6 mar 2019

deco boys e figli di una shamandura - una storia di reciproche influenze




Questa è la storia di una band e di un libro, entrambi di successo, che si sono alimentati a vicenda.

I frequentatori di Sharm el Sheikh dei tempi che furono (quelli in cui tutti si lamentavano che era troppo affollata, e non c’erano pesci e gne-gne-gnè) avranno almeno sentito parlare dei Deco Boys. Il duo si divertiva a parodiare canzoni-tormentone in chiave subacquea e, ogni tanto, a scriverne di proprie. Si esibiva al Camel, al Pirate’s, al T2 e sulla terrazza dell'Ocean College, il Phoenix bar.
Shamandura Blues, Anarchy in the Reef e le stupende (anzi magistrali) I Will Survive  e Knocking on Adel’s Door sono roba loro. Quel duo è stato fonte d’ispirazione per Figli di una Shamandura. Ma a mia volta sono stato una delle loro fonti d’ispirazione.
Probabilmente la prima.

Era l’inverno del 1998. Mentre aspettavo in una saletta che il diving di Sheikh Coast decidesse se assumermi come staff ‘permanente’ mi venne in mente che la vita delle guide subacquee era un blues. Buttai giù due righe di testo. Siccome non sapevo scrivere la musica mandai a memoria un riff che, secondo me, ci stava tutto.
Tornando a casa, tutto contento con il nuovo lavoro in pugno (svernare a Sharm era difficile) passai da Thomas Chabanne, collega freelance del diving che stavo lasciando. Gli cantai il riff e le prime due strofe. Lui scoppiò a ridere e la sera stessa si presentò a casa mia con la chitarra. Il giorno dopo si unì Steve Turley, con un’amica. Ognuno aggiunse qualcosa al testo, un giro di chitarra, due parole in arabo, un fiocchetto qua, uno là, e quando tutto fu abbastanza colorito e presentabile decidemmo che si poteva affrontare il pubblico. Era nata ‘Shamandura blues’ , la prima canzone dei Deco-Boys.

Il primo bar a darci spago fu il Pirate’s. Eravamo solo io e Thomas. Steve, come al solito, ci aveva paccato. Fu un vero fiasco. Non rise nessuno. Ci applaudirono in due, ma perseverammo: lo scopo era divertirci ma anche puntare il dito sulle condizioni di lavoro degli istruttori e dei divemaster, sulla sicurezza delle immersioni. La satira nasceva spontanea, sui valori condivisi dalla nostra comunità subacquea.
Steve, l’animale da palcoscenico, fece la differenza.  Ci presentammo in tre, stavolta al Camel bar. Io facevo il ‘rais’ con la kufya in testa e intervenivo sulle strofe in arabo. Fu un successo pazzesco. Chris, il manager del bar, ci offrì un fottio di birra gratis. Esham Gaber, big boss del Camel, venne a farci i complimenti.

- Ragazzi – disse – questo è il modo giusto di affrontare certi problemi! -

Un solo track, però, era poco per continuare a farsi offrire la birra ogni mercoledì. 
Steve e Thomas buttarono giù a tempo di record Anarchy in the Reef, sulla base dei Sex Pistols, e Polly Carbone, sulla base della più ritrita (e sfigatissima) ballata irlandese, e poi There are no Sharks in Jackson Reef. Ci misero meno di una settimana La mia presenza sul palco si faceva sempre più sporadica. Il mio contributo allo show e alla stesura era ormai marginale. Erano partiti in tromba, impossibile star loro dietro.


Ma la collaborazione non finì mai. Ci bastava un pomeriggio su in terrazza da Steve, una chitarra, mezza bottiglia di rarissimo Jack Daniel’s e il mare davanti. E a sera ‘Thistlegorm Slave Song’ era finito. Anche la bottiglia. A cena ci raggiunse Kaja, coinquilina di Steve. Ci bacchettò subito.

- Dovete metterci il nitrox – comandò – il Thistlegorm andrebbe fatto solo in Nitrox, almeno per le guide, e i diving centres devono capirlo! –

Detto fatto:
- Gimme Nitrox and me return to Thistlegorm – divenne l’ultima strofa.

E chissà se quella canzone, cantata davanti a fior di manager di diving centers, non abbia imposto la svolta epocale: nitrox per tutti. Almeno per le guide.
Avevo conosciuto Thomas per primo, ma fu con Steve che finii per abitare, anche se per neanche sei mesi. Lui era tornato dall’Honduras, io dalla Spagna, Franz dall’Australia e c’eravamo ritrovati tutti lì,  in quell’appartamento col terrazzo sul mare, fonte di ispirazione.
Fu lì che scrissi Figli di una Shamandura. Con quei pazzi intorno. Scrivevo di notte, ovviamente. Di giorno ero nell'acqua salata. Lui e Franz mi raccontavano altre storielle, i fatti della giornata, e io ci ricamavo su e aggiungevo, e aggiungevo. Lì, in quel secondo piano balconato di Sea Street nacquero altre due canzoni: ‘The Hundred Club’, e ‘Padi Drinking Tables’. Steve era fatto così: gli bastò dare un’occhiata a questo mio disegno in basso per tirare giù musica e testi esilaranti. 
E a me bastava ascoltare un loro nuovo testo graffiante per aggiungere un’altra scena, o un altro punto di vista, al libro.



Quel flusso magico non si fermò neanche quando andammo ad abitare ognuno per conto proprio, sempre rigorosamente sulla Sea Street. 
Un giorno, al Pirate's bar, sentii Steve lamentarsi di un dolorino alla spalla, e io gli cantai una strofa per sfotterlo: 
Knock knock knoking on Adel’s door… bussando alla porta del dott. Adel, il titolare della camera iperbarica. 
Il giorno dopo al Camel bar c’era gente con le lagrime agli occhi dal ridere.  Ne avevano fatto una canzone geniale, forse quella di maggior successo della band. Anche se per me la più bella è ‘I Wanna Dive Like You’, ispirata al Libro della giungla, la storia di un subacqueo senza speranza che con occhi trasognati osserva la fluida pinneggiata del divemaster mentre lui, dopo cinque minuti,  ha (di nuovo) 20 bar. 
In seguito me ne servii a man bassa, per farne un sacco di altre cose. Inclusa una canzone: Subacqueo.

I Deco Boys ebbero un successo strepitoso. Ormai davano veri e propri concerti, per centinaia di persone. Circolavano le loro magliette. Anche Figli di una Shamandura aveva fatto breccia in molti cuori. Alla presentazione del secondo libro, Cani Salati nel Profondo Blu, al Fanar si presentarono in cinquecento. Si andò avanti a ballare sui tavoli e sul bancone del bar fino alle due del mattino. Ormai seguivamo due rotte diverse, due filoni diversi, anche se Steve, in seguito, pubblicò anche lui due libri di successo. Ovviamente in Inglese.


https://www.amazon.com/Beyond-Light-Zone-Steve-Turley-ebook/dp/B01DH5LVDY/ref=sr_1_23?keywords=steve+turley&qid=1551893782&s=books&sr=1-23


Me l’ero quasi dimenticata, questa bella storia di reciproche influenze. Poi una settimana fa mi arriva un pacco dalla Germania. Era un pacco di Laura. Tornata da Sharm mi mandava due lattine di Stella e un DVD originale dei Deco-Boys.

Beh, non sto a dirvi che mi sono commosso. Quegli oggetti spuntavano in mezzo all’inverno, come una vecchia polaroid di quando eravamo convinti di vivere in paradiso. Convinti, con qualche ragione, di meritarcelo tutto.

Cheers.



Alcune canzoni dei deco-boys le trovate sul mio canale youtube








14 dic 2018

oroscopo sub 2019



Il 2019, con un Mercurio esuberante, sarà un anno all’insegna del riscaldamento globale. Finalmente potrai dire addio alla stagna, metterla su e-Bay e aspettare che l’acquisti un eschimese vegano. L’innalzamento dei mari e dei laghi elargirà immersioni direttamente dalla soglia di casa. Favoriti gli incontri con specie tropicali in Mediterraneo e i viaggi avventurosi. Erogatori senza glutine contro le intolleranze. Tisane ed estratti per tutti.




Ariete
Un Marte senza paura ti accompagnerà in immersione da aprile a novembre. Oserai immergerti nel Lago Vittoria in compagnia dei coccodrilli o sotto le cascate del Niagara. Attento a unirti a un buddy del Sagittario, il segno più casinista dello zodiaco dopo il tuo: è l’unico in grado di entusiasmarsi per i tuoi audaci propositi, domandati perché. Se non l’hai già fatto è il momento di iscriverti al DAN. Problemi con la Go-Pro a giugno. Perderai un chilo di zavorra a settembre. Favoriti gli incontri con subacquei russi. Robois con due chiodini di garofano per rilassarti dopo le immersioni più faticose.




Toro
Un ottimo Mercurio in Squalo Toro ti aprirà nuovi orizzonti con indimenticabili drift nello Zambesi. Per i meno avventurosi: laghetti nostrani o il solito Mar Rosso in offerta last minute. Il transito di Urano in D.i.r. incoraggerà l’acquisto di un nuovo schienalino per migliorare il trim. Favorite le immersioni al lago nei martedì pari, e nei blue hole nelle domeniche dispari. Incontri con mante o lucioperca  il 12 giugno. Evita di molestare i dugonghi durante tutto l’anno. Qualche malumore al prova-muta di inizio stagione. Bacche di Goji subito, per tenere sotto controllo peso e colesterolo.



Gemelli
È vero che siete in due, ma questo non giustifica l’immergersi da soli. Se ne hai abbastanza del tuo buddy sappi che una intrigante Venere favorirà incontri e relazioni con subacquei conosciuti al bar e in gommone. Se non trovi neanche un subacqueo in giro (anche noi siamo in estinzione) puoi convincere qualcuno che ti stuzzica a diventarlo regalandogli Io Sono Il Mare e un corso sub. Mercurio consiglia: immersioni al Paguro, sulla vivace riviera romagnola. Problemi con l’assetto a maggio. Spirografi per tutta l’estate. Alimenta la tua esuberanza con estratti di barbabietola cannella e zenzero.

Cancro
Un Plutone capriccioso provocherà tensioni con un buddy Scorpione. Evita di lasciarlo in acqua, se  lo ricorderà. Da Aprile in poi una dolcissima Venere in Pescespada ti condurrà in interminabili immersioni nel blu, alla ricerca dei mostri interiori. Attento ai calamari giganti, i cefalopodi adorano i crostacei. Ad agosto sinfonie di plancton e bioluminescenze notturne ti regaleranno attimi di poesia indimenticabile. Non corteggiare subacquei del Leone. Tutto bene con i Pesci. Centrifugati di sedano e cavolfiore con la luna piena. Regalati momenti rock leggendo Cani Salati nel Profondo Blu.



Leone
Un sole caldo e glorioso, complice il Gemelli Trump, renderà l’anno bollente. T’immergerai a febbraio con Di Caprio sul Great Barrier Reef per testimoniare gli effetti del riscaldamento globale. A giugno accetterai l’invito da Richard Branson e di Fabien Cousteau a bordo del sottomarino Stingray per esplorare i coralli di profondità. Ricorda che come tutti i gatti hai bisogno di dormire, occhio al jet-leg. Esalta il tuo carisma con la muta Bye-Bye Tonchino, in titanio rammaricato di Dolce & Gabbana. Nutri fascino ed energie con decotti acquosi di Reishi, il fungo giapponese dell’immortalità.


Vergine
Un Urano altalenante ma benvolo sosterrà la tua candidatura: sarai tu a condurre l’inventario delle specie aliene nel Mediterraneo. Saturno in sestile favorirà l’acquisto di una matita e di una lavagnetta subacquea. Per l’acquisto delle batterie del computer dovrai aspettare fino a maggio, quando Marte lascerà la fidanzata. Pesci leone a marzo nel Canale di Sicilia. Squali balena a giugno nel Golfo di Genova. Raggiungerai l’apice del successo a novembre, quando avvisterai l’ultimo mako a Marghera. Papaya fermentata per ristabilire calma ed equilibrio dopo le polemiche con un negazionista del Cancro.
Bilancia
Che ti piaccia o no a febbraio t’immergerai in Labrador tra i barracuda. Sarai testimone di una rinascita inaspettata. Se non sei pronto per questa missione lo sarai per la visione psichedelica di milioni di meduse, simbolo del cambiamento. Marte in transito su Bhinario-2 suggerisce di aprire bene il rubinetto della bombola tutto l’anno. Una Venere in Pinisi ti renderà irresistibile sulle barche indonesiane. Per non perdere le occasioni migliori indossa Czar, il computer di Swarovski, e coordinalo con una maschera di Dior o di Chanel. Tisane alla verbena e al tiglio negli intervalli di superficie.

Scorpione
I cunicoli in fondo ai seracchi del Perito Moreno aspettano l’ultimo visitatore prima di sciogliesi per sempre. Sarai tu l’ultimo subacqueo ad esplorarli. Un Plutone retrogado rallenterà il tuo addio alla stagna (e all’amata p-valve se sei un maschio). Consapevole dei piani del un buddy Cancro di abbandonarti in acqua, porterai con te un bombolino spare per ritardare la tua emersione e tenerlo sulle spine. Incontrearai un nuovo buddy al corso di Zumba. Favoriti gli incontri con foche leopardo. Sollazzati leggendo l’ultima coppia rimasta di Subacquei Cattivi sorseggiando infusi di semi di lampone.


Sagittario
Dato che su Marte c’è acqua, cercherai di convincere Elon Musk ad aprirci un diving center. Ci riuscirai a novembre, quando Giove entrerà nudo in giardino. Nel frattempo accontentati di alborelle o flabelline. Preparati ai viaggi spaziali con un corso di Aerial Training sull’amaca. Nettuno in Cintura dei Pesi ti regalerà momenti d’estasi con un assetto impeccabile nelle domeniche dispari da aprile a giugno. Regalati un erogatore fabbricato nel terzo millennio e attento a non dimenticare il computer a casa. Tisane depuranti al cardo per sciacquar via i tuoi soliti eccessi di azoto e sostanze tossiche.



Capricorno
Un Saturno creativo alimenterà una redditizia fantasia: la ricerca delle Go-Pro disperse lungo i fondali. Ne troverai due a marzo, cinque in giugno e ben dodici in ottobre, tutte funzionanti. Favoriti gli incontri con squali balena in Croazia. Lepri di mare a maggio. Ricordati di revisionare l’attrezzatura, l’ultima volta risale al 2003. Concediti immersioni relax fuggendo di nascosto a Ustica con un buddy conosciuto al corso di cardio-pilates. Un Giove critico in Gommone suggerisce immersioni dalla riva o dalla barca. Sarai in acqua più di ogni altro segno. Infusi di curcuma contro i reumatismi. 

Aquario
Nei fondali di Younaguni, ultima isola delle Ryukyu, arcipelago giapponese, ci sono strane formazioni rocciose che molti pensano siano manufatti alieni o testimonianze di Mu, il misterioso continente scomparso. Sarà compito della tua mente investigativa e non allineata capire la loro origine. Incontrerai gli ultimi martello della regione. Regalati un momento propiziatorio leggendo Cani Salati nel Profondo Blu, il capitolo del disco volante affondato. Scoprirai che i martello sono attratti da strane onde energetiche. Sostituisci la pasta con la quinoa e concediti un ragù vegetariano per una pelle luminosa.


Pesci
Il relitto ancora intatto nel Mar Nero ti affascina come una macchina del tempo. Ci andrai solo se sei seconda decade. Tutti gli altri s’immergeranno alle Medas, creando affollamenti a Dofì Sud. Pesci coniglio a settembre. L’incontro con una paramuricea ancora viva cambierà la tua visone pessimista. Una Venere molto ricreativa entrerà in PADI a maggio: se non lo sei già, ti iscriverai a un corso istruttori o divemaster. Se invece l’hai già fatto rileggerai Figli di una shamandura per dare un alibi ai tuoi piani di fuga in Mar Rosso. Estratti di sedano e porri per alimentare la tua creatività.


2018 © claudio di manao 
- vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti senza il consenso dell'autore -

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e finalmente tornato in libreria!

8 dic 2018

a natale regala un libro, sostieni le librerie



Anche se non sei un lettore nel donare un libro ti prendi cura dei sogni e delle emozioni dell’altra persona. Un libro è capace di aprire nuovi orizzonti, più del cinema e della tv, di un post. Un libro è sempre un regalo personale.

E se lo compri da una libreria indipendente vai a sostenere una realtà culturale che sta velocemente scomparendo dal territorio. Le piccole librerie sono dei veri hub, luoghi d’incontro tra la vita di quartiere e la cultura. Dietro il bancone di queste realtà ci sono persone appassionate, persone che leggono davvero i testi che espongono sugli scaffali, capaci di preziosi suggerimenti. Ma anche capaci di sostenere e di lanciare autori indipendenti (come hanno fatto con me le librerie dedicate al mare) e di organizzare eventi intorno a idee e personaggi straordinari.

Sono persone che combattono contro una realtà schiacciante, che è quella di Amazon, dei potenti gruppi di distribuzione e delle grosse catene in franchising, ma che conoscono il loro mestiere meglio di chiunque altro. Lo conoscono perché lo amano e gli dedicano tempo, dedicano tempo al lettore quanto allo scrittore indipendente, all'assortimento e al prodotto.
A loro va il mio grazie per il sostegno, la disponibilità, i consigli e per la loro capacità di saper aggregare persone e idee intorno ai temi del cuore.

Buon Natale a tutti.

Claudio


https://www.libreriadelmare.it/

https://www.ilmare.com/

https://www.scubamarket.it/categoria-prodotto/libri-subacquea/

da oggi 

Io Sono Il MareCani Salati nel Profondo Blu
sono disponibili (o ordinabili) presso tutte le librerie



4 dic 2018

nazaré


"...ma la paura che ci fa quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai"

Se penso al Portogallo mi viene in mente Wim Wenders, e quell'hotel eroso dall'Oceano ne 'Lo stato delle cose'. Mi vengono in mente antiche stampe di pescatori che spingono a braccia le loro lance. Un mare, quello oltre le Colonne d'Ercole, che è amico dell'Uomo quanto lo è la montagna: per niente.

Il mio viaggio inizia da lì, dall'inquietudine che (l'ammetto) fatico a condividere con la gente di pianura, ma c'è, è innegabile: solo un polinesiano può non averla. Lisbona può attendere. Sono appena arrivato ma a Nazaré si formano le onde più alte del pianeta e oggi è previsto un vento sui 40 nodi. Non m'aspetto l'onda del secolo. Le onde di quasi trenta metri non si formano per le condizioni locali, ma in Labrador. I marinai lo chiamano mare di fondo, la forza che una volta messa in moto fatica a estinguersi. L'onda oceanica monta lentamente, ma ha bisogno di giorni, settimane per placarsi. Si appiattisce e si stende, ma non si ferma mai.

La spiaggia a sud, davanti al paese, val bene una colazione, ma quello che succede dopo il promontorio è tutt'altra cosa. Oltre il promontorio c'è il paradiso dei surfisti. Un luogo che qualcun altro potrebbe chiamare inferno. Basta salire in cima al faro per capire di cosa si tratta. Il mare sembra bianco d'uovo montato. Il passaggio veloce delle nuvole lancia sprazzi di luce su una spiaggia che in Mediterraneo non vedremmo mai. Mi ricorda la Skeleton Coast, novemila chilometri più a sud, ma con lo stesso affaccio: l'Oceano Atlantico.

Le onde più alte del mondo si formano lì, a Nazaré, per una configurazione del fondale: un canyon sottomarino profondo duemila metri, una specie di imbuto che spara l'energia verso l'alto.
L'onda ha un sopra e un sotto, è una specie di ruota. Noi vediamo solo ciò che spunta. Un'onda alta tre metri ma lunga un chilometro ha un raggio immenso. Quando s'avvicina alla costa s'innalza e s'accorcia. Se il vento è di terra si alza ancora di più.


Il vento è da nord e l'onda è solo di tre, quattro metri, ma quando s'abbatte corre per mezzo campo da calcio. Un'onda di dieci non corre sulla spiaggia per il triplo della distanza: è la lunghezza che fa la differenza. Come negli tzunami.
Ma non sono lì per fare calcoli matematici. Sono lì perché voglio esplorare qualcosa di ancestrale che solo quel luogo conserva.

"Il mare non è mai stato amico dell'uomo, semmai è stato complice della sua irrequietezza" - Joseph Conrad

Dovevano essere irrequieti, i portoghesi, per sfidare ogni giorno qualcosa del genere fino al punto di insegnare al mondo come navigare. Colombo, quello che osò il grande balzo, come uomo di mare si era formato con loro. Era, di fatto, un portoghese. Sì, ci riuscirono i vichinghi prima di lui, ma l'ufficio stampa vichingo fallì nel farlo sapere in giro, e oggi il mondo non festeggia il il Red Erik Day, ma il Columbus Day.

Sto divagando. Torno a quel senso d'inquietudine che ti dà l'oceano in tempesta. Anche se il Mare Nostrum può essere più infido. Il Maestrale monta onde alte e corte i poche ore, come succede in scala minore nei laghi alpini. Ma un conto è sapere cosa c'è di là, un conto è non saperlo. Ma anche sapere che di là ci sono migliaia di miglia nautiche non aiuta la testa. Ci vuole un bel coraggio. Oggi tutto è appiattito. Fai la fila al check-in, passi i controlli, ti siedi su una poltrona comoda e in poche ore sei dall'altra parte. 

Mia madre quel mare l'attraversò da piccola: da Buenos Ayres a Genova. Un altro in famiglia lo fece al contrario, da Trieste a Buenos Ayres, dove naufragò. Fu l'unico superstite, aveva dodici anni. Era scappato di casa per imbarcarsi come mozzo. Mia madre e mia nonna fuggivano dalla guerra del Chaco. Mio zio da se stesso. Mia madre ebbe sempre paura di 'quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai'. Amava le spiagge turchesi.

La tempesta peggiore l'ho vista nel Med. Allora pensai di morire. Oggi mi viene da ridere, ma non c'era niente da ridere. Non era solo la tempesta, il mal di mare (scoprii in quel frangente di soffrirne) mi aveva ridotto a uno zombie. Difficile pensare positivo mentre tagli le vele col coltello e stai vomitando.



Sono a Nazaré perchè voglio vedere l'oceano con gli occhi di un uomo di cento, cinquecento anni fa. Voglio indovinare i suoi pensieri, l'inquietudine che si prova a dormire con quel fragore che entra nei sogni. Ho vissuto quasi sempre al mare, a due passi dal mare, praticamente in spiaggia. Ho sognato spesso onde gigantesche, trasparenti. Onde che possono distruggere città. Io ci nuotavo dentro, ero l'unico superstite e l'onda mi risucchiava nel suo ventre, mi sollevava in cima al mondo. Ho indagato spesso quell'estasi mista a terrore. Non era esattamente un sogno o una visione, in onde oceaniche belle grandi mi ci ero ficcato davvero. 

Le vedo.
Sono le imbarcazioni dei balenieri che s'infilano nel bianco d'uovo montato, i marinai spingono come invasati. Le prue si alzano quasi in verticale, ma loro non si arrendono. Sono lunghe perché devono tagliare l'onda come un coltello, non assecondarla. I marinai saltano a bordo e remano. In un attimo sono fuori dal surf, e l'occhio spazia sull'orizzonte infinito. La libertà è la legge cui scegliamo di adeguarci. La cera di un capodoglio illuminerà le case sulla costa. Niente a che vedere con le baleniere norvegesi o giapponesi, no. Quei marinai là erano altra roba.

Il mio viaggio si concluderà tra pochi giorni, al Museo Marittimo di Belem e al Monasterio dos Jeronimos, dedicato ai naviganti, ma nessun satori.
Davanti a loro e a quel mare restiamo tutti 'con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così', perché quei marinai andavano, senza le app sul meteo, andavano spesso a naso e a volte funzionava, ma a volte no. Non possiamo sederci comodi e chiamarli ingenui, avevano davanti la più grande incognita umana, ma l'affrontavano lo stesso, con quello che avevano in mano. Con le loro mani salate.

Questo ho capito, a Nazaré.





2018 © claudio di manao 
- vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti senza il consenso dell'autore -

7 ott 2018

barbecue



Vai al barbecue di Figli di una Shamadura anche qui 

L’ammetto: il barbecue sulla spiaggia dopo una giornata di immersioni vale quanto le immersioni stesse. Davanti alla luce rossiccia anche i cuori più duri si sciolgono. S’innescano flirt e partono narrazioni eroiche. Il barbecue sulla spiaggia, come la birra (che ai barbecue partecipa sempre) è parte integrante del rituale sociale del subacqueo. Un rituale le cui radici affondano nell’uomo delle caverne.
Purtroppo gli italiani, con qualche rara eccezione, non sanno cos’è un vero barbecue. Non cominciate a dire che noi siamo i migliori del mondo e bla-bla. Mediamente siamo tutti molto capaci in tante altre cose, ma sul barbecue siamo come quei popoli che servono la nostra sacra pasta come contorno. Prendiamone atto e cominciamo a lavorarci su.

Il sacrilegio più frequente è la fiamma. Non la fiamma alta, la fiamma. La lingua Italiana è estremamente chiara: grigliare non è sinonimo di bruciare, incendiare, carbonizzare. Grigliare significa: mettere sulla griglia. La VERA cottura alla brace è una cottura agli infrarossi e non un annerimento da fiamma ossidrica.

Un altro sacrilegio frequente è l’uso di combustibili balordi. Il carbone in pallottole sa di petrolio, esattamente come il carbone dei riscaldamenti. Se vi piace il peperone aromatizzato al petrolio usatelo, se no passate alla carbonella naturale, quella fatta di piccoli pezzi di specie arboree. La scelta migliore è la legna vera e propria. Preferibile la quercia. Lasciate stare l’abete che sa di resina. I vecchi mobili dell’Ikea sono tossici come ogni truciolato, composto per lo più da colle.

Esaurita la galleria dei Grandi Orrori (ce ne sono di minori) passiamo alla procedura corretta. Richiede tanta pazienza e tanta concentrazione (cit. Jamie Oliver)

Come si accende un barbecue. Per prima cosa si mette la legna, o la carbonella vegetale. Sopra la griglia. Sotto possono starci arbusti e carta. Possibilmente non di giornale. Se sono riusciti a impedire agli inglesi di servire il ‘Fish&Chips’ nelle pagine di TheSun vuol dire che la carta di giornale è VERAMENTE tossica. NON usate diavoline o altri starter, sanno di polistirolo. Quando il combustibile ha preso bene rovesciatelo nella caldera. Soffiate o ventilate con una pinna per incoraggiarlo nella sua grande missione. NON usate bombole, né erogatori in continua.

Distribuite la brace creando una zona meno calda (con meno brace) e una più calda (con più brace). L’ideale sarebbe avere due barbecue: uno per fabbricare brace l’altro per cuocere, ma non è sempre possibile in una spiaggia remota. NON distribuite la brace con la pinna. La brace va rimuginata durante tutta la seduta. È un lavoro.

Valutare la temperatura giusta. L’unico modo corretto per farlo è usare la vostra manina. Personalmente mi fido (tra i tanti) del sistema sudafricano: mettete la mano a 5cm sopra la griglia e iniziate a contare. Se a dieci la ritraete urlando la temperatura è giusta per una cottura lenta, quella migliore per il manzo e le verdure. Se urlate a sei va bene per il pollo e le costine, che devono caramellare. Le salsicce, ebbene sì, cuociono alla temperatura del manzo, solo che ci restano più a lungo. 

Abbrustolire per poi tenere in caldo è un orrore galattico: equivale a mummificare. La procedura è sempre inversa: dal meno caldo al più caldo: prima si cuoce, poi si rosola. Il contrario di quello che vi hanno raccontato le vostre nonne. Se avete voglia di leggervi il pistolotto sulla ‘reazione di Maillard’ andate su Wikipedia. Contraddice le nonne.

Marinare o spennellare? Marinare non ha eguali, meglio se tutta la notte, ma spesso i barbecue sulla spiaggia partono da improvvisazioni. Spennellare È OBBLIGATORIO, soprattutto se non si è marinato prima. La marinatura aumenta il sapore, solo in misura minore la morbidezza delle carni. La morbidezza dipende essenzialmente dalla temperatura di cottura. Bassissima.

Vegetariani. L’idea di mettere le loro verdurine sulla griglia dopo che agnelli, manzi, pesci e maialini hanno rilasciato lì i loro grassi sui ferri, li fa giustamente inorridire. Da barbecuriano carnivoro quale sono, ho commesso più volte questo errore. Mea culpa. L’ideale è organizzare una zona ‘dedicata’ ai vegetali. La soluzione di ripiego è cuocere prima i vegetali e poi le carni. Se non c’è un barbecue di supporto (per fornire altra brace) si può procedere ridistribuendo continuamente le braci. I vegetali, come tutto il resto, NON amano la fiamma viva. 

Adesso che ho comunicato i ‘fundamentals’ per un vero barbecue, regolatevi anche voi con me. Se mi volete procedete in questo modo. Se non siete sicuri, faccio io. Se considerate la fiamma alta un buon metodo, aspettatevi che me ne torni in acqua a giocare col plancton bioluminescente.

Questo articolo è stato pubblicato su ScubaZone#41

Se invece volete sapere come non  fare un barbecue e come siamo quasi riusciti a distruggere un bel condominio sul mare, lo trovate in Figli di una Shamandura















10 ago 2018

300.000 AUD per l'idea che salverà il Great Barrier Reef

Cuore di Reef

"Può la tua idea aiutarci a recuperare la barriera corallina?"
Con questo slogan Out of The Blue Box si appella alle menti di tutto il mondo per trovare una soluzione all'inesorabile distruzione della Grande Barriera Australiana, il più grande organismo vivente e uno dei patrimoni naturali più importanti del nostro pianeta. Il documentario Chasing Corals, premiato al Sundance Festival, di cui ho scritto ampiamente, parla del nostro shock di esseri umani, della nostra impotenza davanti ad una inesorabile distruzione.

"Chiediamo soluzioni alle sfide che affrontano la Grande Barriera e i reef di tutto il mondo, per avviare progetti che abbiano un impatto immediato e duraturo"
Non è un lavoro facile
L'area è grande più o meno quanto l'Italia, per un valore economico e sociale stimato di 56 miliardi di dollari australiani. Ciò che non solo l'Australia ma tutto il pianeta sta rischiando di perdere è un labirinto di 3000 sistemi di reef che si estende per oltre 2.600 km lungo la costa orientale e che offre una delle biodiversità più ricche sulla Terra.
Secondo Out of the Blue Box l'accumulo di impatti nocivi sta diminuendo la capacità della barriera corallina di riprendersi da riscaldamento globale e dallo sfruttamento eccessivo delle sue risorse marine. Sono shock che aumentano di frequenza e magnitudo. La necessità di una forte ripresa oggi è vitale per la sua sopravvivenza a lungo termine.




La sopravvivenza delle barriere coralline è un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Come uno dei tanti Thomas Canyon protagonista del mio ultimo libro, Io sono il Mare 'Ho vissuto della loro bellezza'. Ma una spada di damocle minaccia la scomparsa definitiva delle opere viventi più grandi al mondo, con tutto ciò che le abita. Personalmente non riuscirei nemmeno a concepire un futuro senza le barriere coralline, anche se da tanti anni non sono più il mio 'ufficio', la mia quotidianità, ma un ambiente che frequento come posso.

Salvare le barriere non è un impresa facile perchè gli impatti sono variegati e complessi, e richiedono interventi a livello sistemico su diversi sistemi. Si stanno sperimentando innumerevoli tecnologie per salvare le barriere, soprattutto quella australiana, che sembra soffrire più delle altre. Le soluzioni conosciute sono ancora lente e laboriose e il loro costo preventivato esorbitante.
Out of the Blue Box offre a chiunque l'opportunità di proporre nuove idee per alleviare le pressioni sul reef e per aumentare la sua capacità di recupero. E lancia la sfida a chi è in grado di proporre nuovi approcci per il recupero delle barriere coralline. Idee che possono essere tecnologiche, finanziarie, scientifiche, innovative, o qualunque altra idea da qualsiasi campo che possa aiutare.

"A chiunque - ovunque nel mondo"

Il concetto vincente riceverà un premio assegnato da un gruppo di esperti e dai partner e sponsors di 300.000 AUD. 

Ma alla fine, ricorda il bando di concorso, il vero vincitore sarà la Grande Barriera Corallina, che con l'aiuto dei più grandi cervelli tornerà ad essere un patrimonio per l'umanità intera.

Siete pronti?

C'è tempo fino al 3 settembre 2018
https://outofthebluebox.org/

Aggiornamento:
per chi pensa si tratti di una bufala: i soldi provengono dalla Fondazione Tiffany & Co., che ha donato  1 milioni di dollari US - 1,36 milioni di dollari AU - per la protezione delle barriere coralline. In Italiano ho trovato solo questo risultato: 
https://www.lifegate.it/imprese/news/tiffany-dona-milione-dollari-proteggere-grande-barriera-corallina-australiana
Qui uno dei tanti altri autorevoli: https://www.gizmodo.com.au/2018/07/the-great-barrier-reef-has-a-literally-shiny-new-saviour/
La notizia è stata twittata dal profilo di Sylvia Earle


2018 © claudio di manao 
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27 lug 2018

7 libri di mare da leggere in vacanza


1- Atlante di flora & fauna del REEF’

Massimo Boyer



Può una guida naturalistica essere addirittura ‘avvincente’?’
Con ‘Atlante di flora & fauna del REEF’ Massimo Boyer c’è riuscito in pieno. Con questo capolavoro tra il saggio, la guida e il libro fotografico l’autorevole biologo marino ci propone un punto di vista sulla vita marina per ciò che è ai nostri occhi:  il più grande spettacolo del pianeta. I coralli allestiscono il palcoscenico che nell’arco in una giornata si popolerà dei suoi attori. Entrano in scena organismi marini buffi, colorati, sorprendenti. Anche se i titoli e le didascalie sono densi di humour e meraviglia, l’opera aderisce alla più ferrea realtà scientifica.
Un libro immancabile per chi vuole conoscere il reef e i suoi protagonisti.


Editore IL CASTELLO
320 pagine
29,00 Euro


2 - La Signora degli abissi

Chiara Carminati


Sylvia Earle, ne abbiamo parlato in questo post, è una leggenda vivente dell’esplorazione degli oceani. La sua vita intera è un romanzo d’avventura e d’amore, amore per il mare. Un romanzo che meritava d’essere narrato anche al pubblico italiano: la sua biografia arriva in Italia vincendo il Premio Strega Ragazze e Ragazzi. È la storia di una donna minuta, ma determinata e tenace, di una donna coraggiosa che ha raggiunto le aree più remote del pianeta: gli abissi.
Il libro, una pubblicazione per ragazzi, contiene una sua intervista ed è ricco di illustrazioni capaci di far vivere nei lettori, grandi e piccoli, il mondo e la curiosità di una delle più forti personalità scientifiche del nostro tempo.

Leggi la recensione completa su Scubazone

Editore: Giunti
Pagine: 128
Euro 12,90

3 - Il quinto giorno

Frank Schätzing


Il quinto giorno tra i subacquei e i biologi marini è un vero cult. È uno dei libri migliori che abbia mai letto, di quelli che ti vien voglia di regalare a tutti. Un libro che ti tiene incollato per oltre mille pagine.
Il Mare, o un’intelligenza che lo domina, si stanca di subire danni da noi  umani e per sopravvivere ci dichiara guerra. Una guerra con conseguenze oltre l’immaginario più catastrofico di Hollywood. Se il mare si ribellasse come fanno gli anticorpi con un virus, noi non avremmo scampo.
Ma del superficialismo Hollywoodiano Il quinto giorno ha ben poco, è anni luce avanti a film come ‘Abissi’ di Peter Yates, dove una intelligenza aliena ci redarguisce con ramanzine mostrandoci i nostri peccati. Scientificamente attendibile e documentatissimo, il quinto giorno ha tante di quelle implicazioni che su prospettive diverse lo paragonerei a ‘Il Nome della Rosa’ di Eco, un altro thriller di erudizione. In fondo ambiente, scienza e cultura viaggiano sullo stesso binario, su un treno che non produce mai grandi utili e che di questi tempi rischia di deragliare definitivamente.




4 - Squali del Mar Rosso

Marco Benedet


Ecco una semplice, utilissima guida per conoscere (e riconoscere) gli quali del Mar Rosso. L’approccio di questa piccola pubblicazione è pratico, ma rigorosamente attento tanto ai fatti scientifici quanto alle influenze culturali che hanno imposto a questi splendidi animali il marchio di ‘banditi del mare’.
La guida è ricca di informazioni, tavole e suggerimenti su come e dove incontrare gli squali in Mar Rosso, come riconoscerli e come comportarsi in loro presenza.
Marco Benedet, l’autore, è un istruttore subacqueo con esperienza più che decennale in Mar Rosso e un appassionato di squali che da anni si prodiga nella divulgazione scientifica a loro favore.
Il libro è disponibile in versione cartacea e digitale.
La versione digitale si compone di due volumi.  

5 - Selvaggi

George Monbiot



Non esattamente un libro di mare, ma in mae comincia e in mare finisce questo saggio-capolavoro sul rewilding, la rinaturalizzazione: il sogno di un Serengeti davanti alla porta di casa.
“Noi non miglioriamo un ecosistema gestendolo, ci limitiamo semplicemente a cambiarlo”.
Ed è proprio dal rewilding del mare che secondo Monbiot, dovremmo aspettarci i migliori risultati.
Quello di Monbiot, columnist per The Guardian, ed ex corrispondente per la BBC è un viaggio del cuore, in kayak nel canale d’Irlanda e a piedi, dall’Amazzonia all'Africa orientale, in Scozia e nel Galles. Ma anche attraverso il nostro concetto di  conservazione, che è spesso volto a salvaguardare le attività umane e la sua cultura più che la biodiversità.
L’ultima parte, interamente dedicata al rewilding del mare, saprà emozionare subacquei e appassionati del pianeta blu, infondendo anche un po’ di speranza. Un libro immancabile per chi ha a cuore la natura ed i suoi sistemi complessi.

Acquistalo in formato digitale dalla mia libreria online 




6 - I segreti del Mar Rosso 

Henry de Monfreid




Ecco un autore di culto, contemporaneo di Lawrence d'Arabia, cui avere il Mar Rosso sotto gli occhi non basta più: deve navigarlo, viverlo come quotidianità sulla sua pelle. Allora compra un sambuco e diventa pescatore di perle, poi contrabbandiere e trafficante di qualsiasi cosa tranne che di schiavi. Le sue avventure dense hanno la stoffa del reportage:
Coglie dettagli di luce nei volti, negli sguardi, nelle schiene lucide, nella caligine di porti remoti. Dipinge voli d’uccello e tramonti su lagune di mangrovie. Nel frattempo elude i controlli in mare delle pattuglie inglesi e turche. Un grande partita a scacchi nel mare più affascinante del mondo, tra un contrabbandiere sempre più critico del colonialismo e sempre più lontano dall’Occidente. Fino alla conversione all'Islam. Accadde a Bab el Mandeb, ‘la porta delle lacrime’, dove l’Oceano Indiano irrompe nel Mar Rosso. Un piccolo capolavoro immancabile per chi ama il mare fatto di avventure vissute. Obbligatorio per chi frequenta il Mar Rosso.

Magenes Editoriale

7 - Io sono il mare

Claudio Di Manao 




Potrei 'non consigliare' di leggere almeno un mio libro per questa estate? Sarebbe come dire che non credo in ciò che scrivo. 
Lungi da me il recensirmi da solo, vi invito a leggere quella di Scubazone
che ha definito 'Io sono il mare' il miglior libro sulla subacquea del 2017
Qui la recensione su ScubaZone
Qui le altre recensioni
Ovviamente disponibile nella mia libreria online

A voi il trailer e...

Buone vacanze, buona lettura!

Claudio Di Manao





2018 © claudio di manao 
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10 lug 2018

speleo-sub volontari civili - chi c'è dietro al thai cave rescue



Quella che passerà alla storia come la più grande operazione di salvataggio speleo-sub è stata guidata da volontari britannici, cui si sono aggiunti civili da altri paesi.


Sin dall’inizio avevo nutrito qualche perplessità sull’enfasi posta dai media sui ‘Navy Seal’. Quello di Tham Luang cave è un lavoro da speleo-sub, non da militari che, per quanto duri e ben addestrati, in quell’ambiente non hanno l’esperienza di un cave-diver della protezione civile o dei vigili del fuoco. O di un assiduo frequentatore di cenotes.

Scopro così che alla guida delle operazioni ci sono 6 volontari britannici, coadiuvati da altri cave-divers provenienti da mezza Europa, tutti civili, tutti volontari.
Si sono presentati dicendo: “So come ci si muove là sotto, sono venuto a dare una mano”.

Alla testa delle operazioni ci sono John Volanthen e Rick Stanton, contattati dal British Cave Rescue Council. John Volanthen, è consulente informatico di Bristol, Rick Stanton, è un ex vigile del fuoco della Midlands. Loro due hanno trovato i ragazzi e il loro allenatore intrappolati in una sacca d'aria per chilometri nel sistema di grotte. 

Robert Harper, 70 anni, un veterano esperto di speleologia del Somerset, ha supervisionato le operazioni.

Chris Jewell e Jason Mallison del Cave Diving Group si sono aggiunti al team. Mallison aveva precedentemente salvato sei speleologi britannici dal sistema di grotte di Cueva de Alpazat, in Messico.

Tim Acton, ex commercial-diver dell’Essex, ora gestisce un centro subacqueo in Tailandia. È stato all'interno del sistema di grotte più volte durante l'operazione e si è occupato della logistica, di piazzare bombole di rifornimento, gestione delle  tappe e delle sagole. Gli è stato affidato il comando di 55 Navy Seal della marina thailandese.

Saman Gunan, il subacqueo che ha perso la vita nel #ThaiCaveRescue era di fatto un volontario civile essendosi congedato dai Thai Navy Seal da qualche anno..

Se questo salvataggio passerà alla storia per il numero dei volontari, tra cui una vittima,  e le difficoltà affrontate, lo farà anche per due altri motivi: i grandi passi compiuti nella tecnica e nella tecnologia subacquea, ma soprattutto per la solidarietà offerta da subacquei volontari, che hanno rischiato la loro vita in corsa contro il tempo in un ambiente da incubo senza aspettarsi nulla più di un semplice ‘Grazie.’

Aggiornamento:

sul sito della BBC, a questo linkhttps://www.bbc.com/news/world-asia-44761821 i nomi di altri cave-diver volontari, europei canadesi e australiani.




Se ti piace questo scritto potrebbero piacerti i miei libri:
l'ultimo è Io sono il Mare, e parla proprio di volontariato, ma per l'ambiente





https://www.amazon.it/IO-SONO-MARE-Claudio-Manao-ebook/dp/B071WNFFVS

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28 giu 2018

subacquei arrugginiti: 10 regole per affrontare l'estate


I subacquei veramente allenati a marzo erano in Sudan, a rincorrere squali martello in quel di Angarosh Reef, o hanno cercato invano il Sardine Run in Sudafrica maggio. Oppure hanno la stagna, e l’hanno usata durante l’inverno al lago, o davanti gli alberghi chiusi lungo le coste liguri. Se non hai fatto nulla di equiparabile alle azioni sopracitate, hai bisogno di qualche consiglio per affrontare l’estate.

1- Le mute umide (ma a volte anche le stagne) durante l’inverno si ritirano. Non ce la farai mai a dimagrire nel breve tragitto che ti separa da Sharm o da Santa Margherita Ligure. Se sei ottimista ti deciderai a affittarla invece di comprarne una nuova. Sii consapevole che l’ottimismo di questo tipo può perdurare molti anni.

2- Le batterie del computer seguono la legge di Murphy: 1) tenderanno a ricordarti che sono state trascurate proprio durante l’immersione; 2) non esistono rivenditori di quel tipo di batterie nel posto in cui andrai in vacanza.
Comprale finché sei sicuro di trovarle.

3- La cassettina gialla della Pelikan col tuo amato kit del subacqueo intelligente è dove l’avevi messa tu. Elencare urlando il suo prezioso contenuto di cinghioli di ricambio, tubicino di silicone, set di o-ring, set di brugole, adattatore DIN, servirà solo ad alimentare la tua frustrazione. Controlla in fondo alla scatola di plastica dell’Ikea che sta sotto il vecchio registratore a bobine, oppure sotto i pacchi delle mattonelle del bagno. È lì. Se non la trovi, prova tra gli articoli da campeggio.

4- L’idea che qualche insetto sgradevole abbia messo su casa nel secondo stadio dell’erogatore, nel tuo caso non è un’idea balorda. Non aspettare di attaccare il primo stadio a una bombola per soffiare via l’intruso. Controlla il boccaglio prima d’imbarcarti per l’estero. Ogni scarafone appartiene al suo habitat: potrebbero accusarti di aver introdotto clandestinamente una specie aliena.

5- Non c’è niente di male nel cominciare con un’immersione facile. Non è scritto da nessuna parte che nelle immersioni facili non ci siano attrazioni. Se non vuoi essere tu l’attrazione per il tuo gruppo, evita l’immersione impegnativa come primo approccio. Sono certo che rubare la scena al branco dei martello vale più punti di un bel selfie su Istagram, ma i subacquei in acqua con te potrebbero non essere della stessa opinione. Tantomeno la guida.

6- I tuoi figli, che hanno percorso lo stesso iter didattico e le stesse pause di pigrizia, una volta in ammollo andranno meglio di te. Non arrabbiarti se il diving li spedisce a visionare relitti e banchi di pesce in corrente, mentre tu resti a guardare le sogliole per un paio di giorni. Cerca un nudibranchio o un anemone, ce ne sono sempre.

7- Cinque immersioni al giorno sono troppe anche per una guida safari. Fanne due, massimo tre. E sarai in pace con le tue orecchie, con il tuo azoto residuo e con il tuo dispendio energetico. Anche la guida sarà felice di non rincorrerti su e giù, per gli stessi motivi.

8- Il controllo dell’assetto è dote innata fino all’età di 12 anni. Oltre quell’età richiede allenamento costante. Se sei un profondista accanito, e non puoi fare a meno di sprofondare negli abissi, prima di prenotare la tua vacanza accertati che ci sia una camera iperbarica attiva nelle vicinanze.

9- L’iscrizione al DAN non è a vita: va rinnovata anno per anno.

10- Sii felice: il tuo brevetto non scade mai! Le tue capacità sott’acqua invece sì.


NB: Anche se seguirai tutte queste regole il tuo erogatore andrà in flusso continuo davanti a tutti non appena monterai l’attrezzatura. Lo farà anche se l’hai appena revisionato.


Se ti piace questo scritto potrebbero piacerti i miei libri:
puoi cominciare con Figli di Una Shamandura, parla anche di subacquei sfigati.



per finire con l'ultimo:

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