Il mistero sull'identità di Banksy ha intrigato un'intera generazione. Ma volevamo davvero che fosse rivelata?
In un mondo dove gli architetti disegnano abitazioni trasparenti e le persone postano immagini altrui con spensieratezza, prima o poi l'identità del più elusivo degli artisti sarebbe saltata fuori. La sorpresa è che a renderla nota non è stata la polizia britannica né il solito tabloid, bensì la più autorevole agenzia di stampa del mondo.
Chi è Banksy?
Per me è e resta il più grande artista contemporaneo. Voglio permettermela, questa affermazione, perché ci credo. I lavori di Banksy incarnano meglio di ogni altra espressione artistica il senso dei nostri tempi. L'arte di Banksy attinge ai meme quanto alla street art, alla pop art, alla cultura dello hacker etico, a Instagram. I suoi lavori appaiono all'improvviso e quelli più incisivi spariscono in fretta sotto una mano di pittura. Sono l'immagine sulla quale ti soffermi, o più spesso inciampi, come nello scorrere la TL di Instgram, L'arte di Banksy non nasce per finire nelle gallerie, per essere comprata e venduta, nasce per gli occhi di tutti, per chi la trova, la fotografa e la posta sui social. Il suo lavoro che si autodistrugge mentre viene aggiudicato ad un'asta rappresenta forse il massimo espressivo, finora, nell'arte concettuale.Dove ci sono guerre, dubbi, crisi sociali Banksy c'è, è lì. C'è perché è uno di noi: ai collezionisti miliardari ha preferito i passanti, il popolo. Appare all'improvviso con un messaggio di critica feroce o di speranza stridente, spesso capovolgendo il punto di osservazione. Lui c'è sempre, con il suo occhio attento, presente, rivoluzionario. Lui è la prova che ogni grande passo compiuto nell'arte, nella scienza e nella società è frutto di una rivoluzione. Un progetto così vasto e provocatorio necessita l'anonimato. Banksy era quindi un Nessuno che morde e fugge, un clandestino che agisce con mestiere e che lascia un segno in grado di aprirci gli occhi. Restando sconosciuto, una figura leggendaria.
Nell'epoca della ipersorveglianza digitale mantenere l'anonimato è di per se una performance artistica.
Dipingere su un muro delle Royal Courts of Justice di Londra è certamente illegale. Ancora di più se ritrai un giudice parruccone che martella un manifestante. Si può non essere d'accordo con la sua visione, ma la cifra della sua performance artistica sta proprio nel dipingere quel soggetto su quel muro. Subito coperto da un paravento e cancellato. Ancora oggi gli inquirenti si domandano come ci sia riuscito. Banksy ha la forza del collettivo Anonymous, di Wu-Ming quando ci si chiedeva se dietro ci fosse la penna di Umberto Eco. Banksy, con il suo stile personalissimo e che sembra un condensato di Magritte, Duchamp ed Andy Wharol, solo per citare i primi che mi vengono in mente, ha portato l'arte sulle ali della libertà totale, libertà dai mercanti, dai critici e dai luoghi designati. Scoprire chi sia e pubblicarlo è svelare l'identità di tutti gli eroi mascherati che rendono giustizia agli oppressi. Ci arricchisce conoscerla? Arricchisce la più grande espressione artistica dei nostri tempi o le toglie forza?
No, Reuters. Stavolta non vi ringrazio. Avete distrutto un sogno di libertà. Avete tagliato i capelli a Sansone.



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