4 apr 2018

l'importanza della birra nella subacquea




Quanto è vero che la PADI è nata davanti a una bottiglia di scotch, nella subacquea sin dai tempi di Cousteau si beve. Possibilmente mai prima delle immersioni, a volte durante, sicuramente dopo. A parte pochi elementi come Alberico, lo zappatore nero di Pozzobuio, i subacquei sono animali sociali e socievoli, si radunano volentieri al bordo di un bancone da bar, di un tavolo di ristorante, meglio ancora intorno alla fiamma di un barbecue, meglio se su una spiaggia, possibilmente esotica o deserta.



Ma cosa sarebbe la socialità dei subacquei se non ci fosse la birra che li unisce? I racconti delle immersioni sarebbero così coloriti ed interessanti? Gli squali supererebbero mai il metro e mezzo di lunghezza? Usciremmo vittoriosi da pericolosissimi impigliamenti all’interno dei relitti?
Quella della birra è una magia antica di 6000 anni che ci riporta alle sponde del Mar Rosso e del Mediterraneo, quando i più grandi produttori di birra non erano i tedeschi, ma i faraoni dell’antico Egitto. Ramsete Secondo è stato il più grande birraio dell’antichità, con una produzione di centinaia di migliaia di barili all’anno. Veniva somministrata agli schiavi per sopportare le fatiche. Gli ottimi risultati di questa politica sono ancora sotto gli occhi di tutti.
Bere prima dell’immersione è molto pericoloso. Per una serie di fatti scientifici che non sto a spiegare certe sostanze raggiungono un’alta concentrazione durante l’immersione: insomma, è come se beveste di più. Non solo un innocente bicchiere di bavarese chiara e poco alcolica potrebbe ubriacarvi da solo, ma potrebbe decuplicare gli effetti narcotici… Ooops, sono partito col piede sbagliato. Qualcuno potrebbe leggerci un aspetto molto ricreativo! Riformulo.
L’alcol fa alcune cose bruttine all’organismo del subacqueo in immersione. Fa entrare l’azoto a braccia aperte, e poi se lo coccola per bene, così bene che non vorrebbe farlo più uscire.
I risultati li conoscete già. Se non li conoscete non c’è nessun male, ma non immergetevi oltre gli otto metri in acque calde, oltre i quattro in acque fredde.
Non dovremmo bere neanche dopo, l’immersione. Ma non si può tirare tropo la corda. Ci vuole buon senso. Una birra in mano con ancora la muta addosso è una balordaggine anche per i tipi come me.
La birra (dopo l’immersione) è un’ espressione culturale. La birra è rock, è party time, è da bancone orizzontale, dove l’interlocutore totemico è un silenzioso barman che spilla, dove un CD o un Trainer sono sullo stesso piano di un Open. La birra è un rituale senza sacerdoti. La birra Stella, in Egitto, è una birra capace di mille sorprese. Senza la birra anche la subacquea in generale sarebbe striminzita, come gli squali. Senza la birra le storie di Figli di una Shamandura non sarebbero state possibili. Tantomeno pubblicate.



Adesso qualcuno si domanderà : ‘Ma c’è davvero chi beve birra sott’acqua?’ La domanda giusta è:
Come si fa a bere birra sott’acqua?
Prendete una bottiglia formato peroncino: 25cl - non azzardatevi con il formato ‘grande’ da 66, a meno che non vogliate condividerla – e stappatela sott’acqua ad una profondità dove non potete farvi male, né coi vetri né col cervello. Sdraiatevi sul fondo e mettetela col collo verso il basso e insufflate aria nel collo. Tappatela col pollice. Mettetevi in piedi sul fondo e avvicinatela alle labbra. Rilasciate il pollice-tappo. Vi arriverà un getto di schiuma, di birra e di acqua salata. WOW! Ripetete l’operazione. Se non siete più che esperti evitate di farlo in assetto neutro.

- Disclaimer: questa pratica non aumenta né il livello tecnico né la sicurezza durante l’immersione, e non è consigliata da nessuna delle maggiori didattiche.




questo articolo è stato pubblicato su ScubaZone#36


1 commento:

  1. Questo post mi rimette in sesto dopo una batosta (ina) morale subacquea. Saluti da Woodhouse.

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