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10 feb 2016

come farsi mordere dalle creature marine



Cari amici subacquei, ma anche poveri snorkelisti, in questa prima parte, come potete intuire già dal titolo, affronteremo un argomento a voi caro: come farsi ferire dagli animali acquatici coi denti; di quelli con aculei e nematocisti parleremo in seguito. Fare semplicemente un bagno, una nuotata o un’immersione difficilmente, potrà aiutarvi a a raggiungere il vostro scopo. Esamineremo qui e a fondo le tecniche e le condizioni che possono portarvi alla realizzazione del vostro sogno.
   A detta di (quasi) tutti i biologi marini e della maggior parte degli operatori del settore il sistema migliore per farsi mordere da un animale acquatico è quello di infastidirlo, maneggiarlo senza il suo consenso. O anche col suo consenso. Segue a ruota il tentativo di dargli da mangiare, il famosissimo feeding! Cosa può succedere se cercate di; acciuffare, manipolare o palpeggiare un cane o un gatto randagi che incontrate per strada? Potreste essere morsicati. Nella maggior parte dei casi questi teneri animaletti se infastiditi mordono, quindi siate fiduciosi: anche l’animale acquatico si comporterà allo stesso modo.



Parola chiave, interagire!
   Chiunque avvicinandosi alla vita acquatica con l'intento di interagire timidamente con l'animale, lo fa cercando di rimediare un piccolo morso. Lo fanno con un approccio gentile, fatto di sguardi, carezze, rispetto, cercando l’approvazione dell’animale. State tranquilli che prima o poi verranno morsi anche loro. Infatti il motivo principe che spinge l’animale a mordere è la paura; se spaventato morde anche il barboncino della zia Tilli. La buona notizia è che la maggior parte degli esseri acquatici sono molto più cacasotto di quelli terrestri che conosciamo noi, quindi sono portati a mordere più spesso! Vivono nel terrore. Vivono in una specie di foresta, di savana a tre dimensioni, dove se giri l’angolo sbagliato, o ti porti alla quota sbagliata (ma anche se ti fai i cazzi tuoi immobile facendo finta di essere un corallo) ti mangiano. Arrivano da tutte le parti: da sopra, da sotto, davanti e di dietro. Peggio di New York precipitata nell’apocalisse zombie, o nella casa piena di ragni mortali di ‘Aracnofobia’; tanto per dare l'idea di quanto sono spaventati gli animali acquatici. Quindi le chances di farsi mordere anche con un approccio gentile sono all'altezza delle aspettative. Se messa alle strette anche nonna tartaruga è in grado di regalarvi un gran bel morso.


La murena è l'ideale per farsi addentare dopo un approccio cortese ed un sacco di convenevoli. Puntate decisi sulla specie Gymonotorax javanicus la più grande di tutte. Cliccate sul link e informatevi bene: questa murena ha - come le altre sue parenti - denti a sciabola e soprattutto mascelle potenti. Non molla la presa dopo averla stretta tra le fauci proprio per la conformazione della sua dentatura, e rappresenta il massimo della sfida: il suo aspetto ostile di serpente brutto e cattivone e la sua aria apparentemente aggressiva la rendono un perfetto animale da divemaster alfa palpeggiatore/manipolatore. Come pesce ideale per farsi mordere la murena può portare infezioni ed il suo morso, peraltro dolorosissimo, può risolversi in una magnifica amputazione, come nello splendido filmato qui sotto.


Un altro animale interessante è senz’altro il pesce balestra titano. Nel periodo in cui depone le uova, normalmente d’estate, diventa veramente un cafone. Non sente ragioni: se entri nel cono rovesciato il cui apice parte dal nido (sì, fa il nido con le uova come gli uccelli) e si allarga verso la superficie, ti attacca. Ne conosco uno a Woodhouse Reef, che ti attacca anche quando non sei nel suo cono, ma sei semplicemente in giro. In teoria dovrebbe mollarti quando non costituisci più una minaccia per quelle quattro uova contenenti altrettanti pesciolini brutti come lui, ma non lo fa: quello ti insegue fino a Jackson Reef. Quindi bazzicare il nido di un pesce balestra può essere un buon sistema. Il morso del balestra titano è rognosissimo. La piccola bocca non facilita l’inflizione di un danno esteso, ma è sufficiente a strappare campioni di capelli e cuoio capelluto, recidere tendini, etc. Segnatevi anche questa: verso nord, dopo il canyon, sul plateau a circa tredici metri! Garanzia di successo entro i tre metri dal cono. Auguri.




Un altro ceffo con pessime attitudini territoriali è lo squalo grigio, Carcharhinus amblyrinchos Se entrate nel suo territorio durante la stagione degli amori vi mostrerà tutto il suo dissenso, vi caricherà con le pettorali abbassate e facendo segno di no con la testa, ma difficilmente vi morderà, anche perché dopo il terzo assalto sarete sicuramente fuori dall’acqua. Non contateci troppo. Al fine di rimediare morsi importanti è più redditizio infastidire carcariniformi più grossi.
   Squali nutrice e cuccioli di pinna bianca di scogliera sono, al contrario, animali molto timidi, schivi, pigri e poco inclini alla lotta. Per smuoverli un po’ dal torpore e spronarli a mordere un buon metodo è quello di afferrare i cuccioli per la pinna pettorale e la caudale insieme. Normalmente questo si fa per mostrare al pubblico in visibilio quanto è figo il divemaster alfa. Sia pinna bianca di scogliera che nutrice possono infliggere morsi dolorosi. 

    Ma se siete alla ricerca del morso indimenticabile
    un animale col quale potete andare sul sicuro,  è il longimanus, sì: lo squalo pinna bianca oceanico. Il Carcharhinus longimanus è l'ideale per farvi infliggere ferite molto gravi mentre state assumendo un atteggiamento amichevole. Il longimanus è curioso, territoriale, infido prepotente. Non è molto grande, ma per agilità, sfrontatezza ed aggressività può essere tranquillamente associato a una pantera nera (che poi sarebbe un leopardo, ma l’inconscio collettivo s’allarma di più con la pantera nera) un animale, dicevamo, sfrontato e particolarmente mordace. Infastidire, carezzare e fare micio-micio con un longimanus dà la certezza di un morso da codice rosso. Se c’è uno squalo che ha fatto un bel numero di morti e feriti, tra naufraghi, sub e snorkelisti (anche senza motivo apparente) è proprio lui.


    E come rinunciare al morso di un magnifico squalo toro, dopo una corrida subacquea? il Carcharhinus leucas è un soggetto eccezionale, da coccolare o disturbare per un attacco memorabile: secondo in classifica solo al longimanus. Insomma, il bianco in confronto a questi due è un agnellino.




Immagino che qualcuno di voi voglia iniziare a farsi mordere, carezzando o infastidendo, specie più piccole e meno dannose. Questa scelta potrebbe apparire propedeutica, ma in realtà è solo poco coraggiosa: se l’obiettivo è un vero morso, un pesce sergente o una murenina bianca non conducono risultati rilevanti, né arricchiscono il bagaglio tecnico. L'atteggiamento intellettualmente onesto da tenere è quello di puntare direttamente al morso doloroso, sanguinolento, pericoloso per la vita stessa, un atto possibilmente compiuto mentre si sta dimostrando la propria superiorità sul pesce. Va da sé che l’allenamento con specie piccole e non letali è superfluo, come sanno tutti, ma proprio tutti i divemaster alfa. Non è solo manifestando grande carisma sul selvatico che ci poniamo sul piedistallo della specie eletta e dominatrice del globo terracqueo!

L'aspetto eroico e che restituisce la giusta dignità etica e carismatica all'Uomo insignito da Dio come dominatore del pianeta, e qui rappresentaato a pieno titolo nel divemaster alfa, è il feeding Per quanto possa sembrare immeritato, l’essere addentati mentre si dà da mangiare agli animali pericolosi, lo ribadiamo qui, ha una valenza eroica e rappresenta la summa delle doti del divemaster alfa. Mentre nella manipolazione e nell’infastidimento volontario (fisico o territoriale) del soggetto marino ci si può anche aspettare una reazione di non gradimento, nel feeding no. Nel feeding ci si aspetta gratitudine, fusa e lealtà. Per vostra grande fortuna, ma anche per la gioia di coloro che s’immergeranno dopo di voi nelle stesse acque (siano essi sub o poveri snorkelisti) le cose non andranno così. Secondo le statistiche i padroni morsi dal cane mentre gli porgono un biscotto non sono pochi, e quelli che non sono i padroni del cane sono ancora meno pochi, cioè molti di più, rispetto a di quelli di prima. Bene: chi non è mai stato morso da un cane, anche debolmente, mentre gli passava un biscotto? Il morso di uno squalo, per vostra sorte, è indimenticabile. I suoi denti sono fatti per penetrare la carne come dei bisturi ed il suo riflesso condizionato gli impone di scuotere la testa, anzi: il corpo intero mentre morde. Questo insieme di fattori comporta un’entusiasmante perdita di tessuti con sbuffi di verdissimo sangue. No, lo squalo non è velenoso: è il vostro sangue che sott’acqua diventa verde. Ma il danno non finisce qua: col feeding potete tramandare la possibilità di essere morsi anche agli altri, quelli che verranno dopo di voi. Nel dar da mangiare agli squali li abituerete alla presenza di umani. Come avevamo detto all’inizio, le specie marine sono ovviamente molto cacasotto. Le specie come gli squali lo sono un pochino meno, ma lo sono anch’esse. L’idea geniale nel feeding è quella  una specie pericolosa a vincere la timidezza. A dar da mangiare agli squali il morso da ospedale è garantito! A meno che non indossiate una shark-suite, facendo cadere lo scopo del vostro viaggio, dei vostri tentativi.
   L'esempio da imitare e il cubano a mani nude. Godetevi, con una punta di sana invidia, il successo ottenuto dal divemaster qui sotto.



E' giusto sapere che anche le cernie di Lavezzi e di Ribbon Reef ogni tanto mordono, ma non è un morso degno di un codice giallo.
Nello shark feeding c’è una valenza eroica, ma se il feeding riguarda specie innocue come i pesci sergenti, lo scopo dell’azione viene a mancare: dai pesci sergenti non otterrete mai lesioni serie, solo pizzicotti. Comunque non disperate: nel dar da mangiare a piccole specie c’è sempre la possibilità che un grande barracuda o un squalo facciano confusione tra il vostro dito, il formaggio spray ed i pescetti che si agitano intorno a voi. Questo rischio c’è sempre e può valere una fantastica amputazione. E’ tuttavia un metodo poco diretto e poco sicuro: normalmente chi lo utilizza è inconsapevole dei rischi.

A metà strada tra il morso da specie marina procurato volontariamente o involontariamente, c’è la pesca in apnea. Girare con pesci che vibrano o pesci sanguinolenti intorno può indurre le specie più territoriali di tutte, tipo i predatori che son quelli che dicono che ogni ferito o malfermo è roba loro, a ritenervi dei rivali: “Chi mezzeca è questo qua che caccia nella mia riserva personale, eh?”Anche lì potreste ricavare dei morsi indimenticabili da specie come lo squalo bianco, lo squalo tigre e altri grandi coatti del mare.

Fare surf vestiti da foca è un altro espediente molto creativo e degno d’approfondimento, ma sicuramente esula il nostro campo. Il nostro campo è la subacquea! Restiamo sott’acqua: nella prossima puntata affronteremo le nostre capacità di farci pungere o ustionare, anche a morte, da altre specie marine!


http://claudiodimanao-fishbowlhead.blogspot.ch/2016/02/come-farvi-pungere-e-far-parlare-i.html



21 ago 2015

l'altra sharm - da el hadaba a marsa bareika


C’è una Sharm el Sheikh che media, tour operator e turisti sui social non possono raccontare, perché non la conoscono. Non l’hanno mai conosciuta. In molti saremmo tentati di commentare: per fortuna... continua a leggere su: Dimmi del Mare  >>>

27 gen 2015

il pescatore cieco




Nel 2004 Nazioni Unite e FAO, per ricordarci che esiste un mondo che si estende oltre i confini dei nostri stomaci e i serbatoi delle nostre auto, hanno messo in rete 10 storie che il mondo dovrebbe conoscere meglio E i governi l’hanno letta la ‘circolare’ dell’ONU? Sì. E cosa hanno fatto i governi? Quello che fanno tutti i governi del mondo quando si trovano davanti un’economia insostenibile: buttano miliardi per sostenerla. Nel nostro caso pagano i pescatori per non farli lavorare. leggi tutto>>>

30 lug 2014

sharm - cartolina dal mare perfetto


Saranno forse le dieci del mattino e sulla parete di Shark Reef, a Ras Mohammed, sull’estremità sud del Sinai, siamo gli unici subacquei. Già  a 5, 10 metri, lungo la parete infiocchettata da sgargianti coralli soffici troviamo la solita nuvola di azzannatori, poi i carangidi… i barracuda. E’ veramente strano essere gli unici subacquei, sette per l’esattezza, in una delle immersioni più belle e più famose del mondo. Per trovare certe condizioni sei anni fa dovevamo alzarci al mattino presto ed uscire in barca con il sorgere del sole.

leggi tutto >>>

22 feb 2014

abyss - infiltrazioni: su ScubaZone n° 13


Il buio è quello degli abissi in fondo alla Fossa di Cayman uno dei punti più profondi dell’Oceano Atlantico. Laggiù un sommozzatore configurato come un astronauta in passeggiata spaziale incontra quello che sembra un gigantesco ctenoforo, un 'coso' che emana rivoli di lucette natalizie. 
Sottomarino sovietico dissimulato in chiave frou-frou?
Mostro marino?
Nave aliena? 



leggi tutto su:

http://issuu.com/scubaportal/docs/scubazone13issuu?e=4367099/2893333


31 gen 2014

squali e paura del blu come perdita dell'identità - da imperial bulldog



"Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te." (Friedrich Nietzsche)  

L’acqua è limpida e invitante. Il fondale di ciottoli bianchi scende piano verso il blu che più blu non si può. A un certo punto il fondale precipita. Resta soltanto il blu intenso. I raggi del sole sprofondano danzando, lame tremolanti che spazzano l’abisso. Si perdono. Quel blu non è il cielo solcato da nuvole, né il vuoto spazio siderale attraversato da remoti corpi celesti: quel blu è un contenitore. Brulica di vita in ogni suo strato. Qualcosa t’inquieta...                                 continua a leggere >>>

Da Nietzsche a C.G.Jung,  a faccia a faccia col blu, un percorso interiore fitto di squali
su  imperialbulldog >>>

leggi anche tipi psicologici C.G.Jung

30 gen 2014

scubaportal: 10 anni da delfini - intervista a marco daturi


radio bubbles:
marco daturi è il terzo da sinistra
ScubaPortal è una tale abitudine che non ricordo quando nacque, come non mi ricordo di quando imparai a nuotare. Ha macinato successi, contenuti, lettori. Ha cavalcato l’onda del web e della subacquea come nessun altro portale di subacquea nella nostra lingua. E’ stato oggetto di studio delle università e invitato alla RAI.
Un fenomeno che compie dieci anni in questi giorni. 
Questo fenomeno non riesco a scinderlo dal suo fondatore: Marco Daturi. Dietro ScubaPortal non c’è un consiglio di amministrazione, nè una strategia aziendale, c’è un uomo con le sue passioni, un tipo vulcanico, creativo, indipendente, geniale. Uno che inventa cose come 'radio bubbles'

Marco, come ti descriveresti a chi non ti conosce e non ha mai sentito parlare di te né di ScubaPortal?
-Sono un  ‘normale’ quarantenne che si divide tra casa e lavoro e dedica il pochissimo tempo libero alle passioni tra cui la subacquea, la fotografia, la natura e lo sport.

Vediamo se ricordo bene, all’inizio c’era il forum di Poverosub.com, era il 2003, giusto?
-Si, Poverosub è nato nel 2003 dopo nove mesi di gestazione sul mio sito personale. Poi nel 2004 abbiamo pubblicato ScubaPortal. L’idea è venuta dalla voglia di far crescere il sito Poverosub che era inizialmente stato creato come qualcosa di goliardico ma aveva ambizioni più grandi.

Quale è stato il dettaglio del big plan senza il quale non ci sarebbe stato il ‘sì, partiamo!’ per ScubaPortal? Quanto è stato determinante il numero di iscritti al forum?
-Il forum era ancora piccolo quando è nato ScubaPortal ma avevamo deciso di creare un sito nuovo perché il nome ‘Poverosub’ ne avrebbe connotato l’immagine in modo distorto; infatti la prima associazione era di natura economica mentre il termine ‘povero’ era un riferimento agli sbattimenti di noi sub per andare sott’acqua, soprattutto in inverno, e che mai faremmo senza una grande passione.




Quante ore gli dedicavi, o gli dedichi, al giorno?
-Tante, a volte troppe. Difficilmente potrei dedicarne di più. Ci sono settimane in cui non ‘stacco’ perché da idea nasce idea e spesso finisco per  cadere in un tunnel che mi tiene mentalmente legato per molti giorni. Per fortuna ora abbiamo alcuni collaboratori fissi altrimenti sarebbe impossibile gestire tutto da solo. In particolare sono nel team Sara per la parte tecnica, Stefano per i server, Francesca per la grafica, Massimo per ScubaZone, Laura per ScubaShop, diversi moderatori per il forum e naturalmente molti contributors.

Qual’ è stato il  momento più bello per te e ScubaPortal?
-Ci sono stati molti momenti. Uno in particolare è stato quando un gruppo di studenti di una nota Università della Comunicazione ha osservato e analizzato ScubaPortal come ‘fenomeno’ di successo e l’ha presentato per la propria tesi con questa premessa: "... la rete non è l'Eldorado per le aziende, e non tutte quelle nate su e con Internet hanno fatto fortuna, anzi. Noi abbiamo scelto una società che in Internet ha ottenuto ottimi risultati, diventando la prima community on-line per importanza e numero di utenza dedicata ad appassionati di subacquea: ScubaPortal.it. E' questo il caso che analizziamo per capire meglio il funzionamento del marketing in rete. Questa è la storia di un successo” 
Sono ben consapevole che ScubaPortal sia qualcosa di molto piccolo nel mare del web e proprio per questo mi ha fatto piacere che avessero scelto il nostro sito come caso da studiare.

E quello più difficile?  
-Il passaggio dalla prima versione in asp a quella attuale in php. E’ stato un lavoro lungo, delicato e noioso ma andava fatto.

Hai mai pensato di mollare tutto?
-No, mai. Mi piace quello che faccio e che ho fatto. So che si può far meglio e lavoro in questa direzione. Mollerei l’Italia per come ci stanno trattando i politici ma ScubaPortal continuerei a gestirlo, magari da una postazione al caldo vicina al reef.


marco daturi è quello con la muta stagna

Ti giro il più grande tra i dilemmi odierni sull'informazione: come si fa a mantenersi equilibrati ed attendibili quando ci sono in giro gli sponsor?
-Penso che lavorare col buon senso sia sempre la cosa migliore, nella vita e nel lavoro. Naturalmente, oltre al buon senso, qualche volta una tutela maggiore può essere di aiuto. Noi abbiamo sempre cercato di mantenerci ‘super partes’, di essere seri in quello che facciamo e di comportarci correttamente e su questa strada continueremo.

Secondo te, qual è il messaggio di ScubaPortal che è passato e ha colpito una così grande fetta di pubblico?
-Chi ci segue da molti anni penso possa riconoscerci di aver sempre trovato un posto utile e piacevole dove poter leggere ma anche dialogare di subacquea con gli altri.

A proposito: quale percentuale in numeri?
-Parlare di percentuali e statistiche è sempre difficile soprattutto perché ancora non sappiamo quanti sono i sub in Italia ma si sentono numeri di tutti i tipi. Un dato statistico di una recente analisi effettuata da una dottoressa di La Sapienza ha visto ScubaPortal seguito dal 92% dei circa duemila intervistati. Una percentuale che ha sorpreso anche noi.

Poi nasce ScubaZone, nettamente un magazine, molto meno portale, ma con un blog d’informazione. Come convivono ScubaPortal ed il blog di ScubaZone?
-ScubaZone è nato prima come magazine e poi rinato nel 2014 come portale-blog che si affianca a ScubaPortal come qualcosa di diverso che lo completa con il blog ma anche altri strumenti tra cui, molto apprezzato, il “calendario della subacquea”.


la ragazza in foto non è marco daturi

Quali sono i tuoi obiettivi per ScubaPortal nei prossimi anni?
-Un obiettivo -work in progress- è di allargare le collaborazioni a livello internazionale. E’ un percorso non semplice e fatto di piccoli passi. A parte questo presto presenteremo un’altra novità, molto artistica. Abbiamo inoltre cominciato i lavori per ScubaPortal 3.0 che verrà pubblicato il prossimo anno.

Chi vorresti ringraziare?
-Intanto ringrazio te per questa opportunità e il tempo che mi stai dedicando.
Parlando di ScubaPortal sono moltissime le persone che ringrazio: i moderatori e lo staff, gli sponsor e i partner, i contributors fissi e quelli occasionali, i nostri affezionati visitatori e gli amici del forum, tutti coloro che hanno contribuito in qualche modo.

Una frase d’augurio, un motto per chi ci legge?
-Lascia perdere se il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno. Tieni d'occhio la bottiglia.

Ed una canzone?
-Naturalmente  l'Inno dei Sub scritto da un tal Claudio Di Manao da cantare sulla base di Azzurro di Celentano. E’ un must e dovrebbe essere insegnata ai corsi!

Grazie Marco, 
per il tuo tempo e per quello che hai fatto e stai facendo per la subacquea in generale, per la tua passione.
Questo lo dedico a te e ai tuoi sforzi, ma soprattutto alla subacquea italiana per restare viva. 
Un augurio. Start Anew!

enjoy





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