiCaveRescue era di fatto un volontario civile essendosi congedato dai Thai Navy Seal da qualche anno..

Se questo salvataggio passerà alla storia per il numero dei volontari, tra cui una vittima,  e le difficoltà affrontate, lo farà anche per due altri motivi: i grandi passi compiuti nella tecnica e nella tecnologia subacquea, ma soprattutto per la solidarietà offerta da subacquei volontari, che hanno rischiato la loro vita in corsa contro il tempo in un ambiente da incubo senza aspettarsi nulla più di un semplice ‘Grazie.’

Aggiornamento:

sul sito della BBC, a questo linkhttps://www.bbc.com/news/world-asia-44761821 i nomi di altri cave-diver volontari, europei canadesi e australiani.




Se ti piace questo scritto potrebbero piacerti i miei libri:
l'ultimo è Io sono il Mare, e parla proprio di volontariato, ma per l'ambiente






28 giu 2018

subacquei arrugginiti: 10 regole per affrontare l'estate


I subacquei veramente allenati a marzo erano in Sudan, a rincorrere squali martello in quel di Angarosh Reef, o hanno cercato invano il Sardine Run in Sudafrica maggio. Oppure hanno la stagna, e l’hanno usata durante l’inverno al lago, o davanti gli alberghi chiusi lungo le coste liguri. Se non hai fatto nulla di equiparabile alle azioni sopracitate, hai bisogno di qualche consiglio per affrontare l’estate.

1- Le mute umide (ma a volte anche le stagne) durante l’inverno si ritirano. Non ce la farai mai a dimagrire nel breve tragitto che ti separa da Sharm o da Santa Margherita Ligure. Se sei ottimista ti deciderai a affittarla invece di comprarne una nuova. Sii consapevole che l’ottimismo di questo tipo può perdurare molti anni.

2- Le batterie del computer seguono la legge di Murphy: 1) tenderanno a ricordarti che sono state trascurate proprio durante l’immersione; 2) non esistono rivenditori di quel tipo di batterie nel posto in cui andrai in vacanza.
Comprale finché sei sicuro di trovarle.

3- La cassettina gialla della Pelikan col tuo amato kit del subacqueo intelligente è dove l’avevi messa tu. Elencare urlando il suo prezioso contenuto di cinghioli di ricambio, tubicino di silicone, set di o-ring, set di brugole, adattatore DIN, servirà solo ad alimentare la tua frustrazione. Controlla in fondo alla scatola di plastica dell’Ikea che sta sotto il vecchio registratore a bobine, oppure sotto i pacchi delle mattonelle del bagno. È lì. Se non la trovi, prova tra gli articoli da campeggio.

4- L’idea che qualche insetto sgradevole abbia messo su casa nel secondo stadio dell’erogatore, nel tuo caso non è un’idea balorda. Non aspettare di attaccare il primo stadio a una bombola per soffiare via l’intruso. Controlla il boccaglio prima d’imbarcarti per l’estero. Ogni scarafone appartiene al suo habitat: potrebbero accusarti di aver introdotto clandestinamente una specie aliena.

5- Non c’è niente di male nel cominciare con un’immersione facile. Non è scritto da nessuna parte che nelle immersioni facili non ci siano attrazioni. Se non vuoi essere tu l’attrazione per il tuo gruppo, evita l’immersione impegnativa come primo approccio. Sono certo che rubare la scena al branco dei martello vale più punti di un bel selfie su Istagram, ma i subacquei in acqua con te potrebbero non essere della stessa opinione. Tantomeno la guida.

6- I tuoi figli, che hanno percorso lo stesso iter didattico e le stesse pause di pigrizia, una volta in ammollo andranno meglio di te. Non arrabbiarti se il diving li spedisce a visionare relitti e banchi di pesce in corrente, mentre tu resti a guardare le sogliole per un paio di giorni. Cerca un nudibranchio o un anemone, ce ne sono sempre.

7- Cinque immersioni al giorno sono troppe anche per una guida safari. Fanne due, massimo tre. E sarai in pace con le tue orecchie, con il tuo azoto residuo e con il tuo dispendio energetico. Anche la guida sarà felice di non rincorrerti su e giù, per gli stessi motivi.

8- Il controllo dell’assetto è dote innata fino all’età di 12 anni. Oltre quell’età richiede allenamento costante. Se sei un profondista accanito, e non puoi fare a meno di sprofondare negli abissi, prima di prenotare la tua vacanza accertati che ci sia una camera iperbarica attiva nelle vicinanze.

9- L’iscrizione al DAN non è a vita: va rinnovata anno per anno.

10- Sii felice: il tuo brevetto non scade mai! Le tue capacità sott’acqua invece sì.


NB: Anche se seguirai tutte queste regole il tuo erogatore andrà in flusso continuo davanti a tutti non appena monterai l’attrezzatura. Lo farà anche se l’hai appena revisionato.


Se ti piace questo scritto potrebbero piacerti i miei libri:
puoi cominciare con Figli di Una Shamandura, parla anche di subacquei sfigati.



19 giu 2018

la guerra al pesce allucinogeno

pesce coniglio allucinogeno
Hallucinogenic Rabbit Fish - in collaborazione con Salvador Dalì

‘La Guerra Contro gli Chtorr’ di David Gerrold narra di una subdola colonizzazione extraterrestre: gli alieni (ovviamente mostri antropofagi) lentamente infiltrano sul nostro pianeta un intero ecosistema. A poco a poco innumerevoli specie aliene trasformano la Terra in qualcosa di estraneo, di psichedelico.

Inquietante, vero? Nel Mediterraneo orientale sta succedendo la stessa cosa. Le acque sono limpide e lo scenario sottomarino è stranamente brullo e spopolato. La prima cosa che viene in mente è: siamo al cospetto di un nemico invisibile?
Il pesce coniglio (un Siganide) è tutt’altro che invisibile: raggiunge i 25 centimetri di lunghezza, bazzica le acque costiere poco profonde, adora brucare le rocce ricoperte di alghe e le praterie di posidonie. Non viene dallo spazio, viene dal Mar Rosso attraverso lo stretto di Suez, e ha scoperto anche lui, come il pesce leone e centinaia di altre specie clandestine animali e vegetali che... in un nuovo ambiente senza nemici naturali, si sta da dio.


Da quando il pesce coniglio e soci si sono intrufolati nel Mediterraneo hanno iniziato a sparire quelle alghe che offrono riparo ad avannotti, molluschi, crostacei ed altri esserini. Brucando vaste aree di habitat tridimensionale il dentuto erbivoro ha condannato innumerevoli altre specie. Dalle coste turche alla Tunisia, dalla Sicilia alla costa Azzurra, ma anche in Croazia, il pesce coniglio ringrazia sentitamente per il riscaldamento globale. Gli omonimi mammiferi ringraziano ancora i coloni australiani. Rinfresco le nozioni per il vostro prossimo Bartezzaghi: l'icona di tenerezza che ha cambiato la faccia all'Australia (parola di otto lettere) in quel nuovo habitat si è riprodotto a dismisura, causando il più grosso casino ecologico della storia umana prima del petrolio.

Mangiamo gli alieni. Per risolvere la  questione alcuni abitanti delle zone infestate, ai Caraibi come nel Med, hanno pensato che potremmo nutrirci dell'invasore. Poco importa se il pesce coniglio e il pesce leone (l'Attila dei Caraibi) sono muniti di spine velenose. Quel veleno lì perde il suo potere dopo la cottura. Qualche subacqueo ricorderà che i veleni proteici sono termolabili. Quindi basterebbe stare attenti a manipolare i pesci prima della cottura, e il gioco è fatto. L'altra notizia (buona o cattiva dipende dai punti di vista) è che qualche altra sostanza resta. Ci sono stati alcuni casi di avvelenamento molto, molto sospetti.
Tra i sintomi: le allucinazioni. Non è ancora chiaro se si tratti di ‘Ciguatera’, la nota intossicazione da ciguatossina che viene da un’alga, o meno. Ma c’è già chi parla di DMT, il potente allucinogeno celebrato dai guru psichedelici degli anni ’60 alla Terence McKenna e da remote tribù dell'Amazzonia.






Il DMT è il principio attivo dell’Ayahuasca (su Wikipedia trovate tutte le dritte su cos’è e come prepararla) un’erba usata dagli sciamani Yanomami, i leggendari Uomini Giaguaro. Ebbene, secondo voci insistenti pare che i pesci coniglio sintetizzino questo allucinogeno dalle alghe molto più efficacemente degli sciamani della foresta. 
Di questa notizia, ovviamente tutta da confermare, saranno felici ai vari fullmoon party, ma soprattutto al Burning Man, il mega-meeting psichedelico che si tiene ogni anno nel deserto del Nevada. Al Burning Man, si vocifera, partecipano Elon Musk, Larry Page e i altri guru della Silicon Valley. Rigorosamente in incognito e in tende extralusso da milioni di dollari.
Guardatevi bene qui sotto di cosa si tratta, vi intrigherà anche se siete astemi e girate in tre pezzi tutto il giorno. Il pesce coniglio potremmo spedirlo lì (o portarlo con noi) a tonnellate. Sempre che le autorità locali chiudano un occhio anche sugli alimenti importati, come fanno con quasi tutto il resto.




Ora torniamo un attimo a Gerrold, e alla sua saga ‘La Guerra contro gli Chtorr’.
Ne ‘L’anno del massacro’ il protagonista, osservando le campagne americane trasfigurate dagli invasori, sembra arrendersi alla crudele perfezione psichedelica di quel nuovo ambiente, con lo struggimento di chi sta perdendo per sempre tutte le sicurezze del mondo in cui è nato.
La metafora col nostro caro vecchio Mediterraneo ci sta, tutta intera.

Cosa dobbiamo aspettarci. Non possedendo palle di vetro attendibili ho interpellato Rob Brezsny, il più grande oroscoparo vivente, chiedendogli di fare un oroscopo (dei suoi) non per segno zodiacale, ma per gli abitanti di una certa regione del pianeta. Lui ha risposto così:
“Caro Abitante del Mediterraneo, il cambiamento del tuo mare ti renderà triste e nostalgico. Nutrendoti del nuovo invasore sfiderai la tua visione statica delle cose. Forse non riuscirai a ripristinare tutto com’era, ma avrai una nuova visione del mondo attraversando le porte della percezione.”

Dimenticavo:eccovi la foto del coniglio che potreste incontrare con più probabilità, il Siganus luridus.

siganus luridus pesce coniglio
Siganus luridus - Foto: Massimo Boyer


Attenzione: Prima di mangiarlo (e di andare nello spazio) non dimenticate di segnalare la sua presenza all'Ispra!
su questa  pagina web:
http://sma.sinanet.isprambiente.it/sma/ispra-sma
oppure tramite questa app da scaricare:
http://sma.sinanet.isprambiente.it/sma/ispra-sma/documentazione/app-per-android-per-la-segnalazione

per saperne di più




18 mag 2018

bass rock, le galapagos in europa


Se vi capita di andare in Scozia da qui a settembre, sappiate che dalle parti di Edimburgo la natura mette in scena uno spettacolo imperdibile, degno delle Galapagos. David Attenborough, icona BBC, lo ha definito ‘Una delle dodici meraviglie naturali del pianeta’Mi ha portato lì Franz, ad agosto dell'anno scorso. Non finirò mai di ringraziarlo per avermi mostrato Bass Rock, con la sua colonia di 150.000 sule, Morus bassanus, in piena attività e per avermi fornito una documentazione preziosa, quasi introvabile.
Ne uscirono un articolo e delle foto, pubblicate dal Corriere del Ticino, ma su carta stampata. Ora il resoconto di quell'esperienza e qualche notizia su questo splendido uccello marino è disponibile per tutti su ImperialBulldog, una delle testate per le quali scrivo. Se ancora non la conoscete, vi presento una chicca dell'editoria online, pubblicata con amore. E con molta competenza.

ecco il link, buona lettura
https://www.imperialbulldog.com/2018/05/17/sule-e-quella-vecchia-ruggine-con-luomo-che-pesca/

10 apr 2018

operazione blu pulito - quando l'acqua non ha confini



Se c’è un aspetto del Lago  Ceresio che confonde, è la distribuzione dei suoi confini. Le sue sponde diventano italiane e svizzere a intermittenza. A terra le dogane marcano il territorio, ma dall’acqua è quasi impossibile capire dove inizia l’Italia, dove finisce la Svizzera. Qui, come in pochi altri luoghi al mondo l’acqua dimostra di essere un bene che non conosce frontiere. 

La pulizia del Ceresio, ovunque si trovi la sponda, è sempre una festa con subacquei da entrambi i Paesi. A Porto Ceresio la festa e la mobilitazione grazie all'impegno di GoDiving sono state imponenti. C’era Seashepherd, c’erano ON e Spazzatura Kilometrica con Max Laudadio in persona, c'era As.Fo.Pu.Ce, Associazione Fondali Puliti Ceresio, e molti altri. Il DAN e ScubaPortal hanno dato il loro patrocinio. Tantissimi  i subacquei e i volontari di terra, muniti di guanti gentilmente offerti dagli organizzatori.


Per conservare bisogna conoscere, e spesso le specie chiave non sono quelle che incontrano i favori del pubblico. Nicoletta Riccardi, ricercatrice del CNR, ha rimarcato questo giusto approccio durante la conferenza: “Laghi e mari: conoscerli, tutelarli”, sabato sera, mostrandoci una ‘star’ in via d’estinzione ma con meno sex appeal dei panda e dei cetacei: una cozza, la cui scomparsa potrebbe scatenare un effetto farfalla nelle acque dei nostri laghi. Poi Nicoletta è sparita, si è dileguata come fanno i biologi quando hanno campioni appena prelevati che li attendono in frigorifero. A concludere, la presentazione di Seashepherd. 


In onore di Seashepherd i ristoranti locali hanno offerto piatti vegani. Il loro non è un veganesimo da setta integralista, è un messaggio, un invito a riflettere e un codice di comportamento da assumere ogni volta che gli attivisti vestono le insegne. 

L’acqua era veramente fredda, otto gradi e non c’era il sole. Stefano, subacqueo svizzero era giù con la muta umida. Mi passa davanti sbuffando, mentre sono lì all’asciutto con il secchio in mano pronto a recuperare detriti. “Sì… un po’ di freddo” mi dice dall’acqua, “ma non importa, spero che ci sia un bar qui vicino.”
Ho sentito un paio di italiani dire ‘qui in Svizzera’. Forse venendo a Porto Ceresio non s’erano resi conto di aver attraversato due dogane. È una zona dei confini labili, come l’acqua. L’acqua è forse l’unico bene (dopo la birra) che non conosce frontiere e che accomuna tutti. 
La raccolta è stata ingente e mostrata sullo splendido lungolago ai passanti esterrefatti. Speriamo che il messaggio sia passato e, come recita il comunicato di GoDiving, "che sia realmente arrivato a chi deve evitare di inquinare"



Per approfondire leggi qui sotto il comunicato stampa di GoDiving

4 apr 2018

l'importanza della birra nella subacquea




Quanto è vero che la PADI è nata davanti a una bottiglia di scotch, nella subacquea sin dai tempi di Cousteau si beve. Possibilmente mai prima delle immersioni, a volte durante, sicuramente dopo. A parte pochi elementi come Alberico, lo zappatore nero di Pozzobuio, i subacquei sono animali sociali e socievoli, si radunano volentieri al bordo di un bancone da bar, di un tavolo di ristorante, meglio ancora intorno alla fiamma di un barbecue, meglio se su una spiaggia, possibilmente esotica o deserta.



Ma cosa sarebbe la socialità dei subacquei se non ci fosse la birra che li unisce? I racconti delle immersioni sarebbero così coloriti ed interessanti? Gli squali supererebbero mai il metro e mezzo di lunghezza? Usciremmo vittoriosi da pericolosissimi impigliamenti all’interno dei relitti?
Quella della birra è una magia antica di 6000 anni che ci riporta alle sponde del Mar Rosso e del Mediterraneo, quando i più grandi produttori di birra non erano i tedeschi, ma i faraoni dell’antico Egitto. Ramsete Secondo è stato il più grande birraio dell’antichità, con una produzione di centinaia di migliaia di barili all’anno. Veniva somministrata agli schiavi per sopportare le fatiche. Gli ottimi risultati di questa politica sono ancora sotto gli occhi di tutti.
Bere prima dell’immersione è molto pericoloso. Per una serie di fatti scientifici che non sto a spiegare certe sostanze raggiungono un’alta concentrazione durante l’immersione: insomma, è come se beveste di più. Non solo un innocente bicchiere di bavarese chiara e poco alcolica potrebbe ubriacarvi da solo, ma potrebbe decuplicare gli effetti narcotici… Ooops, sono partito col piede sbagliato. Qualcuno potrebbe leggerci un aspetto molto ricreativo! Riformulo.
L’alcol fa alcune cose bruttine all’organismo del subacqueo in immersione. Fa entrare l’azoto a braccia aperte, e poi se lo coccola per bene, così bene che non vorrebbe farlo più uscire.
I risultati li conoscete già. Se non li conoscete non c’è nessun male, ma non immergetevi oltre gli otto metri in acque calde, oltre i quattro in acque fredde.
Non dovremmo bere neanche dopo, l’immersione. Ma non si può tirare tropo la corda. Ci vuole buon senso. Una birra in mano con ancora la muta addosso è una balordaggine anche per i tipi come me.
La birra (dopo l’immersione) è un’ espressione culturale. La birra è rock, è party time, è da bancone orizzontale, dove l’interlocutore totemico è un silenzioso barman che spilla, dove un CD o un Trainer sono sullo stesso piano di un Open. La birra è un rituale senza sacerdoti. La birra Stella, in Egitto, è una birra capace di mille sorprese. Senza la birra anche la subacquea in generale sarebbe striminzita, come gli squali. Senza la birra le storie di Figli di una Shamandura non sarebbero state possibili. Tantomeno pubblicate.



Adesso qualcuno si domanderà : ‘Ma c’è davvero chi beve birra sott’acqua?’ La domanda giusta è:
Come si fa a bere birra sott’acqua?
Prendete una bottiglia formato peroncino: 25cl - non azzardatevi con il formato ‘grande’ da 66, a meno che non vogliate condividerla – e stappatela sott’acqua ad una profondità dove non potete farvi male, né coi vetri né col cervello. Sdraiatevi sul fondo e mettetela col collo verso il basso e insufflate aria nel collo. Tappatela col pollice. Mettetevi in piedi sul fondo e avvicinatela alle labbra. Rilasciate il pollice-tappo. Vi arriverà un getto di schiuma, di birra e di acqua salata. WOW! Ripetete l’operazione. Se non siete più che esperti evitate di farlo in assetto neutro.

- Disclaimer: questa pratica non aumenta né il livello tecnico né la sicurezza durante l’immersione, e non è consigliata da nessuna delle maggiori didattiche.




questo articolo è stato pubblicato su ScubaZone#36


12 mar 2018

Effetto Sylvia Earle all'EUDI


Se c’è qualcuno sul pianeta che ha a cuore il mare, sono i subacquei. Gli scubadiver intendo, quelli con le bombole.Vivere del mare senza prendere nulla, se non emozioni e fotografie, è il fulcro della Blue Economy.

All’EUDI 2018 s’è sentito l’effetto Sylvia Earle.  Mai come quest’anno si è visto tanto impegno per l’ambiente marino. Nella scorsa edizione l’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee invitò a Bologna dagli Stati Uniti Sylvia Earle per consegnarle il Tridente d’Oro, e il suo ‘speach’ ancora me lo ricordo, quasi a memoria tanto era semplice ma potente.

Quest’anno ambiente marino e citizen science hanno avuto molto più spazio. Chasing Coral, un film paragonabile a ‘Una scomoda verità’, è stato proiettato ogni giorno, sono stati sul palco a ripetizione progetti come Clean Sea Life, Manta Trust, Reef Check, Green Bubbles, e SeaSentinel 

Ma il ruolo determinate l’ha assunto, secondo me, la PADI. Durante il Members Forum si è parlato più a lungo di Project AWARE, conservazione marina e citizen scienze che della nuova piattaforma interattiva per membri e iscritti.

“Eravamo i primi nel pianeta, ora vogliamo essere i primi per il pianeta” ha detto Fabio Figurella. 
Una posizione che non lascia dubbi sulla strada imboccata già da tempo col Project AWARE e ora sposata come vera e propria ‘mission’. Non che le alte didattiche siano meno sensibili al problema, ma una posizione così forte presa dalla più grande didattica del mondo è determinate. È destinata a generare una cascata trofica.

Il discorso più toccante l’ho ascoltato proprio al PADI Memebers Forum. L’ha fatto il professore di un liceo. I suoi ragazzi avevano partecipato al progetto ‘Sea Sentinels’, del Marine Science Group dell’Università di Bologna, e sono stati premiati per il numero dei dati raccolti. Il professore parlava dell’emozione che si prova quando si va in mare con i ragazzi, e di quanto un progetto di citizen science ti coinvolge. Parlava con quello stupendo accento emilano, dell'emozione e del divertimento e della gioia di poter fare qualcosa per il futuro.








10 feb 2018

il mio primo webinar! - vi aspetto in diretta in rete



Tutti dicono che parlare con un computer invece che col pubblico faccia un effetto strano... Lo scoprirò Venerdì 16 febbraio, quando terrò un webinar sul mio ultimo libro e altri argomenti, un evento organizzato da PADI EMEA.
In questo incontro parlerò (con un computer) dei miei vagabondaggi di istruttore subacqueo, dell'ambiente marino, ma anche di come si scrive un libro di subacquea. Parlerò soprattutto di Io Sono Il Mare, il mio ultimo lavoro dalle tematiche fortemente ambientaliste, ma anche delle paure e delle le resistenze di molta gente nei confronti del mondo sommerso, di quel giardino dell'Eden che ancora si apre sotto la superficie e che rischiamo di perdere proprio perché siamo ancora in pochi a conoscerlo e apprezzarlo. 
Alla fine della presentazione potrò rispondere a tutte le domande che mi farete via web. 

Nonsolo-i-PADI, tutti possono accedere registrandosi al seguente link:

webinar: https://attendee.gotowebinar.com/regist…/8148617401452256001

Il mio protagonista e coautore, Thomas Canyon sarà al mio fianco. Se lui riesce a far vincere alle persone claustrofobia e terrori atavici del profondo blu, riuscirà a farmi superare lo strano disagio di parlare con un computer. 

Mandate dei segnali, a me e Fabio Figurella, Regional Manager PADI, per farci sapere che ci siete, in carne, ossa... e azoto residuo!
https://www.facebook.com/mammapadi


Io e Fabio vi aspettiamo numerosi, venerdì 16 febbraio 2018 alle 19:00 
 #gogogo #iampadi #padi4change #bebestbepadi!

Claudio

30 gen 2018

il protagonista misterioso degli abissi


Fuori è una bella giornata, il cielo è limpido ma nella sala conferenze del museo almeno un centinaio di persone hanno scelto di assistere a uno spettacolo insolito: quello degli scienziati che ci spiegano la strana sostanza dei loro lavori.

Rudolf Stockar è il responsabile degli scavi di Monte San Giorgio, una delle miniere di fossili marini più importanti al mondo. I suoi tesori sono disposti su cinque strati depositatisi nel Triassico medio nell’arco di circa dieci milioni di anni. Le immagini al microscopio ci mostrano che i sedimenti sono stati cementati tra loro e intorno ai fossili da una strana colla. Una bio-colla, per l’esattezza. L’hanno creata i batteri.

Siamo nel mondo de ‘Il quinto giorno’ capolavoro di Frank Schätzing, dove l’umanità intera scopre che gli abissi sono dominati da esseri monocellulari, quali sono i batteri. Sono loro i protagonisti misteriosi e innominabili di ‘Abissi’, il leitmotiv  fortemente voluto da Beatrice Jann, biologa marina, ricercatrice, per questa edizione di Mondi Sommersi. Un tema che, se rivelato all’inizio avrebbe forse spaventato o destato scarso interesse nel pubblico ‘meno scienziato’. Un inganno ben riuscito, perché d’abissi s’è parlato. Ma anche di esplorazioni spaziali, fossili, laghi alpini. 

Tomaso Bontognali, lavora per Exo-Mars 2020. L’animazione della sonda che raggiungerà Marte nel 2021 scorre sullo schermo. L’attrezzo dopo nove mesi di viaggio perforerà la superficie del pianeta rosso con una specie di trapano alla ricerca di tracce di vita batterica. Esaminerà la superficie marziana da 70 a 200 cm di profondità, dove le radiazioni e i gas tossici forse hanno lasciato intatto il ricordo di una vita sul pianeta. Cercherà fossili microbici, biomarcatori e sedimenti tipici del microbial mat, il tappeto microbiale che si trova, sul pianeta Terra, soprattutto negli stromatoliti.



Stefano Bernasconi, professore di Biogeochimica al politecnico di Zurigo, per qualche verso (non me ne voglia, parlo di uno dei miei scrittori cult) mi ricorda fisicamente Douglas Adams. Ha lo stesso piglio ironico all’inglese e ci mostra mondi fantastici. Visitare gli abissi oceanici è come visitare pianeti di altre galassie. Ci presenta il mitico Alvin, batiscafo per la ricerca, e ci spiega un po’ come si vive a bordo sia di Alvin che delle navi da ricerca, dei vari ‘battesimi’ celebrati a suon di secchiate d’acqua e avanzi di cucina da lanciare sull’iniziato dopo il primo viaggio negli abissi. Ma soprattutto ci presenta le fumarole, questi veri  e propri crogioli di vita allineati al limite delle placche continentali. E della vita stessa. Lì intorno l’acqua può raggiungere facilmente i 400° centigradi ma non evapora per effetto dell’immensa pressione. In mondo buio, bollente e con una pressione che schiaccerebbe un sottomarino nucleare classe Typhoon come una lattina di birra, vermi e batteri si aggrappano alle fumarole metabolizzando alimenti inorganici e traendo energia non dall’ossigeno o dalla luce, ma dal calore.



Un mondo alieno. Ma anche molto instabile; temperature e elementi chimici creano continuamente nuovi composti, e le fumarole si accendono e si spengono secondo il capriccio delle placche continentali. Ma in quel mondo alieno c’è chi ha visto un guadagno, dallo sfruttamento del calore a quello dei minerali.
Siamo di nuovo nel mondo de ‘Il quinto giorno’, dove la manipolazione degli idrati di metano negli abissi crea una catena di eventi oltre la portata dell’essere umano, e dove i batteri (come in Mondi Sommersi 2018) sono i protagonisti. Vogliono estrarre minerali e petrolio dal fondo del mare e c’è chi cerca di proteggerlo, ma operare una nave per la ricerca scientifica come Joides Resolution costa 150.000 dollari al giorno. Sto per far partire la solita polemica sui fondi alla ricerca. Mi fermo. L’avventura di Caslano è stata altra roba. Ho scoperto cose emozionanti. Prima di Mondi Sommersi 2018 ero rimasto alla circolazione termoalina, cioè la circolazione delle correnti oceaniche che generano un ricambio totale ogni 500 anni. (Illuminate il film di Bortoli, Boyer, Jop: The Trip: Il Viaggio)



A Caslano scopro che c’è un’altra circolazione: quella delle fumarole. Si stima che in 10 milioni di anni le fumarole abissali riciclino tutta l’acqua degli oceani. Si parla dell’instabilità, prerogativa dell’evoluzione e della vita stessa. Rivelazioni del genere mi emozionano profondamente, mi sento come al cospetto di una Pietà di Michelangelo. Tra un intervento e l’altro le immagini subacquee di Franca e Mauro Bernasconi sfilano ipnotiche, con musica e voce fuori campo, di una bellezza indicibile.


Cristiana Barzaghi è un biologa e animatrice. Ha costruito una rana pescatrice. L’ha fatta trafficando a lungo su un casco da motociclista, apponendo denti, pinne, occhi e una specie di abatjour che pende come esca luminosa. L’ha fatto per i più piccoli, per coinvolgerli in quello spettacolo a volte pauroso che è il mondo degli abissi.
Mauro Tonolla, Samule Roman e Cristina Fragoso-Corti ci mostrano delle ampolle colorate. Contengono i batteri del lago Cadagno, dove un paio di volte sono andato in mountain-bike. Avevo esplorato il caseificio dove fanno il Piora, un formaggio da venerare, ma non m’ero mai immerso lì. Scopro che ogni strato di quel lago dalle condizioni estreme ha un colore determinato dai batteri che lo abitano. I batteri vanno in scena su un tavolo, rinchiusi in ampolle rosa, magenta, verde e petrolio, oppure nei vetrini sotto il microscopio. Il buffet offerto dal Museo per chi si attarda fino all’ultima presentazione è una pausa tra un tempo e l’altro dello show. Sembra di stare a teatro, con gli scienziati che si esibiscono dal vivo su un unico tema.

La natura è l’opera più grande. Non c’è bisogno di cercare un artefice, è lì chiunque l’abbia fatta. Esserne testimoni e interpreti è il nostro privilegio di esseri senzienti. A Caslano abbiamo celebrato i batteri, la forma di vita predominante sul nostro pianeta e chissà, forse altrove. Bisogna farcene una ragione. Speriamo solo di non farli incazzare, come ne ‘Il quinto giorno’.


Titoli di coda

Relatori/animatori
Cristiana Barzaghi, Rudolf Stockar, Stefano Bernasconi, Tomaso Bontognali, 
Mauro Tonolla, Samuele Roman, Cristina Fragoso-Corti.
Organizzazione
Beatrice Jann, Maurizio Valente (Museo della Pesca), Franca e Mauro Bernasconi, 
Cristiana Barzaghi, Claudio Di Manao

Per saperne di più

Post in licenza Creative Commons, disponibile a chiunque voglia pubblicarlo. Un’unica cortesia: citate la fonte, autore e link al blog. Grazie.





6 gen 2018

vediamoci a milano, il 17 gennaio


Quando molto tempo fa mi venne suggerito di 'infilarmi nei salotti', mi andò di traverso il mojito. Preferivo frequentare i pub, i diving centres e le librerie.
Non ho cambiato idea, quelli restano i miei i posti.
Tra i complici del successo di Figli di Una Shamandura ci sono le librerie del Mare, di Roma e di Milano. Le prime copie arrivavano dall'Egitto grazie a viaggiatori e capocabina compiacenti. Giunte in Italia venivano spedite per posta.
Un traffico...
Poi arrivò Magenes, l'editore italiano, che si occupò di stampare e distribuire.
Dei miei lettori in Italia non sapevo molto, li incontravo in barca, erano quelli che ci venivano a trovare. Persone fantastiche. Ci immergevamo, continuavamo al bar.
Altro che 'mi piace' su facebook, altro che salotti, dove uno come me lo ricevono da animale strano.
Adesso sono qui.
E sto facendo un bel giro per i miei salotti preferiti: pub, diving centres, librerie, a incontrare tutti coloro che come me, hanno una gran voglia di guardarsi negli occhi e di condividere uno spazio con tanto di odori.

L'odore dei libri

La prossima tappa è 'La libreria del Mare' a Milano, il 17 gennaio alle 19.
Ci sarà odore di neoprene.

Ritorno alla carta?
Mai abbandonata, in realtà.
Ma su cartaceo e su facebook aspettatevi dei post.
State 'tonnati'

Vi aspetto a Milano
Scusate se non uso il TU dei guru e degli imbonitori del marketing
(secondo me non hanno mai capito che solo l'Inglese consente la sottile ambiguità...)