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14 ago 2015

alla ricerca dei martello nel blu


A quell’ora del mattino il centro subacqueo del Grand Roatana è ancora chiuso e l’autista della macchinina elettrica si sta chiedendo cosa ci fanno lì in giro a quell’ora Ornella e Pipino in compagnia di un maschio adulto e in sovrappeso (io) e quattro giovani fanciulle in forma. Decide di non far troppe domande: “Meshi” dice, (va bene) e ci porta giù verso la spiaggia ronzando tra le palme e le bouganvillea del viottolo silenzioso e curato. Il diving, una bella costruzione di legno in stile tirolese, si affaccia su un pontile galleggiante steso sul Mar Rosso. Le bombole, rigorosamente di nitrox, sono in fila su una panca, la speed-boat è già ormeggiata, il vento fa dieci nodi e la marea sta calando. Sembra tutto perfetto per lo svolgimento della missione.


Ci sono i buchi neri, nelle acque di Sharm el Sheikh, anomalie gravitazionali che attraggono irrimediabilmente istruttori e divemaster trascinandoli al di sotto della soglia degli eventi. Il nitrox, magicamente, sembra contrastare il risucchio gravitazionale dei buchi neri di Sharm. Ma noi non siamo lì per sprofondare in un buco, siamo lì alle sette del mattino perché da lì a breve si verificherà un allineamento cosmico di grande portata. Olga, Elena, Vicky e Valentina, tutte cinture nere di sub (cit.) sono assorte nella muta liturgia dell’assemblaggio. Prendiamo posto a bordo. E’ un equipaggio tostissimo.



Valentina, video-operatrice sfegatata ha esperienza d’immersione in tutti i mari del mondo compreso l’atollo di Bikini, quello dove sganciarono innumerevoli le bombe atomiche durante i test nucleari, poi c’è Pipi, istruttore e guida della tribù Camel Dive Tribe con esperienza subacquea interstellare, che per l’occasione indossa un mutino finto-vintage in neoprene stone-washed di Dolce e Gabbana. Poi si siede Elena, sharmese negli anni pari e radiofonica negli anni dispari, poi Olga e Vicky guide di provata esperienza nei mari del mondo, e Ornella. Di Ornella non dico niente se no frignate che gnegnegnè faccio pubblicità al Camel gnegnegnè. Ma è solo mollando gli ormeggi che entriamo nel vivo della missione. Che missione?

Vogliamo essere i primi.  Vogliamo essere coloro che inaugurano la Grande Stagione Subacquea Sharmese annunciando al mondo l’avvistamento del branco degli squali martello nel blu. Non è affatto presunzione, quasi tutti a bordo abbiamo ricevuto le mappe e i briefing di Franz.
Due motori da 350HP iniziano subito a spingere. La prua si alza, in un attimo doppiamo Ras Nasrani, Ras Gamila, ci infiliamo tra Gordon Reef e l’isola di Tiran. Non è un gommone, è un idrovolante. A Jackson Reef ci sono due grandi barche da safari ormeggiate, ma nessuno zodiac fuori. Il gommone rallenta solo nei pressi del Lara, il relitto ancora in bilico sulla parete nord di Jackson Reef. Il briefing lo sappiamo quasi a memoria: si scende a diciotto, venti metri e si nuota nel blu, allontanandoci dalla parete. Quando la parete sparisce completamente si attende. Di solito sono le ‘sentinelle’, una coppia di squali martello che vengono a vedere per primi chi siamo, poi se ne vanno nel blu e, se gli andiamo a genio, tornano con gli amici.


“Ma, come dice Franz, se dopo venti minuti non si vedono neanche le sentinelle ce ne possiamo anche andare…” conclude Pipi. L’acqua è limpidissima, vediamo i resti del relitto precipitati lungo la parete. Il sole è una presenza oltre le onde in altro a destra, e da una ventina di metri si distinguono con chiarezza i dettagli della superficie increspata. C’è turbolenza, le nostre bolle seguono strane traiettorie: spiralano, si piegano a forma di banana, riscendono caracollando, ballonzolano e frizzano allegre attorno a chi le ha emesse. In quel vortice è difficile mantenere un assetto impeccabile, ma ci importa una fava. Le gare d’assetto le fanno i subacquei dei laghi, noi siamo in Mar Rosso, un mare più salato di un’acciuga e ci lasciamo cullare da queste correntine bizzose. Scrutiamo avidi nel blu, quel blu profondo che fa paura tanto alle massaie quanto ai geometri, quell’abisso senza sopra né sotto dove la mente partorisce i mostri e da dove noi ci aspettiamo che scaturisca il famigerato branco degli squali martello. Niente. Speriamo almeno nelle due sentinelle. Niente. Un chirurgo, due fucilieri. Un tonno! Evviva c’è un tonno!
Blu.
Pipi sta tornando verso la parete e noi lo seguiamo. Cioè sta nuotando verso sud, ma non sono così sicuro che lì ci sia la parete. In poco meno di venti minuti la corrente avrebbe potuto sbatterci ovunque. Vedo un buco. Che sia la tana degli squali martello? Sarà lì che si rintanano a deporre le uova? Il nitrox ci salverà dal buco nero?

Poi vedo un reef affiorare dal fondo. E’ sempre più chiaro, ma non è per niente Jackson Reef, è più piccolo e sale lentamente, piano piano come una cresta montuosa a schiena d’asino. E’ un reef vergine, il Mar Rosso come era trenta anni fa: un reef firmato Cousteau, interamente ricoperto di coralli vivi e luminosi, gorgonie di pelouche, ciuffettini di coralli frusta. Tartarughe. Mangiano, ci ignorano, poi si avvicinano, si fanno filmare, sembrano prediligere la nostra compagnia. Soprattutto quella di Valentina con la sua videocamera. IIn quanto a noi, lasciatemi dire un cosa: la corrente che tira verso sud con la bassa marea non è tra le raccomandazioni di Franz. Franz parlava di lune. Molte guide però pensano che la corrente sia una condizione favorevole al big show. Vedere quello spettacolo è un privilegio raro, ma malgrado i calcoli e le levatacce serve sempre una buona dose di fortuna. Ras Goma, invece, è sempre lì. Magnifico, vergine, il reef dei sogni e dei ricordi, ancora capace di attraversare integro le trappole della memoria e del tempo. Basta azzeccare la corrente.l reef satellite sembra non finire mai e la corrente ci spinge sugli anthias che vibrano controcorrente. Scavalchiamo la sella tra Jackson Reef e Woodhouse, che su quel lato è quasi un canyon stretto che si getta a capofitto nel blu notte. Ancora tartarughe. Tonni. Poi la corrente rallenta. Abbiamo percorso circa un chilometro in meno di mezz’ora.


Torniamo sul gommone strizzando gli occhi in direzione del nostro punto d’entrata, il relitto scheletrito del Lara sembra lontano anni luce. Di squali non se ne sono di visti di nessuna specie, neanche uno. Prima o poi i martello appariranno nel blu attorno a un divemaster sharmese più fortunato di noi, e inizieranno la loro danza fantasmagorica circuendo subacquei attoniti e anche un po’ tremanti. Su facebook e nei bar di El Hadaba e di Naama Bay si celebreranno l’avvistatore e l’avvistamento con fiumi di birra. Ma soprattutto tutti i cuori saranno in pace, perché sapremo che i martello, come le cicogne, sono tornati.


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