2 ago 2012

lo Pterois volitans invade i Caraibi


Post aggiornato con il testo completo del mio articolo su Il Corriere del Ticino, che ringrazio per averlo reso disponibile.

Quell'invasore del pesce leone

Nell’acquario di in un centro sub di Key Largo, nelle Florida Keys, c’è uno Pterois volitans, un pesce leone. Alle mie spalle più di dieci anni d’immersioni con loro, i pesci leone, ma in un acquario più grande. Tra i due acquari c’erano migliaia di miglia di distanza.  Ma più delle miglia contano le regioni zoogeografiche. Quando si vuol mettere ordine nei dati,  anche in quelli che riguardano la natura, c’è bisogno di cartelle, di faldoni. Il Mediterraneo, il Golfo del Messico e il Mar dei Caraibi appartengono al faldone dell’Atlantico. Quasi tutto il resto è Indopacifico, Mar Rosso compreso. Le barriere naturali tra queste due regioni sono le gelide acque artiche e antartiche e le correnti fredde e impetuose  di capo Horn e Capo di Buona Speranza. Lo Pterois volitans è una specie tropicale dell’Indopacifico, una specie stanziale, un pessimo nuotatore, refrattario alle correnti forti. Ma torniamo a Key Largo e all’acquario del diving centre con dentro un pesce leone. Niente di strano… se quell’esemplare non fosse stato catturato proprio lì. Come compagno di vasca ha un grosso gambero. Michelle, la nostra guida, dice:
 “Quando l’abbiamo messo in vasca il gambero era minuscolo, volevamo nutrire il pesce leone, ma adesso temo una inversione dei ruoli…”. 
In genere i subacquei considerano sciocchi gli acquari quanto le guide dei safari gli zoo. Ma  Il pesce leone è lì per un preciso motivo. 
“Di solito li uccidiamo, ma questo esemplare ci serve vivo per scopi didattici.” 
Cado dalle nuvole. Il pesce leone è stato un mio incontro preferito - quanto garantito- di innumerevoli  immersioni notturne in Mar Rosso: affatto spaventato dalle torce subacquee, se ne avvantaggia per catturare minuscoli pesci e avannotti storditi dalla luce. Come tutti gli scorpenidi possiede una bocca ampia, che spalanca di colpo per ingoiare le prede, aspirandole. Gli esemplari più grandi sembravano produrre uno schiocco. Se spaventato, o infastidito, lo Pterois punta la bocca verso il basso ed apre al massimo i raggi delle pinne dorsali che sono velenosi aculei. Li usa solo per difendersi. “E’ una specie infestante e velenosa…” dice Michelle. Ho assistito, in tutti quegli anni nell’Indopacifico, ad un solo caso di puntura di un pesce leone. La vittima, un ragazzone sui trenta, tremava ed era palliduccio, ma bastò immergergli la mano nell’acqua molto calda: il calore spacca la tossina, che è un veleno proteico. I casi mortali sono estremamente  rari, pochissimi quelli con gravi conseguenze. In genere la sua puntura è meno grave di quella di una vespa. Michelle intuisce la mia perplessità: “Qui non hanno predatori naturali, oppure i loro potenziali predatori non hanno imparato a riconoscerli come cibo, quindi si sono riprodotti a dismisura togliendo spazio vitale ad altre specie endemiche.”  In poco tempo, frugando tra i dati, mi rendo conto del disastro. Il pesce leone può riprodursi anche tre volte al mese con un tasso di crescita stimato del 700% l’anno, mentre la diminuzione stimata della biodiversità  lungo tutto dei Carabi, a causa della sua presenza, potrebbe raggiungere l’80% nei prossimi anni. E’ un pesce aggressivo, vorace e territoriale: a farne le spese sono soprattutto le cernie ed i piccoli pesci che regolano la crescita delle alghe sul reef. Non c’è reef intorno alla Florida, né isoletta sperduta dei Caraibi dove lo Pterois non si sia installato. Molti scienziati della NOAA pensano che l’obiettivo è ormai contenere la specie, non più estirparla, e che gli sforzi dovrebbero concentrarsi sull’analisi del DNA degli esemplari catturati per tracciare, attraverso lo studio delle parentele, il percorso della loro diffusione affinché non accada ancora… magari con un’altra specie. Le ipotesi sono innumerevoli: dall’acqua di zavorra all’interno delle navi provenienti dall’Indopacifico, alla liberazione in mare di uova, larve ed esemplari di Pterois dagli acquari. Difficile, almeno per me, considerare un male lo Pterois volitans. Questo bellissimo pesce ha una livrea sontuosa, dal rosso al marrone scuro, striata di bianco, e il ventaglio delle pinne mostra suggestive trasparenze. Ma neanche i conigli, quelle morbide creature che causarono uno dei più gravi dissesti ecologici in Australia, furono associati a un male. Tanto che il loro trasporto dall’Europa fu intenzionale. Altri santuari marini, come le Isole Cayman, hanno autorizzato i subacquei alla cattura degli alieni. 
“E dopo averli catturati, cosa ne fate?” domando. 
“We eat them!” 
Li mangiamo. 


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