Visualizzazione post con etichetta antropologia subacquea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta antropologia subacquea. Mostra tutti i post

24 feb 2026

EUDI 2026 – Quando il plancton sbanda verso Bologna.



Per me l’EUDI Show, da subacqueo allo sbando come il plancton nella corrente, è sempre stato il luogo dove incontri gli amici, quelli sparsi per l'Italia e nel mondo. Una calamita per subacquei che vogliono stare insieme. 

Plancton: base della vita marina

Fino a stamattina l’immagine perfetta di come ci si sente all’EUDI Show era il famoso piano sequenza di Harvey Keitel in Mean Streets mentre attraversa un party in uno stato mentale un po' alterato. Poi mi telefona Ricccardo del Triton Dive Club di Bergeggi:
- Mi sento come uscito da una lavatrice.
DanEurope e ScubaPortal sono stati complici perfetti di un programma di lavaggio intenso.


Venerdì.

Mi ritrovo sul palco Assosub, gentilmente offerto da DanEurope, a raccontare storie di subacquei del Mar Rosso. Nel pubblico riconosco Stefano, Giangi e poi Cristian di Dan Europe.
- Vedo delle domande avvicinarsi qui.
Paolo Conte always in my mind.
E nelle loro.  



Poco dopo sono da ScubaPortal, ad impilare libri sul desk. per una presentazione. Il venerdì c’è di solito scarsa affluenza, per la maggior parte standisti che approfittano della relativa calma per gli inciuci.
Chissà se mi filano. 


Cena con Gipa.
Lasagna e fritto misto alla bolognese con Gipa dal Pellegrino. Meno di 30 Euro a testa. 
Passeggiata notturna ai Giardini Margherita, aperti tutta la notte. Gente a spasso col cane, coppie mano nella mano, cancelli aperti, lampioni acesi. Non si fa sotto neanche uno spacciatore. 
Sarà l'età?
- Io qui ci vivrei.
- Per me è troppo umido.
- Vabbè... tu sei del deserto.
  
(sono quello in mezzo)




Sabato.

Michelle e Valentina, allo stand di ScubaPortal sono giovanissime e di una efficienza e di un entusiasmo mostruosi. Affrontano divertite strani subacquei che si presentano con pile di libri. No, non ci credo… la mia bibliografia completa, da autografare! Non so se tirar fuori lagrimoni o ridere. Rido. Che altro devo fare? 
È una festa!

Due generazioni di sharmesi


Cena con Edna
Alla fine, cedo. Non posso non ordinare la cotoletta alla bolognese, se non lo faccio non mi lasciano partire. So di cosa si tratta ed io vorrei solo assaggiarla ma nessuna delle mie commensali è disposta a condividere con me il rischio cardiovascolare. Devo procedere da solo. 
Per ammazzare il tutto Edna ci offre, a casa sua, un Ron spettacolare.



Domenica... boom!

Gli sbandati come plancton piovono a Bologna dall’Indonesia, dalle Maldive, da Sharm el Sheikh, da Gibuti, dalle Galapagos. da Malta, da Ustica, Castellammare, Bergeggi e dall’Elba... 
pezzi di vita salata che si ricompongono, si abbracciano,
si parlano negli occhi che sono rimasti gli stessi.
Occhi ancora spalancati su quel sogno che siamo stati capaci di vivere.

E ancora viviamo.

IL MARE.

Vi voglio un MARE di bene, Cani Salati Nel Profondo Blu.






PS

Ho incontrato tante persone meravigliose, alcune le conoscevo già, altre per la prima volta all'EUDI. Perdonatemi se non le nomino nomino tutte. Anche cercando di ricostruire, tra chi si è presentato col suo nome o cui ho semplicemente stretto la mano. 
Siete persone splendide. 

7 feb 2026

Quanto è pericolosa la subacquea rispetto alle altre attività? - La classifica su AlertDiver

 


Questa domanda (spinosa) ce la siamo posta tutti, subacquei e wannabe.
Fornire una risposta definitiva è impossibile: le statistiche ci danno indicazioni e suggerimenti, quadri attendibili, ma mai perfetti. Prendetela come una esplorazione.

Abbiamo elaborato una Top 10.

(Lo so che vi piacciono lo classifiche), attingendo a dati affidabili e ad uno stratagemma: il micromort,
una unità di misura per il rischio.
Un 'certo' tipo di rischio. Tutti gli altri dati erano impossibili da reperire e da aggregare.

Ci abbiamo messo mesi, ma almeno abbiamo capito qualcosa in più. Come subacquei dormiamo sereni. Ma... attenzione! Ci sono sport che occupano posizioni in classifica non via spettavate.
E neanche noi.

Trovate l'articolo completo su AlertDiver.eu, il magazine del DAN Europe.
 

6 lug 2025

Due parole sugli Oasis... e sul vivere per sempre




Ma soprattutto: cosa c'entrano gli Oasis con 'Sbandati come plancton nella corrente'?

La reunion degli Oasis, sempre che Liam e Noel non si sfascino (di nuovo) le chitarre in testa è una buona notizia. Una buona notizia che ha a che fare con me, la mia vita e quello che scrivo. Sbandati come plancton nella corrente è un libro con una colonna sonora. Ci sono i Verve, i Groove Armada, i Pulp, i Suede, i Radiohead e, naturalmente, gli Oasis. 




L’era glaciale.

Nei primi 90 avevo smesso di comprare nuove uscite. La New Wave s’era giustamente stufata di sé stessa. Non puoi andare avanti in eterno con drum-machine che sanno di plastica, strani tintinnii e vocalizzi alla Bryan Ferry. Non avevo bisogno di comprare novità perché esse mi inseguivano, mi braccavano peggio di un Renato Zero che ti stana nei ristoranti italiani all'estero. 

Il Rock era morto, così cantava il coro dei critici, ed io m'ero dato all'archeologia. Sembrava che l'intero genere fosse stato assorbito per essere smantellato come succede con le acquisizioni delle corporation. Dopo il Progressive e la New Wave, alla sistematica distruzione del canone era sopravvissuto solo il Punk, un rock da midollo spinale che però non era il Rock, era una sua corrente neurologica. Il Grunge mi sembrava un’operazione di contrabbando: ti rifilo un po’ di Rock con influenze Punk. Dimenticarono però di reclutare la serotonina. Non era per niente una tragedia. Tra i contemporanei c'erano Dead Can Dance, Ozric Tentacles e Matt Johnson (the the). Passavo giornate in compagnia dei Creedence Clearwater Revival, T-Rex, The Move e Procol Harum. E poi c'era il buon vecchio Blues. Lo trovavi ovunque dal vivo, insieme a birra, hamburger e salsicce. 


Pozzanghere 

Cammino lungo un canale nei dintorni di Manchester. Ha appena smesso di piovere e le pozzanghere riflettono le nuvole stracciate e a batuffoli dell’estesa mezza stagione britannica. Sono piombato da poco nel mondo di Asterix e i Britanni, un mondo di steccati che incasellano i backyard, i giardini sul retro. Un mondo dove si parla di meteo e dove gli orticelli crescono perché a innaffiarli ci pensa il cielo. In quel mondo il sole, quando si manifesta, scatena sincero entusiasmo ed un rilascio istantaneo di serotonina allo champagne. Mi ritrovo a fischiettare un ritornello appena ascoltato: 

“Maybe, I don't really wanna know how your garden grows cause I just wanna fly”

Forse non m’interessa proprio di sapere come va il tuo giardino perché voglio soltanto volare.

“Lately, did you ever feel the pain, in the morning rain as it soaks you to the bone?”

E poi, hai mai sentito il dolore nella pioggia del mattino che ti inzacchera fino all'osso?

 


Nel cielo del rock appare una supernova allo champagne. Quanto sarebbe durata? Avrebbe vissuto per sempre? 


Live Forever

Neanche me ne accorgo e sto partendo di nuovo, stavolta per le isole Cayman. Finirò in Messico, e poi tornerò alle Cayman. Ed è a Grand Cayman che mi accorgo di avere un appuntamento tutti i giorni alle sei del pomeriggio, ora di chiusura del centro sub. A quell’ora la playlist di Radio Gran Cayman manda in onda una delle canzoni più belle che abbia mai ascoltato. È Champagne Supernova. La voce graffiata e l’energia, quell’energia che è quasi un marchio di fabbrica della ditta Oasis, non le avevo riconosciute all’istante. Intanto io ritardavo, scientemente, la chiusura del centro. Oppure chiudevo e restavo dentro ad ascoltare. Da solo. Quella canzone sapeva di mare. E parlava di me. Poi torno a Londra. Scopro che gli Oasis sono dappertutto, sono diventati l’Inghilterra stessa. Sono i Beatles. 




- Perché ho postato una cover dei Pretty Reckless? Perché contiene una chicca che conferma la tesi. 


Una Pasqua del Rock

Se i Beatles elevarono il rock a culto di massa, gli Oasis hanno ripristinato quel culto raccattando tutto ciò che il rock aveva seminato in cinquant’anni di frammentazioni. L’avevano rimesso insieme con una energia che non si percepiva da anni. Se gli anni Sessanta sono stati segnati da un’ondata irripetibile di pensieri critici ma positivi, come nella Summer of Love, nonostante la guerra fredda lo dobbiamo anche al rock. Come dobbiamo agli Oasis e ad altre band aver scritto la colonna sonora degli anni più sereni e pieni d’entusiasmo che abbiamo mai avuto: gli anni Novanta. E per quanto riguarda i Figli di una shamandura, be'… gli Oasis, i Verve, i Blur, i Pulp e i Suede, ma anche i Morcheeba ed i Massive Attack sono stati parte della colonna sonora di un'epoca memorabile.

Ma gli italiani storcono spesso il naso.

Sulla band piovono ovviamente critiche. Le leggo soprattutto in italiano. Immagino sia difficile provare simpatia per qualcuno che prende a testate i suoi fan, che si mena ad ogni occasione e si fa bannare da un certo numero di compagnie aeree e di navigazione. Invece, non si tratta del loro comportamento. Le critiche vertono su tutt'altre faccende: i presunti plagi dei riff, riff di George Harrison e dei T-Rex. Mi prendo la briga di ascoltare i riff incriminati: ti devi sforzare parecchio per riconoscere le somiglianze ma in ogni caso: quali riff ti vuoi inventare che non suonino neanche lontanamente come già ascoltati? Puoi fare del Rock senza che qualche frammento dei tuoi predecessori ti resti attaccato? Beethoven aveva preso spunti da Mozart? Assolutamente sì. E Wagner aveva preso spunti da Beethoven? Certamente! E Mahler non aveva preso spunti da Wagner? I detrattori degli Oasis mi ricordano tutti una magnifica battuta di Salieri nel film Amadeus:

“Ma perché, perché Dio avrebbe scelto un fanciullo osceno come suo strumento?”




Reunion

Onestamente, me lo aspettavo. Succede in un momento davvero particolare. Succede quando finisco la prima bozza del libro che chiude la trilogia diFigli di una… Shamandura’. Il titolo che ho scelto è LIVE FOREVER: la canzone che Noel Gallagher, nella sua consueta modestia, ha definito la più bella mai scritta nella storia del Rock. Non sono d'accordo con la sua valutazione. Sono però d'accordo su quello che ha dichiarato, sugli intenti: 

"Era stato scritta nel bel mezzo del grunge e di tutto il resto, e ricordo che i Nirvana avevano un brano intitolato ‘I Hate Myself and Want to Die’, e io pensavo... Beh, io non me la bevo, cazzo. Per quanto mi piacciano Kurt Cobain e tutta quella merda, io non lo accetto. Non posso permettere che persone come lui arrivino, si facciano di crack e dicano di odiarsi e di voler morire. È una fottuta stronzata. I ragazzini non hanno bisogno di sentire queste assurdità".

Live Forever come titolo non oltrepassa lo scrutinio del lungo processo di pubblicazione. Sbandati come plancton nella corrente suona ancora meglio e non rischia di creare equivoci tra i lettori disattenti. Resta però intatta la colonna sonora. La vita è uno spettacolo nel quale possiamo essere attori, spettatori o registi. spesso a prescindere dalle nostre intenzioni. La vita, comunque, merita una colonna sonora e il Brit Pop s'è manifestato come il segno di un'epoca che va dalla caduta del Muro alle Torri Gemelle. Chi s'è accorto del culo che abbiamo avuto in quei pochi dodici anni probabilmente ascoltava il Brit-Pop. Esattamente come i protagonisti di Figli di una... Shamandura. E va a finire che a loro volta si riuniscono. Perché come gli Oasis, vogliono, anche loro, vivere per sempre, anche se i sogni d'infanzia spesso si sciolgono come neve al sole. Ma a volte no.

28 ago 2024

Capire gli incidenti subacquei: il Report Annuale - un mio articolo per Alert Diver




"Gli incidenti possono accadere in qualsiasi attività umana. Se in un ufficio uno scaffale non fissato alla parete può costituire l’unico pericolo fatale, nella subacquea i pericoli potenziali si annidano in molteplici aree. Dalle attrezzature alle tecniche subacquee, dalle stazioni di ricarica delle bombole alle scalette delle barche, le aree che dobbiamo monitorare per la nostra sicurezza sono innumerevoli."

Capire a fondo le cause e le dinamiche degli incidenti subacquei è un compito difficilissimo, ostacolato dalla frammentarietà dei dati, dalla loro distribuzione (più fonti) e dalla sacrosantissima privacy e dalla mancanza di un database minimamente somigliante a quello cui contribuisce ed attinge l'Aviazione Civile (anche se DAN e altre organizzazioni ci stanno provando). Infine i sopravvissuti diventano spesso 'testimoni inattendibili' in quanto coinvolti emotivamente, oppure a livello di responsabilità più spesso morale che civile. Una memoria dei fatti che l'essere umano per sopravvivere all'autocritica, la più feroce e inevadibile, altera o cancella nella sua mente.

Questo mio articolo è il primo di una serie che vi invito a leggere.

"Il DAN Annual Diving Report non è stato redatto per ricordarci i nostri peccati, ma per ricordarci che il pericolo esiste e per migliorare gli strumenti che ci consentono di evitare gli incidenti. Per quanto sia umanamente possibile."

lo trovate in Italiano a questo link
https://alertdiver.eu/it_IT/articoli/capire-gli-incidenti-subacquei-il-report-annuale/



28 giu 2023

Pinneggiando sull’Adda

 




Pinneggiando sull’Adda

Ho conosciuto i ragazzi del Bergamo Diving Center nel 2019 durante un evento DAN. Si parlava di viaggi e di sicurezza nei viaggi subacquei e proseguimmo in pizzeria. Mi trovai circondato da ragazze e ragazzi – anche di una certa età - vivacissimi, entusiasti e rumorosi. Era da tanto che non ridevo così. Fu attrazione fatale. Mi invitarono per la Pinnata che si sarebbe dovuta svolgere a giugno dell’anno successivo ma scoppiò il Covid. 

Un giorno mi arriva una e-mail di Riccardo: Vieni?

 

La magia dell’acqua che scorre.

Se c’è una cosa che m’è sempre piaciuta un casino, tra le attività acquatiche, è discendere fiumi. Non in una normale barca ma in canoa, in gommone. Nelle camere d’aria dei camion. Su zattere di bambù. Qui lo scrivo poi lanciatemi le sedie: preferisco immergermi nei fiumi più che nei laghi. Stavolta mi offrono di discendere un fiume con muta e pinne, una novità. Non è un invito al torrentismo. Quello, l’ammetto, mi manca ma abbiate pazienza, arriverà. La Pinnata sull’Adda è invece una cosa molto tranquilla. In quel tratto il fiume, e già da un bel pezzo, scorre placido. Quasi addomesticato.

Alle otto e mezza siamo alla Canottieri di Trezzo sull’Adda, una base fluviale ben posizionata e concepita. In una sacca muta, pinne, maschera e snorkel. Gli ultimi due pezzi d’attrezzatura si riveleranno perfettamente inutili. Riempiamo autodichiarazioni sul nostro stato di salute. Scopriamo di essere coperti da un’assicurazione. Marco, istruttore del Bergamo Diving Center, ci fa salire su un minibus. Abbiamo già zippato le mute e Marco e gli altri istruttori indossano anche elmetti speleo e salvagenti da soccorritori. Percorriamo una strada sterrata che risale il fiume. I mezzi fanno avanti e indietro per trasportare uomini, donne e attrezzature. Per la gioia dei ciclisti e dei pescatori in gara. Ci sono parecchie donne, più del fatidico 30%, così a occhio. Superiamo una spiaggetta alla nostra destra dove stanno alando un gommone. Non è un gommone qualsiasi, la sezione centrale della prua può abbassarsi, come il portellone di un ferry, per facilitare un soccorso. Sarebbe il massimo, un gommone così, per le immersioni. Chissà quanto costa. Durante il tragitto Marco mi racconta tutto quello che mi può raccontare: quanti siamo (74) quanti erano nell’edizione precedente ed il record assoluto negli anni passati: 171. Procediamo sullo sterrato tra frasche, passanti, pescatori e ciclisti che ci guardano. Non-gioiosi. È una domenica italiana molto assolata e sono tutti in giro, a piedi in bici e con le canne da pesca. Siamo arrivati allo start e già mi manca il fiato. La Centrale Esterle di Porto d’Adda è monumentale. Quando siamo tutti radunati scendiamo da un passo di servizio, ci caliamo da una scala in tubi innocenti, indossiamo le pinne su un comodo gradino che sembra fatto apposta per quello, e…

 

Splash. Partono tutti come razzi.

“Il percorso può essere affrontato in maniera ludica, con lo scopo di trascorrere una giornata in allegria e soprattutto in un ambiente incontaminato e di straordinaria bellezza, o in maniera agonistica.”

Avrei dovuto capirlo dai costumi hi-tech delle nuotatrici. I nuotatori pro maschi sono tutti a petto nudo. Provo a inseguire il gruppo con maschera e snorkel, ma poi mi stufo. La visibilità è quello che è e lo spettacolo è sopra e tutto intorno, non sotto. Marco è dietro di noi, chiude la fila. Dopo pochi minuti, ho i primi crampi. Marco mi strizza l’occhio e mi fa: Io ho preso i sali. Non so quanti anni abbia ma, come me, sembra non ne abbia più trenta da un po’. Ecco che anche la mia buddy, ha i crampi. Me lo comunica con una certa sorpresa: E io che avevo preso il Polase! Siamo due subacquei (tedesch) i arrugginiti, quel tipo di subacqueo che in favore di corrente aggiusta il GAV e non pinneggia mai. Siamo qui per goderci lo spettacolo, dice Marco per farci coraggio. Non sta mentendo. Anatre che ti volano accanto a pelo d’acqua. Libellule azzurre che forse ti scambiano per una portaerei fluviale. Folaghe. Svassi. Cigni. Tantissimi nidi e piccoli di ogni specie, è stagione. Il bosco che incombe sul fiume nasconde le case sulle alture. Ammiro il gioco tortuoso delle radici emerse. Pinneggio sul dorso, preferibilmente a rana, sotto un cielo incredibilmente azzurro. So che la mia faccia brucerà. Marco non è lì solo per me e la buddy e le distanze tra noi tre e quelli più avanti si stanno tristemente allungando. Se non spingiamo Marco perderà il controllo del resto del gruppo ma dice che non dobbiamo preoccuparci perché c’è un gommone che fa su e giù lungo la fila di pinneggiatori. Da bordo gommone ci mandano spesso segnali: sospettano, giustamente, qualche difficoltà. In realtà l’unico vero rischio per la nostra salute è quello di affogare per quanto ridiamo. Le storie che si raccontano i subacquei sono più esplosive delle peggiori barzellette. Per fortuna quelli che ci precedono si stancano presto. Ancora libellule, folaghe, anatre. Aironi. Il paesaggio ai nostri lati, con le foglie degli alberi che luccicano al vento, scorre cambiando prospettiva. Solo l’ambulanza mantiene il nostro passo, guatandoci dalla strada sterrata. E il fiume, come qualsiasi altra massa fluida in movimento, non scorre mai omogeneo. Lo sanno bene quelli che frequentano l’acqua e l’aria. Piccoli gorghi, secche. Sul lato esterno della curva la corrente scorre più veloce. Quando il fiume si allarga, il flusso rallenta. Madre Natura funziona spesso al contrario delle tangenziali.

 




Le cose sacre.

Verso l’arrivo ci fanno cenno di spostarci sulla riva destra. Poco oltre ci sono le chiuse. Gli organizzatori preferirebbero non vedere pinneggiatori aggrappati alle griglie come gatti su una rete da pollaio. Per evitarlo hanno fatto in modo che tutti confluissero per tempo sulla sponda giusta. La corrente, a guardare bene quel punto, non sembra forte, ma non si sa mai. La sicurezza, per noi subacquei, è sacra. L’acqua non era fredda, ma 5,5 km e più di un’ora di fiume, 90 minuti per noi pigri e ‘crampati’, affamano. I volontari del buffet-griglia e al bar scodellano, arrostiscono e spillano birra. C’è anche un menu vegetariano. So che la cucina è l’altra cosa sacra, dopo la sicurezza, tra i subacquei italiani. Viene prima del lago e del Mar Rosso. Pronuncio una parola pericolosa: carbonara. Lo so che non si fa, perché qualcuno prima o poi dirà ‘panna’ e l’effetto è sempre esplosivo. Al binomio fatidico le facce si fanno serie. Gli inglesi ci definiscono i critici gastronomici più spietati. È comprensibile, soprattutto dal loro punto di vista. Abbandono perfidamente la discussione per parlare un po’ con Giuseppe Zappa (Beppe) presidente e fondatore del Bergamo Diving Center. Mi interessa sapere com’è nata l’idea della Pinnata sull’Adda una delle manifestazioni, lasciatemelo dire, più belle cui ho partecipato.

 

Per gioco e poi sul serio.

“Eravamo un gruppo di amici, 5 o 6… al massimo una decina, e d’estate finito il lavoro per scherzare andavamo a nuotare sull’Adda, non c’erano divieti, allora.”

Il Bergamo Diving Center trasformerà una mezza goliardata tra amici in un evento che vedrà ben trenta edizioni. Beppe mi racconta che l’associazione nasce nel 1986 dalla scissione da un antico club FIPS (si chiamava così all’epoca la FIPSAS-CMAS) per un percorso verso la PADI. L’associazione, non a scopo di lucro, ha lo spirito di un Thomas Canyon, uno dei miei personaggi che ho più a cuore. Thomas, come gli istruttori del Bergamo Diving Center, vuole portare sott’acqua il maggior numero di persone perché solo così si può creare un legame profondo con il mare. E con l’ambiente acquatico in generale. In un anno arrivano nei corsi fino 120 allievi. Il marketing? Il passaparola, mi dice Beppe.

“Ci siamo ridimensionati, 120 allievi erano troppi per noi che preferiamo una ratio di 2 allievi per ogni istruttore-divemaster come puoi vedere non andiamo solo sott’acqua.“

Scopro che organizzano, oltre ai viaggi in Mar Rosso tra Egitto ed Arabia Saudita, anche canyoning e un’altra cosa che m’è piaciuta assai: il giro delle cantine dell’Amarone in Valpolicella. Tra tutte, l’organizzazione della Pinnata è la vera sfida. Lo è dal punto di vista burocratico e organizzativo. Si svolge in un’area protetta dove inoltre vige il divieto di balneazione per motivi di sicurezza. Le imponenti misure impiegate, gommone, ambulanze, soccorritori, vengono prese per ottenere la deroga a quel divieto. Quell’ora e più di vera beatitudine nel fiume è frutto di protocolli e di pianificazioni accurate, di un coordinamento preciso. Non è attenzione maniacale, è voglia di serenità. Non so voi che mi leggete, ma in acqua io preferisco ridere, divertirmi, contemplare la natura. Tutto ciò che potrebbe generare stress o rovinarti la giornata va neutralizzato prima che bussi alla porta. La pinneggiata sull’Adda, almeno per me, malgrado qualche crampo, è stata una sorta di sessione yoga. Ma una sessione poco ortodossa. Ogni tanto, l’ammetto, più che al Nirvana pensavo ad un’altra cosa, altrettanto sacra ai subacquei di tutto il mondo. La birra.

Salute, Bergamo Diving Center!

e a presto.

claudio di manao

http://www.bergamodivingcenter.com/

http://www.bergamodivingcenter.com/index.php/pinnata

https://claudiodimanaoblog.blogspot.com/2019/12/evento-dan-al-bergamo-diving-center.html


8 giu 2023

Subacquei arrugginiti affrontano l'estate.




L'astinenza d'azoto raggiunge il picco massimo in questa stagione. Con il caldo e le belle giornate viene proprio voglia di tornare sott'acqua.


Scopriamo che la muta si è misteriosamente ritirata durante l'inverno e che probabilmente la batteria del computer si è scaricata. Le sorprese, ad ogni inizio estate, non finiscono mai.
Soprattutto: siamo sicuri di poter affrontare la nuova stagione subacquea in sicurezza? 
Per questo vi ripropongo un post di successo pubblicato anni fa e che sembra ancora verde:


 
e poi un articolo, sempre spiritoso sullo stesso argomento ma con un piglio più scientifico ed inevitabilmente più accurato, visto il magazine che lo pubblica. Alert Diver resta il punto di riferimento più affidabile per la comunità subacquea planetaria. Se avete dubbi andate dritti a questo link:



Da non perdere: il QUIZ!

Ecco un QUIZ di verifica su quanto siete preparati a tornare in acqua dopo un lungo periodo di astinenza da azoto.



Buone bolle!

Claudio Di Manao







4 giu 2023

il più grande fotografo subacqueo dopo il pleistocene

 


Sui fotografi subacquei ho scritto molto. A volte facendo arrabbiare qualcuno. Quelle che sono state spesso percepite come critiche non erano altro che risultati di osservazioni sul campo. Pubblico l'indagine antropologica con le dovute scuse ad una specie che ci ha dato veramente tanto - senza ironia - e che fatica a competere con i cambiamenti. Per esempio: i diritti d'autore.

 

Le origini.

30.000 anni fa l’essere umano non conosceva la fotografia, ma sentiva già il bisogno irrefrenabile di catturare il mondo che lo circondava. Per poi stenderlo sulla rupe del salotto buono. Se le rocce fossero state meno difficili da scalfire o colorare avrebbe riempito ogni parete disponibile con i suoi ricordi di viaggio, di caccia, con spiedini di mammuth serviti su letti di uva passa e prugne secche e, inevitabilmente, i soliti ammazzamenti e tanta, tanta pornografia. Non erano diversi da noi. Erano noi senza l’iPhone. Ventimila anni più tardi, grazie ai social, abbiamo riempito il web delle stesse cose, risparmiando le rupi. L’essere umano è un fotografo compulsivo. Steve Jobs lo sapeva bene e mise in commercio un telefono che conteneva una trappola mortale: la migliore fotocamera da tasca. Poi arrivò la GoPro, e fu il finimondo. Soprattutto sott’acqua.

 

L’adattamento all’ambiente acquatico.

Le immagini subacquee, si sa, stregano a morte. Il mondo tridimensionale, come quello dello spazio, lasciano a bocca aperta anche il più insensibile dei discendenti dei pittori rupestri. Se non provi niente davanti ad una bella immagine subacquea discendi da una forma aliena. Il salto evolutivo lo compiono Hans Hass a Jacques Cousteau, un salto che in 007 Thunderball, girato per il 40% sott’acqua, chiude il cerchio con i nostri istinti rupestri. Stai esagerando. No, non sto esagerando, tu guarda la scena madre e cosa trovi? Omini che nuotano, sagomine che si infilzano con le fiocine, che si accoltellano. Come ai vecchi tempi.

 

Una nuova specie.

Nasce quindi una nuova specie di fotografo, una sorta di umano-drone che vola nelle tre dimensioni. Ci riesce così bene e si sente così a suo agio che comincia ad identificarsi con il soggetto. Il fotografo (o videografo subacqueo) non è più l’occhio, non è più il punto di vista, è il soggetto stesso. Nel ripetere il gesto rupestre sott’acqua il fotografo subacqueo si trasfigura e come i mitici serpenti che si divorano a vicenda partendo dalle code, per fondersi in una unità dinamica. Salvo incazzarsi se poi il soggetto non fa quello che vorrebbe il fotografo.

La misura del fotografo subacqueo è la sofferenza. Combatte con costi spropositati per le attrezzature, con obsolescenze che arrivano più veloci delle multe arretrate. Sa che ogni oggetto elettronico portato sott’acqua sviluppa la maledetta tendenza ad allagarsi. I suoi tentativi di impedire questo spiacevolissimo evento impegnano importanti risorse e producono stress. Opera in un ambiente che non è mai caldo abbastanza per chi si ostina a tempi di permanenza mostruosi, spesso nell’immobilità assoluta. I suoi viaggi non sono duri e seminati di trappole d d’intoppi; le compagnie aeree puniscono le attrezzature con pesanti franchigie e riservano alle batterie per le torce la stessa accoglienza che riserverebbero ad un seguace dell’Isis. Infine, il processo di fusione, quel legame profondo con il soggetto tende spesso rompersi. Può prelevare un tritone e trasportarlo in una zona infestata da corone di spine, attendendo la scena dell’attacco al diabolico echinoderma per usarla in una campagna di salvaguardia del tritone stesso, ma il gasteropode può decidere di saltare la cena, contro i suoi interessi. E quelli del reef.

 

Grazie per tutto il pesce.

Dovevo questo piccolo contributo ai fotografi subacquei, bistrattati nei miei libri e in alcuni articoli per i comportamenti di pochi. Lo dovevo almeno agli appartenenti alla suddetta specie che ci hanno riso su. La fotografia è un mestiere da cacciatori stoici, pazienti e, di questi tempi, da gente che ricava immagini ben fatte, documenti di valore scientifico. Dall’immensa rupe del web le belle immagini si rubano e si replicano, tutti postano di tutto e il mestiere non viene più riconosciuto come un tempo. Oggi siamo tutti fotografi, come siamo tutti scrittori. Siamo il bias danzante dell’universo.

 

Questo articolo è reperibile anche su ScubaZone N°66.


Ma non finisce qui...


 

30 dic 2019

Evento DAN al Bergamo Diving Center - resoconto di una serata tra sub



Tutto m’aspettavo tranne un’aula multimediale con le travi a vista sui muri in pietra. Eppure il nome del luogo, ‘cascinetto’, avrebbe dovuto suggerirmi qualcosa. Entro sotto la pioggia battente col dovuto anticipo. Non si sa mai con chiavette USB, cavetti, formati ODP, Pwp, compatibiltà tra Micio-32 e Millennium/Falcon.
E infatti... Mentre convertiamo febbrilmente i file la sala inizia a riempirsi. Si riempie, e si riempie. Finché non c’è più posto e c’è ancora gente in fila giù per le scale.

Gli eventi DAN sono così.
Il Dott. Torcello (che ho avuto il piacere di conoscere in quest’occasione) parlerà di gestione dello stress, ansia e panico nell’immersione. Umberto Giorgini, di DAN Europe, ci illustrerà la gestione dell’emergenza sub, analisi e statistiche dell’incidente subacqueo.

Roba seria. E come al solito sono l'unico non scienziato.
Cristian, di DAN Europe, mi aveva detto su Skype:
“Affronta il tema viaggi ed esplorazioni. Come sai fare tu.”
Come so fare io significa che devo farli ridere tutti. Sono tanti, sono assai più di 100, e io non sono Crozza, sono uno scrittore. Me la cavo degnamente a tu per tu con una tastiera nel mio buco, ma il pubblico dal vivo è ben altra cosa. Ascolto gli altri interventi. Mi godo il privilegio di essere lì, ad assorbire da professionisti unitisi a noi in carne e ossa, per spiegarcela per bene. Altro che i guru da forum o da facebook.

Tocca a me.

Sto per raccontare a tutti come viaggiare da sub. Ovviamente la storia dei 15kg la conoscono tutti, quindi parto dal viaggio per la conquista del mondo dell’homo sapiens e poi passo alla sua sub-specie che ci interessa: il sapiens subaquaticus. Ci metto dentro le prospettive e la visione dei vari gruppi etnici sulle destinazioni subacquee. Ci metto pure le mappe.
Beccatevene una: come i subacquei americani vedono le diving destination mondiali.
(funziona meglio ingrandita)





Ecco che già sghignazzano.
Bene, vado avanti a fare quello che mi piace di più: raccontare fatti veri - o quasi veri - come se fossero barzellette, ma ficcandoci dentro nozioni e concetti che (spero) siano utili. Conto sulla risata come aggrappante per superfici porose. Poi l'assalto-abbraccio per le dediche sui miei libri.

L'avevo già intuito dalla risposta del pubblico, ma a fine serata ne ho le prove:
i subacquei che frequentano il Bergamo Diving Center, e i membri delle altre associazioni che gravitano intorno al club, sono di una simpatia e di una cordialità unica, con il Beppe, il presidente, in pole position. Sono tutti professionali, seri ed efficienti (lo racconta il fatto che abbiano ospitato un evento DAN e che abbia funzionato impeccabilmente) ma non hanno mai perso di vista l’obiettivo principale della subacquea: lo stare insieme e divertirsi. Scopro, tra pizza e birre, che ogni anno partecipano alla storica ‘Pinnata sull'Adda’: un bel tratto di fiume da percorre a nuoto.
Wow!

Al mattino dopo io e Mary Poppins ce ne andiamo a esplorare i dintorni. Per chi non lo sapesse, i dintorni di Bergamo sono incantevoli. Scordatevi il paesaggio che vedete dall'autostrada verso Orio al Serio. Tutt'altra roba. I capannoni ai lati li hanno messi lì solo per far desistere dall'esplorazione i clienti Ryan Air, quando restano a piedi.

È passato più di un mese ed io ho ancora certe battute da fine cena nella testa. E il calore. L’accoglienza. Lo spirito. Posso fare una previsione per il 2020: torneremo.

28 giu 2018

subacquei arrugginiti: 10 regole per affrontare l'estate


I subacquei veramente allenati a marzo erano in Sudan, a rincorrere squali martello in quel di Angarosh Reef, o hanno cercato invano il Sardine Run in Sudafrica maggio. Oppure hanno la stagna, e l’hanno usata durante l’inverno al lago, o davanti gli alberghi chiusi lungo le coste liguri. Se non hai fatto nulla di equiparabile alle azioni sopracitate, hai bisogno di qualche consiglio per affrontare l’estate.

1- Le mute umide (ma a volte anche le stagne) durante l’inverno si ritirano. Non ce la farai mai a dimagrire nel breve tragitto che ti separa da Sharm o da Santa Margherita Ligure. Se sei ottimista ti deciderai a affittarla invece di comprarne una nuova. Sii consapevole che l’ottimismo di questo tipo può perdurare molti anni.

2- Le batterie del computer seguono la legge di Murphy: 1) tenderanno a ricordarti che sono state trascurate proprio durante l’immersione; 2) non esistono rivenditori di quel tipo di batterie nel posto in cui andrai in vacanza.
Comprale finché sei sicuro di trovarle.

3- La cassettina gialla della Pelikan col tuo amato kit del subacqueo intelligente è dove l’avevi messa tu. Elencare urlando il suo prezioso contenuto di cinghioli di ricambio, tubicino di silicone, set di o-ring, set di brugole, adattatore DIN, servirà solo ad alimentare la tua frustrazione. Controlla in fondo alla scatola di plastica dell’Ikea che sta sotto il vecchio registratore a bobine, oppure sotto i pacchi delle mattonelle del bagno. È lì. Se non la trovi, prova tra gli articoli da campeggio.

4- L’idea che qualche insetto sgradevole abbia messo su casa nel secondo stadio dell’erogatore, nel tuo caso non è un’idea balorda. Non aspettare di attaccare il primo stadio a una bombola per soffiare via l’intruso. Controlla il boccaglio prima d’imbarcarti per l’estero. Ogni scarafone appartiene al suo habitat: potrebbero accusarti di aver introdotto clandestinamente una specie aliena.

5- Non c’è niente di male nel cominciare con un’immersione facile. Non è scritto da nessuna parte che nelle immersioni facili non ci siano attrazioni. Se non vuoi essere tu l’attrazione per il tuo gruppo, evita l’immersione impegnativa come primo approccio. Sono certo che rubare la scena al branco dei martello vale più punti di un bel selfie su Istagram, ma i subacquei in acqua con te potrebbero non essere della stessa opinione. Tantomeno la guida.

6- I tuoi figli, che hanno percorso lo stesso iter didattico e le stesse pause di pigrizia, una volta in ammollo andranno meglio di te. Non arrabbiarti se il diving li spedisce a visionare relitti e banchi di pesce in corrente, mentre tu resti a guardare le sogliole per un paio di giorni. Cerca un nudibranchio o un anemone, ce ne sono sempre.

7- Cinque immersioni al giorno sono troppe anche per una guida safari. Fanne due, massimo tre. E sarai in pace con le tue orecchie, con il tuo azoto residuo e con il tuo dispendio energetico. Anche la guida sarà felice di non rincorrerti su e giù, per gli stessi motivi.

8- Il controllo dell’assetto è dote innata fino all’età di 12 anni. Oltre quell’età richiede allenamento costante. Se sei un profondista accanito, e non puoi fare a meno di sprofondare negli abissi, prima di prenotare la tua vacanza accertati che ci sia una camera iperbarica attiva nelle vicinanze.

9- L’iscrizione al DAN non è a vita: va rinnovata anno per anno.

10- Sii felice: il tuo brevetto non scade mai! Le tue capacità sott’acqua invece sì.


NB: Anche se seguirai tutte queste regole il tuo erogatore andrà in flusso continuo davanti a tutti non appena monterai l’attrezzatura. Lo farà anche se l’hai appena revisionato.


Se ti piace questo scritto potrebbero piacerti i miei libri:
puoi cominciare con Figli di Una Shamandura, parla anche di subacquei sfigati.



per finire con l'ultimo:

2018 © claudio di manao 
- vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti senza il consenso dell'autore -

4 apr 2018

l'importanza della birra nella subacquea




Quanto è vero che la PADI è nata davanti a una bottiglia di scotch, nella subacquea sin dai tempi di Cousteau si beve. Possibilmente mai prima delle immersioni, a volte durante, sicuramente dopo. A parte pochi elementi come Alberico, lo zappatore nero di Pozzobuio di Subacquei Cattivi, i subacquei sono animali sociali e socievoli, si radunano volentieri al bordo di un bancone da bar, di un tavolo di ristorante, meglio ancora intorno alla fiamma di un barbecue, meglio se su una spiaggia, possibilmente esotica o deserta.



Ma cosa sarebbe la socialità dei subacquei se non ci fosse la birra che li unisce? I racconti delle immersioni sarebbero così coloriti ed interessanti? Gli squali supererebbero mai il metro e mezzo di lunghezza? Usciremmo vittoriosi da pericolosissimi impigliamenti all’interno dei relitti?
Quella della birra è una magia antica di 6000 anni che ci riporta alle sponde del Mar Rosso e del Mediterraneo, quando i più grandi produttori di birra non erano i tedeschi, ma i faraoni dell’antico Egitto. Ramsete Secondo è stato il più grande birraio dell’antichità, con una produzione di centinaia di migliaia di barili all’anno. Veniva somministrata agli schiavi per sopportare le fatiche. Gli ottimi risultati di questa politica sono ancora sotto gli occhi di tutti.
Bere prima dell’immersione è molto pericoloso. Per una serie di fatti scientifici che non sto a spiegare certe sostanze raggiungono un’alta concentrazione durante l’immersione: insomma, è come se beveste di più. Non solo un innocente bicchiere di bavarese chiara e poco alcolica potrebbe ubriacarvi da solo, ma potrebbe decuplicare gli effetti narcotici… Ooops, sono partito col piede sbagliato. Qualcuno potrebbe leggerci un aspetto molto ricreativo! Riformulo.

L’alcol fa alcune cose bruttine all’organismo del subacqueo in immersione. Fa entrare l’azoto a braccia aperte, e poi se lo coccola per bene, così bene che non vorrebbe farlo più uscire.
I risultati li conoscete già. Se non li conoscete non c’è nessun male, ma non immergetevi oltre gli otto metri in acque calde, oltre i quattro in acque fredde.
Non dovremmo bere neanche dopo, l’immersione. Ma non si può tirare tropo la corda. Ci vuole buon senso. Una birra in mano con ancora la muta addosso è una balordaggine anche per i tipi come me.
La birra (dopo l’immersione) è un’ espressione culturale. La birra è rock, è party time, è da bancone orizzontale, dove l’interlocutore totemico è un silenzioso barman che spilla, dove un CD o un Trainer sono sullo stesso piano di un Open. La birra è un rituale senza sacerdoti. La birra Stella, in Egitto, è una birra capace di mille sorprese. Senza la birra anche la subacquea in generale sarebbe striminzita, come gli squali. Senza la birra le storie di Figli di una Shamandura non sarebbero state possibili. Tantomeno pubblicate.



Adesso qualcuno si domanderà : ‘Ma c’è davvero chi beve birra sott’acqua?’ La domanda giusta è:
Come si fa a bere birra sott’acqua?
Prendete una bottiglia formato peroncino: 25cl - non azzardatevi con il formato ‘grande’ da 66, a meno che non vogliate condividerla – e stappatela sott’acqua ad una profondità dove non potete farvi male, né coi vetri né col cervello. Sdraiatevi sul fondo e mettetela col collo verso il basso e insufflate aria nel collo. Tappatela col pollice. Mettetevi in piedi sul fondo e avvicinatela alle labbra. Rilasciate il pollice-tappo. Vi arriverà un getto di schiuma, di birra e di acqua salata. WOW! Ripetete l’operazione. Se non siete più che esperti evitate di farlo in assetto neutro.

- Disclaimer: questa pratica non aumenta né il livello tecnico né la sicurezza durante l’immersione, e non è consigliata da nessuna delle maggiori didattiche.




10 feb 2018

il mio primo webinar! - vi aspetto in diretta in rete



Tutti dicono che parlare con un computer invece che col pubblico faccia un effetto strano... Lo scoprirò Venerdì 16 febbraio, quando terrò un webinar sul mio ultimo libro e altri argomenti, un evento organizzato da PADI EMEA.
In questo incontro parlerò (con un computer) dei miei vagabondaggi di istruttore subacqueo, dell'ambiente marino, ma anche di come si scrive un libro di subacquea. Parlerò soprattutto di Io Sono Il Mare, il mio ultimo lavoro dalle tematiche fortemente ambientaliste, ma anche delle paure e delle le resistenze di molta gente nei confronti del mondo sommerso, di quel giardino dell'Eden che ancora si apre sotto la superficie e che rischiamo di perdere proprio perché siamo ancora in pochi a conoscerlo e apprezzarlo. 
Alla fine della presentazione potrò rispondere a tutte le domande che mi farete via web. 

Nonsolo-i-PADI, tutti possono accedere registrandosi al seguente link:

webinar: https://attendee.gotowebinar.com/regist…/8148617401452256001

Il mio protagonista e coautore, Thomas Canyon sarà al mio fianco. Se lui riesce a far vincere alle persone claustrofobia e terrori atavici del profondo blu, riuscirà a farmi superare lo strano disagio di parlare con un computer. 

Mandate dei segnali, a me e Fabio Figurella, Regional Manager PADI, per farci sapere che ci siete, in carne, ossa... e azoto residuo!
https://www.facebook.com/mammapadi


Io e Fabio vi aspettiamo numerosi, venerdì 16 febbraio 2018 alle 19:00 
 #gogogo #iampadi #padi4change #bebestbepadi!

Claudio