A Natale si regalano soprattutto guanti, calzettoni e sciarpe. Vogliamo che i nostri cari si sentano coccolati da qualcosa di caldo, di morbido. Anche se vi sarà costato comprare una cassettiera nuova all'Ikea solo per sciarpe guanti e calzettoni, sapete che quei doni rappresentano un caldo abbraccio: è come se vi avessero portato un caminetto, o della legna da ardere se il caminetto ce l'avete già in casa, in questi giorni... purtroppo sempre meno freddi.
Ho una grande notizia per voi:
L'Ikea, però, non fa solo cassettiere. Fa anche librerie! La Billy, per esempio, costa meno di qualsiasi smartphone. E ci puoi mettere libri di carta che puoi toccare, annusare e che restano tuoi. Li puoi anche prestare! Pare che in Italia le persone leggano meno che nel resto d'Europa.Che non abbiano abbastanza librerie? Qui mi rivolgo alle femmine, che sono quelle che in Italia leggono di più e che decideranno - maschio, non puoi uscirne vivo - della nuova libreria in casa tua sua o vostra: regalate libri ai maschi per costringerli a comprare una libreria
(chiederò i soldi dopo, a Ikea)
Maschi: regalate i libri alle femmine perché li leggono davvero. E una cassettiera occupa meno superficie orizzontale di una libreria.
Ma che carezza è? - si chiederà qualcuno - i libri generano calore solo nel caminetto.
Signore e signori, un libro è una carezza al cervello.
Non è una sciarpa contro il freddo, è portare la persona cui volete bene in un altro mondo. Possibilmente caldo, vista la stagione. E dato che sono l'inventore di questa strampalata dissertazione, mi permetto di postare un'immagine che mi fa comodo. Anche se vale per TUTTI i libri.
Merry Xmas, stay warm, enjoy the hugs from your beloved.
A volte scrivere è un atto magico. Ho scritto Sbandati come
plancton nella corrente perché mi mancavano i miei protagonisti, in gran parte ispirati ai vecchi miei amici di Sharm el Sheikh. In sostanza, mi mancavano un botto i miei amici. Ed avevo una promessa da mantenere.
Mi preparo al corto circuito.
Sapevo che la Sharm el Sheikh di oggi sarebbe entrata in
conflitto con i miei ricordi più cari, come lo facevano i sogni che di notte continuavano
a distorcere La Mia Sharm
“Io avevo lasciato il Mar Rosso, ma nei sogni il Mar Rosso
voleva dirmi che non m’aveva mai abbandonato. Qualcuno sostiene che la mente,
mentre si dorme, cerca di ricostruire il quotidiano. Platax e barracuda non
erano più il mio quotidiano da un pezzo, eppure irrompevano nelle scene che
sognavo.”
Chiamatela pure sindrome del Ragazzo della via Gluck.
Per i primi due giorni ho nascosto dissimulato (nel possibile) lo shock alle
mie compagne di viaggio. Il loro entusiasmo, ed una genetica repulsione al
lamento, non meritano lagne. Da loro mai un gnegnegné, piuttosto risate su
tutto ciò che, tipicamente a Sharm, non funziona. Pensavo di essere utile sulle
trappole che conoscevo bene e loro… niente, scardinano tutte le tagliole sul percorso,
riescono a mettere in imbarazzo navigati animatori-gigolò e a guadagnarsi il loro
rispetto. Con calma. E sense of humour. Mi
dico: con tre così vai dappertutto. L’universo sta tramando per la mia felicità
ma io ancora non lo so, vedo insegne luminose, fontane nel deserto, costruzioni stile Disneyland, torri dove prima c’era solo il giallo ocra dell’arenaria. Cerco gli spazi ancora sterrati dove un tempo consumavo i miei sandali alla ricerca di un introvabile spazzolino per il cesso. (cit. Figli di Una Shamandura)
Day 3 - Jessica
So che è a Sharm e voglio farle una sorpresa. Anche lei ha
scritto un libro, un romanzo breve, brillante e toccante su di noi, guide e
istruttor sharmesi. La incontriamo al Sadyki Bar a el Hadaba, sul cliff. Con
lei ci sono Andrea, Claudia e Livia, la figlia di Claudia, che venti anni fa
era una ragazzina imbronciata ed ora è una felice divemaster. Il Sadyki Bar adesso
ha anche un gabinetto. Immaginate un po’ la situazione precedente, in un luogo
dove non c’è neanche un alberello in giro. Baci, abbracci e lagrimucce. Ci rivediamo
il 10, dice Jessica, stesso posto. Ok.
Day 4- El Fanar
La mia prima immersione – si fa per dire - dalla floating
del Coral Bay, è rigorosamente guidata. Un vecchio adagio sharmese recita:
“Sono i diving center che non ti chiedono il check dive
quelli dei quali devi fidarti meno”
Non aspettatevi la descrizione di questa immersione perché
quella documentata è l’ultima. Usciti dall’acqua si va a El Fanar. Luogo
leggendario. Da lì, oltre a mangiare, bere birra e prendere il sole, potevi
sbirciare le gorgonie di Ras Umm Sid anche
facendo snorkeling. Lettini, gorgonie etc. sono ancora lì, ma il ristorante stile
Flintstones è in rovina, nascosto da muri e strutture di legno che separano più
bar e attività, tutte affastellate peggio che in Liguria. Quel labirinto mi ricorda i sogni sulla Sharm di superficie che da dieci
anni a questa parte mi raggiungono di notte. La Mia Sharm, nei sogni, è un
suk delirante, caotico. Al Fanar mi manca lo spazio di un tempo. Ti salvi se
vai in acqua o se sei bordo mare ad osservare la danza delle barche che si
avviano al porto nel tramonto dorato. Propongo di cenare a Naama Bay. Il mio obiettivo
segreto è il Pirate’s Bar. È lì che ho incontrato Franz, dopo che ci eravamo
persi di vista per dieci anni. Ed è lì che Thomas, col quale lavoravo al
Sofitel, mi presentò Steve, anche lui reduce da Zanzibar. Era lì che trovavamo tutti
i manager e quindi lavoro, e l’happy hour prevedeva un ricchissimo buffet. Senza
parlare delle divemaster abbronzate.
Day 4 -5 - Attento
a cosa desideri, potrebbe avverarsi
Ho scritto Sbandati come plancton nella corrente perché
dovevo chiudere in qualche modo l’epopea sharmese. Io, e molti dei vecchi, ce
ne eravamo andati. Ma come anticipato, mi mancavano i protagonisti dei miei romanzi.
E di conseguenza gli amici che li avevano ispirati, tutti sparsi per il mondo, Mi
mancavano soprattutto Steve e Thomas, i DecoBoys, che hanno lasciato un segno importante
nella nostra comunità di sbandati planctonici. Non li vedevo da forse venti anni. Ed eccomi al Pirate's Bar. Le mie compagne di viaggio danno
l’ok per il menu ed io tiro un sospiro di sollievo, ma a metà. Mi sento come in museo
deserto. Prendo il mio telefono e mostro loro foto disegni come cercando di
giustificare la mia insistenza a cenare in un locale semivuoto ma per loro va
benissimo, il cibo è ottimo e l’atmosfera è piacevole. Chiediamo il conto e
spunta Sem, ex guida ed ex superstite del famigerato 100’s Club che mi
riconosce subito.
“Claudio! Non ci posso credere! Indovina chi sta arrivando!”
– mi dice.
Steve e Thomas, i DecoBoys si materializzano sul piazzale del
parcheggio.
Nessuno di noi ha in programma di far tardi, ma Sem ha con sé
una chitarra….
DAY 5 - due libri, i DecoBoys e una violinista
Non riesco a dormire. L’emozione è troppo forte. La
probabilità era una su qualche milione, visti i nostri percorsi, e la mia
allergia ai social. Ci siamo ritrovati esattamente dove ci eravamo
incontrati, dove è partito tutto. Alla sera si va al Sadyki Bar, scopro che io
e Jessica dobbiamo presentare i nostri libri: Sbandati come plancton nella
corrente e Pensieri fluidi in un mondo sommerso. Hanno fatto tutto
loro, le femmine tessitrici.
Vedo spuntare, ad uno ad uno, i miei amici di Sharm, come da
una vita parallela: Cecco, Sara, Chiara, Barbara, Luca, Yuri, Andrea, Vanessa, Ornella, Michelina, Brano, Luis,… Finita la presentazione Jessica si commuove, ma
interviene subito un violino. Non avevo
mai visto un violino ad un party a Sharm. Lo avevo visto alle isole Cayman,
dove i discendenti irlandesi ne fanno vanto, ma mai a Sharm. Tantomeno in mano ad una
ragazza, anzi una istruttrice. Si chiama Elena. Dopo aver eseguito un paio di
ballate che fa? Spara Knockin’ onHeaven’s Door. E si scatena Il putiferio.
Knockin’ on Adel’s Door è una delle parodie dei DecoBoys che
amo di più. È nata, anche quella, al Pirate’s bar. Steve accusava un dolorino
alla spalla, dopo sei immersioni, e mentre stavo per consigliargli di farsi
vedere dal dr. Adel, il titolare della camera iperbarica, motteggiai ‘Knock-
knock-knockin’ on Adel’s door… e lui scoppiò a ridere. Per fortuna Steve non aveva
nulla, ma il giorno dopo aveva la canzone completa.
Day 6 -Claudio, the Ladies and the Deco Boys go to
Ras Mohammed.
Io, le ragazze, due leonesse ed una
sagittaria, Steve e Thomas andiamo a Ras Mohammed. Sembra una parodia di Leningrad
Cowboys go America, di Kaurismaki. Il risultato è altrettanto surreale. Non abbiamo mai
smesso di ridere. Quasi. Solo l’acqua del Mar Rosso e la meraviglia del deserto
sono state in grado di imporci alcune pause di contemplazione. Si torna a Sharm
per una tappa alla camera iperbarica, che abbiamo servito come tender volontari
per alcuni anni. Il dr. Adel non c’è, sta preparando una presentazione per una conferenza,
ma il dr Ahmed insiste a chiamarlo. Adel si presenta, ci abbraccia e ci
illumina con i suoi aneddoti e le sue considerazioni sulle nostre proposte,
particolarmente quelle di Thomas, che viene subito bocciata. – chiedete a Thomas
di cosa si tratta. E infine lancia una proposta: vediamoci tutti, una volta l’anno.
Day 6 – La promessa
Non so quante volte ho sussurrato nell’orecchio di Mary
Poppins questa frase:
“Resisti: torneremo a danzare sott’acqua insieme”.
Be’, ve lo scrivo qua, così non mi chiedete più perché sono
sparito: Mary Poppins ha lottato a lungo per la vita e con la prospettiva di
una disabilità permanente. Grazie a tutte le divinità esistenti, inclusi i
chirurghi, la faccenda si è risolta così:
Era questo, lo scopo del viaggio.
Grazie Mary Poppins, Nicoletta, Maria Grazia, perfect travel
mates
Grazie sharmers!
Siete meravigliosi e sempre uguali a voi stessi, nonostante le lucette che vi circondano!
Il Bergamo Diving Center è uno dei club più attivi d'Italia. Organizza corsi subacquei, eventi, conferenze, pulizie dei fondali e, infine, la mitica Pinnata dell'Adda. Nel pieno rispetto della tradizione subacquea italiana qualsiasi cosa il Club organizzi finisce sempre in pizzeria. O con un barbecue.
Ci siamo conosciuti nel 2019 nel corso di un evento DAN e ci siamo piaciuti subito: l'entusiasmo la voglia di viaggiare (e di ridere) erano palpabili. Anzi: spessi. Mi invitarono per la discesa dell'Adda, una tradizione che il Club onora ogni anno, da 40 anni. Proposta intrigantissima, segnata sull'agenda. Poi scoppiò la pandemia. Quella zona fu la più colpita. Il mio pensiero andò a tutte le persone che avevo conosciuto pochi mesi prima.
"Sono giorni bui - mi scrisse Riccardo - si tira avanti"
Una frase laconica, certo, ma che riassumeva tutta la resilienza e la dignità dei bergamaschi.
Ad emergenza finita, nel 2023, mi arriva la newsletter: c'è la Pinnata dell'Adda. Una gara che, come tutti i viaggi e tutte le gare, l'importante è esserci, guardarsi intorno. Ne ho scritto qui, su ImperialEcoWatch. Io e Mary Poppins arriviamo ultimi con Marco che chiude la fila e che nel tragitto ci intrattiene con racconti, aneddoti e notizie sulla vita d'acqua dolce. L'organizzazione è perfetta. C'è un gommone della Protezione Civile, ambulanze pronte, istruttori in acqua e in assetto da rescuer che garantiscono la sicurezza dei partecipanti. All'arrivo ci attende una mega-grigliata con menu alternativo vegano. Il Beppe, presidente del club mi fa:
"Organizziamo qualcosa, un evento. Ti va?"
Loro ancora non lo sanno che ho scritto Sbandati come plancton nella corrente, durante la pandemia. Mentre scrivevo avevo la sensazione che ci fosse qualcosa in più, qualcosa che poteva uscire dal recinto subacqueo ed affrontare un pubblico più vasto. Sarà sempre il pubblico a decidere, è ovvio, ma intanto trovo l'interlocutore in Nutrimenti_Mare. E mentre io e Nutrimenti_Mare ci scriviamo, parte la seconda pinnata. Ed io a Beppe:
"Penso che presto uscirà il mio nuovo libro."
"Be', vieni a presentarlo da noi!"
Halloween.
E' il 31 ottobre ed a me è venuto in mente solo il 30 che il giorno dopo sarebbe stato Halloween. Mi procuro una zucca e ci metto sopra una maschera. Subacquea. Di Halloween avevo sentito parlare tanto dalla parente americana, mi portava i gadget e i cappelli a punta. A dieci anni Halloween lo trovavo una figata, come tutte le cose che non ci sono, ma a diciotto me n'ero già scordato. Poi eccolo qui, Halloween è tra noi. A Seriate sono le 20 ed entriamo in un luogo che con Halloween non ha nulla a che spartire: il Centro Pastorale Giovanni XXIII, il papa bergamasco. L'aula è spettacolare, ma strada facendo mi colpisce la chiesa. Un'architettura pazzesca. Evelino Rossoni, il vicepresidente del Club, ci accompagna per una visita all'interno. Ci illumina sui concetti artistici e sulla luce che scende dai lucernari, è notte ma possiamo immaginare la luce che viene giù a cascata e si riflette. Mario Botta. Chi altri?
Beppe mi fa:
"Mi è venuto in mente adesso che è Halloween e ci sarà meno gente!"
A me era venuto in mente solo il giorno prima. Le coppie con figli sotto i 13 non ci saranno. Pazienza. E mentre l'aula si riempie Alessandro, istruttore tecnico e frequentatore di Sharm dai tempi del Club dei 100, mi mette sotto il naso una sfilza di libri. Sono tutti miei e li vuole autografati. Non è l'unico. Sono tantissimi presenti che hanno già almeno il nuovo libro. Tra loro il mitico Nello arrivato da Lecco. Non ci vedevamo dal 2018. Si ride, ci si diverte, c'è musica. E la serata finisce inevitabilmente in pizzeria. Una pioggerella britannica ci ricorda che siamo già in pieno autunno, ma si parla di Maldive, di Galapagos... di Cenotes, come sempre.
Da dove comincio? Dal Festival della letteratura di viaggio, da La libreria Internazionale Il Mare, da Gianni e dal Forum Sport Center o dal barbecue che, come in Figli di una Shamandura, rischia di bruciare la casa? Penso che la cosa migliore sia cominciare dalle forze, affatto misteriose, che mi
hanno portato a Roma.
Ti andrebbe di andare a un Festival a Roma?
L’editore, Nutrimenti_Mare, mi chiama per farmi sapere che
sono finalista (agli ottavi) nel torneo del festival sopraccitato.
“Una gara tra scrittori? Ma io, veramente… a me non
piacciono i talent show e non mi sento adatto ai contest!”
“Non è X-Factor” mi risponde sornione, “ci saranno club di
lettura e altri autori come te, studenti, gente che legge e scrive libri. Secondo
me ti troverai bene. Sei un tipo brillante, o no?”
Nelle parole chiave ‘altri autori come te ‘ e ‘brillante’ scruto una possibile trappola. Una trappola in cristalli di Swarowski. Tra l’altro l’ho portato sott’acqua,
Swarowski, lui e la moglie ma non è il caso di parlarne qui perché adesso ho
voglia di vedere gli amici e i parenti romani, e poi Gianni e
Marco e Anna Lucia della Libreria Internazionale il Mare, Vittoria di
ImperialEcoWatch. Funzionerà un incastro del genere, a Roma in pochi giorni?
Gianni
“Alla fine ho ordinato io er proiettore e pure er telo su amazon.
Così famo tutto noi, senza diventà matti, senza chiede cose ‘n giro”.
Quelli che pensano che i romani sono lenti e che se la
prendono comoda si sbagliano. Sono velocissimi. Sono le circostanze a
rallentarli. Tipicamente il traffico e i malfunzionamenti. E i romani, invece di
incazzarsi, secondo l’altezza del sole e luogo della panne, si fanno un caffè o
una birretta. Poi ripartono. Gianni gestisce il Diving Blue World – e altre
cose – e non sta fermo un attimo.
“Il fan clab sta a fa’ tardi, stasera se magna tardi”
Me lo comunica senza batter ciglio dopo aver annusato le app del traffico e sistemato i vari
cavetti. I ‘fan clab’ sono reciproci, se io posso funzionare come un club da
individuo. Cito affettuosamente Aurora, storica safarista sudanese, e
Francesca, biologa marina. Non ho voce, fa freddo ma il pubblico è quello
giusto e Gianni convince tutti che dobbiamo cantare Subacqueo, una parodia di
Azzurro che fa sempre sbellicare i presenti. E sia.Facciamo tardissimo, come previsto. Il giorno
dopo devo scendere nell’arena.
Villa Celimontana
Ricordo di esserci stato mano nella mano con mia nonna.
Ricordo una certa atmosfera magica, o non so cosa. L’atmosfera magica o non so
cosa, è ancora tutta lì, da percepire oltre il palco e i gazebo innaturali. Purtroppo,
a parte l’aura magica, non mi ricordo un cazzo di come è fatto quel luogo. Niente.
Ricordo di più Venezia. Gli organizzatori si occupano di me, come se avessero intuito
che non so niente, non ho preparato niente. Sul palco mi accorgo che mi sto
divertendo un casino. La mia ‘avversaria’ è una bella e spigliatissima ragazza,
Carolina Paolicchi. Quando mi è stata presentata io me ne ero uscito con: “Ok.
Ha vinto lei.” “Ma se neanche conosci il suo libro!”. So riconoscere la grinta,
la solidità, al primo sguardo. Invece il pubblico presente sancisse la parità. I
club di lettura in remoto decretano Carolina vincitrice. Ha scritto A
Baghdad con Le mille e una notte. Soprattutto ha avuto il coraggio di
andarci, a Baghdad, di seguire le orme di Sherazade per scriverlo. Va benissimo
così. Adesso devo andare. Devo andare a pescare la mia socia alla Stazione
Termini. Potrebbe non orientarsi. Un gruppo di ragazze (mi sento un ragazzo
quindi vale anche per loro) mi esternano il loro sostegno e il disappunto per
la mia sconfitta. Tra loro, decisamente più ragazza di tutte, c’è Federica
Focà, di Roma Today, che mi chiede un’intervista. Eccola:
Il Regalo di Anna Lucia - Libreria Internazionale Il Mare.
Dall’ultima volta che ci siamo visti, La Libreria
Internazionale Il Mare ha cambiato sede. Da una traversa di Via di Ripetta –
Piazza del Popolo/via del Corso per intenderci – s’è spostata sull’Aventino,
dove gli imperatori si ritiravano a meditare. Marco e Anna Lucia sono degli
amici, di quelli che vedi ogni tot anni e tutto sembra come ieri. Il locale è
più piccolo ma luminosissimo, ha qualcosa di britannico, anche se non saprei
dire cosa: la luce di Roma entra dalle ampie vetrate. In un attimo si riempie. Nonostante
le manifestazioni e lo sciopero. Riconosco Mafaldiver e Boccio, i loro nickname
sul forum dove ci siamo conosciuti. Dopo anni d’immersioni e di corsi, di
brevetti e di tante cose fatte insieme, avevo perso i contatti. C’è Marco,
vicino di banco delle elementari, la mitica Giorgia con un’amica ancora più
mitica e, a sorpresa, i parenti romani della mia socia. E infine Vittoria,
amica, editrice di ImperialEcoWatch, subacquea, esploratrice, nella sua impeccabile
eleganza understatement. Sono emozionato e stavolta è colpa del pubblico e di
Anna Lucia. Vite sparse, a volte sinergiche, si ritrovano lì. Anna Lucia ha
compilato una mappa interattiva con i way-point del viaggio degli Sbandati come
plancton nella corrente.
Non solo: ha creato una playlist con le canzoni contenute
nel libro su Apple Music ed ha affiso un QR code all’entrata. Sapevo che era in
programma, ma vederlo è un tuffo al cuore. Un uomo un po’ avanti con l’età che
mi chiede l’autografo mi dice di essere un ex sommergibilista. Il firmacopie,
almeno per me che non voglio andare in automatico ma conoscere le persone che
ho davanti è sempre il momento più critico. E lui se ne va lasciandomi una
curiosità immensa. Finiamo tutti al pub. Fuori fa un freddo che contraddice le
ottobrate romane, ma continuiamo a conversare anche fuori, sigaretta, perché
tutti ma proprio tutti ci troviamo bene insieme.
Barbecue
È il titolo di un capitolo di Figli di una Shamandura.
Il luogo più sicuro dove farlo partire resta la spiaggia. Stavolta
non sono a Sharm el Sheikh ma da mio fratello. Ci sono le cugine romane che non
vedo da anni, con i rispettivi mariti e il cugino con figlio piccolo. Il mio
piano è cucinare le costine come si fa dalle mie parti. Le ho affogate nella
birra con il rosmarino, poi asciugate, cosparse di miele e senape. Barbecue a
gas. Metto al minimo e chiudo il coperchio per un buon effetto forno. Richiamo
Vittoria, mi aveva chiamato ma avevo le mani sporche, e lei mi dice che il mio
libro dovrebbe fare il salto, tracimare oltre l’audience classica di subacquei
perché è qualcosa di diverso. Penso che c’è gente che va dai coach, che
frequenta corsi motivazionali, io ho Vittoria, i miei editori, i miei lettori. Tutti
pronti a stroncarmi quando presento lavori che secondo loro non vanno e non delle
critiche quando vengono da chi, anche nel suo modo di vedere, protegge la mia
firma. Per quello che conta la mia firma nell’universo, ovviamente. Metto giù il
telefono e il marito di mia cugina mi fa notare che ci sono fiamme che
sprizzano fuori dal barbecue. Esco, chiudo tutti i rubinetti, ma le fiamme
insistono. Non rischio più da tempo l’incendio dei capelli, quindi mi avvicino.
Provo a chiudere la bombola del gas ma scotta. La socia, sempre operativa, mi
passa subito uno straccio per afferrarla. La estraggo, la chiudo e aspetto. Il
fuoco si estingue. Iniziano a circolare le teorie. Tra noi c’è anche ingegnere,
che sostiene la mia: troppi residui sul fondo. Già, i residui. Qui non si
tratta di aver confuso una bottiglia d’aceto con quella dello starter, come in
Figli di una Shamandura, ma di residui, come in Sbandati come plancton. Non
facciamo in tempo a venire a capo della faccenda perché qualcuno ha già risolto
tutto.
“Ho fatto gli gnocchi” annuncia mia cognata, “ragù toscano!
Vi sedete a tavola o no?”.
Ho letto La lentezza, di Milan Kundera, tanti anni
fa. Ho provato a rileggerlo, ma stavolta non sono riuscito a finirlo. I romani,
presumo, non l’hanno mai letto. Anche perché leggono poco. In ogni caso, la
flemma di Jep Gambardella ne La grande Bellezza non li rappresenta
affatto.
Grazie Nutrimenti_Mare, grazie Gianni, grazie Anna Lucia e Marco.
23 agosto: Caslano, Canton Ticino. inevitabilmente fa un
caldo boia ma la vista dall’aula/sala
conferenze del Museo della Pesca è magnifica, attraverso le vetrate vedi la passeggiata, il porticciolo, e il Lago Ceresio. Mary Poppins ha deciso di offrire l’aperitivo e quindi la sala con
60 posti a sedere è strapiena, c’è gente in piedi. Sono venuti dall’Italia e
dal Canton Ticino. Parte la musica con un video: Fade Away (Oasis) e il
pubblico entra subito nel mood. Non è una presentazione in stile accademico, è
un party. Qui si parla di corde (stimolate) e di ricordi.
Temo i soliti problemi linguistici tra proiettore e computer.
Incredibilmente, non si verificano. Cristiana Barzaghi, biologa del museo e subacquea, Sbandati
come plancton nella corrente se l’è letto tutto, anzi se l’è studiato. Ha
messo i segnalibri colorati per ogni argomento che vuole affrontare con me. Fa
domande che stimolano riflessioni, da persona che ha colto perfettamente lo spirito. Mary Poppins mi farà notare che ero spesso nell’angolo, come intimidito secondo lei.
“La prossima volta mettiti davanti! Sei tu il protagonista!”
Tra il pubblico tanti amici di Rsi, la Radiotelevisione
Svizzera di Lingua Italiana e di ASFOPUCE, Associazione Fondali Puliti Ceresio
e poi Maura, subacquea ticinese energetica, e Francesca del glorioso Esimio Sub, e poi c’è Marco, di dive-different, con
una maglietta epica che dovevo assolutamente fotografare, e c’è Omar, di
re-count switzerland, un musicista che dovreste tenere d’occhio. Ci sono le
persone che si sono state accanto a Mary Poppins e un bel
numero di presenti che con la subacquea non hanno mai avuto a che fare. Infine,
Walter.
Walter lavorava con me allo Sheikh Coast Diving Center nell’età
dell’oro di Sharm e me lo ritrovo lì, a Caslano. Interviene nella presentazione
elargendo aneddoti e storielle da back-stage che fanno sbellicare il pubblico. Walter
ha un senso dell’umorismo esplosivo. Ve lo dico: non so se ha voglia di farlo
ma se un giorno pubblicherà un libro sulla subacquea… leggetelo. Leggetelo dopo
i mie però, altrimenti vi sembrerò noioso. La presentazione finisce con un video: io e Mary Poppins che
balliamo sott’acqua sulle note di Blue Tango, Paolo Conte. Il pubblico applaude, io sono un po’ stordito. Non mi aspettavo tante presenze, tanto affetto.
Firmo le copie come in trance.
Grazie Mary Poppins per la tua presenza solare (e per l'aperitivo)
Sabato 23 agosto 2025, ore 17.00, Museo della Pesca, Caslano. Presentazione del libro di Claudio Di Manao, Sbandati come plancton nella corrente (ed. Nutrimenti mare 2025).
Il Mar Rosso, con un libro di avventure marine, si congiunge al Ceresio.
Una serata all’insegna della letteratura di mare, con Claudio Di Manao che presenterà il suo nuovo libro, Sbandati come plancton nella corrente (Ed. Nutrimenti) e con Cristiana Barzaghi curatrice e mediatrice culturale del Museo della Pesca.
La parola plancton è di origine greca e significa vagabondo. A prescindere dagli sforzi che facciamo per garantirci una vita sicura e stanziale, siamo tutti un po’ sbandati nel flusso dell'esistenza...
Ma soprattutto: cosa c'entrano gli Oasis con 'Sbandati come plancton nella corrente'?
La reunion degli Oasis, sempre che Liam e Noel non si sfascino (di nuovo) le chitarre in testa è una buona notizia. Una buona notizia che ha a che fare con me, la mia vita e quello che scrivo. Sbandati come plancton nella corrente è un libro con una colonna sonora. Ci sono i Verve, i Groove Armada, i Pulp, i Suede, i Radiohead e, naturalmente, gli Oasis.
L’era glaciale.
Nei primi 90 avevo smesso di comprare nuove uscite. La New Wave s’era giustamente stufata di sé stessa. Non puoi andare avanti in eterno con drum-machine che sanno di plastica, strani tintinnii e vocalizzi alla Bryan Ferry. Non avevo bisogno di comprare novità perché esse mi inseguivano, mi braccavano peggio di un Renato Zero che ti stana nei ristoranti italiani all'estero.
Il Rock era morto, così cantava il coro dei critici, ed io m'ero dato all'archeologia. Sembrava che l'intero genere fosse stato assorbito per essere smantellato come succede con le acquisizioni delle corporation. Dopo il Progressive e la New Wave, alla sistematica distruzione del canone era sopravvissuto solo il Punk, un rock da midollo spinale che però non era il Rock, era una sua corrente neurologica. Il Grunge mi sembrava un’operazione di contrabbando: ti rifilo un po’ di Rock con influenze Punk. Dimenticarono però di reclutare la serotonina. Non era per niente una tragedia. Tra i contemporanei c'erano Dead Can Dance, Ozric Tentacles e Matt Johnson (the the). Passavo giornate in compagnia dei Creedence Clearwater Revival, T-Rex, The Move e Procol Harum. E poi c'era il buon vecchio Blues. Lo trovavi ovunque dal vivo, insieme a birra, hamburger e salsicce.
Pozzanghere
Cammino lungo un canale nei dintorni di Manchester. Ha appena smesso di piovere e le pozzanghere riflettono le nuvole stracciate e a batuffoli dell’estesa mezza stagione britannica. Sono piombato da poco nel mondo di Asterix e i Britanni, un mondo di steccati che incasellano i backyard, i giardini sul retro. Un mondo dove si parla di meteo e dove gli orticelli crescono perché a innaffiarli ci pensa il cielo. In quel mondo il sole, quando si manifesta, scatena sincero entusiasmo ed un rilascio istantaneo di serotonina allo champagne. Mi ritrovo a fischiettare un ritornello appena ascoltato:
“Maybe, I don't really wanna know how your garden grows cause I just wanna fly”
Forse non m’interessa proprio di sapere come va il tuo giardino perché voglio soltanto volare.
“Lately, did you ever feel the pain, in the morning rain as it soaks you to the bone?”
E poi, hai mai sentito il dolore nella pioggia del mattino che ti inzacchera fino all'osso?
Nel cielo del rock appare una supernova allo champagne. Quanto sarebbe durata? Avrebbe vissuto per sempre?
Live Forever
Neanche me ne accorgo e sto partendo di nuovo, stavolta per le isole Cayman. Finirò in Messico, e poi tornerò alle Cayman. Ed è a Grand Cayman che mi accorgo di avere un appuntamento tutti i giorni alle sei del pomeriggio, ora di chiusura del centro sub. A quell’ora la playlist di Radio Gran Cayman manda in onda una delle canzoni più belle che abbia mai ascoltato. È Champagne Supernova. La voce graffiata e l’energia, quell’energia che è quasi un marchio di fabbrica della ditta Oasis, non le avevo riconosciute all’istante. Intanto io ritardavo, scientemente, la chiusura del centro. Oppure chiudevo e restavo dentro ad ascoltare. Da solo. Quella canzone sapeva di mare. E parlava di me. Poi torno a Londra. Scopro che gli Oasis sono dappertutto, sono diventati l’Inghilterra stessa. Sono i Beatles.
- Perché ho postato una cover dei Pretty Reckless? Perché contiene una chicca che conferma la tesi.
Una Pasqua del Rock
Se i Beatles elevarono il rock a culto di massa, gli Oasis hanno ripristinato quel culto raccattando tutto ciò che il rock aveva seminato in cinquant’anni di frammentazioni. L’avevano rimesso insieme con una energia che non si percepiva da anni. Se gli anni Sessanta sono stati segnati da un’ondata irripetibile di pensieri critici ma positivi, come nella Summer of Love, nonostante la guerra fredda lo dobbiamo anche al rock.Come dobbiamo agli Oasis e ad altre band aver scritto la colonna sonora degli anni più sereni e pieni d’entusiasmo che abbiamo mai avuto: gli anni Novanta. E per quanto riguarda i Figli di una shamandura, be'… gli Oasis, i Verve, i Blur, i Pulp e i Suede, ma anche i Morcheeba ed i Massive Attack sono stati parte della colonna sonora di un'epoca memorabile.
Ma gli italiani storcono spesso il naso.
Sulla band piovono ovviamente critiche. Le leggo soprattutto in italiano. Immagino sia difficile provare simpatia per qualcuno che prende a testate i suoi fan, che si mena ad ogni occasione e si fa bannare da un certo numero di compagnie aeree e di navigazione. Invece, non si tratta del loro comportamento. Le critiche vertono su tutt'altre faccende: i presunti plagi dei riff, riff di George Harrison e dei T-Rex. Mi prendo la briga di ascoltare i riff incriminati: ti devi sforzare parecchio per riconoscere le somiglianze ma in ogni caso: quali riff ti vuoi inventare che non suonino neanche lontanamente come già ascoltati? Puoi fare del Rock senza che qualche frammento dei tuoi predecessori ti resti attaccato? Beethoven aveva preso spunti da Mozart? Assolutamente sì. E Wagner aveva preso spunti da Beethoven? Certamente! E Mahler non aveva preso spunti da Wagner? I detrattori degli Oasis mi ricordano tutti una magnifica battuta di Salieri nel film Amadeus:
“Ma perché, perché Dio avrebbe scelto un fanciullo osceno come suo strumento?”
Reunion
Onestamente, me lo aspettavo. Succede in un momento davvero particolare. Succede quando finisco la prima bozza del libro che chiude la trilogia di‘Figli di una… Shamandura’. Il titolo che ho scelto è LIVE FOREVER: la canzone che Noel Gallagher, nella sua consueta modestia, ha definito la più bella mai scritta nella storia del Rock. Non sono d'accordo con la sua valutazione. Sono però d'accordo su quello che ha dichiarato, sugli intenti:
"Era stato scritta nel bel mezzo del grunge e di tutto il resto, e ricordo che i Nirvana avevano un brano intitolato ‘I Hate Myself and Want to Die’, e io pensavo... Beh, io non me la bevo, cazzo. Per quanto mi piacciano Kurt Cobain e tutta quella merda, io non lo accetto. Non posso permettere che persone come lui arrivino, si facciano di crack e dicano di odiarsi e di voler morire. È una fottuta stronzata. I ragazzini non hanno bisogno di sentire queste assurdità".
Live Forever come titolo non oltrepassa lo scrutinio del lungo processo di pubblicazione. Sbandati come plancton nella corrente suona ancora meglio e non rischia di creare equivoci tra i lettori disattenti. Resta però intatta la colonna sonora. La vita è uno spettacolo nel quale possiamo essere attori, spettatori o registi. spesso a prescindere dalle nostre intenzioni. La vita, comunque, merita una colonna sonora e il Brit Pop s'è manifestato come il segno di un'epoca che va dalla caduta del Muro alle Torri Gemelle. Chi s'è accorto del culo che abbiamo avuto in quei pochi dodici anni probabilmente ascoltava il Brit-Pop. Esattamente come i protagonisti di Figli di una... Shamandura. E va a finire che a loro volta si riuniscono. Perché come gli Oasis, vogliono, anche loro, vivere per sempre, anche se i sogni d'infanzia spesso si sciolgono come neve al sole. Ma a volte no.
Sbandati come plancton nella corrente è pubblicato da Nutrimenti_Mare é disponibile in tutte le librerie, fisiche ed online in versione cartacea ed ebook
E' un martedì milanese ma sembra di essere a l'Havana. Io sono in ritardo di mezz'ora - e di una settimana e passa nel postare questo resoconto - ma le temperature sono in anticipo di un mese. Vincerà l'aperitivo stile Milano-da-bere in un bar all'aperto o uno stuzzichino al chiuso in libreria per ascoltare due tizi, una produttrice cine-tv (Gabriella) e uno scrittore per caso (io), che parlano di un libro dal titolo strano?
Qualcuno forse se ne sarà accorto. La foto - mossa - nella head è stata scattata proprio all'Havana, ne La Bodeguita del Medio, uno dei due bar preferiti di Hemingway. Quello in foto non ha nessuna pretesa di assimilazione, è solo un visitatore felice di essere lì a respirare l'aria ed i suoni di un luogo sacro, un luogo che ispira. La libreria del Mare a Milano, è un luogo molto simile. Non servono mojitos ma libri. Ed è un punto di riferimento per la letteratura di mare in Italia da cinquant'anni. Cinquant'anni tra poco. Tutta boiserie, antiche travi e scaffali, ha un desk che sembra una consolle o una plancia di comando di una barca. Chissà se l'hanno concepita così apposta. Alessandro e Simona sono sempre pronti ad accoglierti con un gran sorriso, con prosecco e stuzzichini e con su l'aria di chi pregusta la festa. Sanno già che la mia non sarà una presentazione accademica.
Arrivano piano piano, i Fratelli della Costa, un po' da tutti i mari e da tutte le coste: Ale da Zanzibar, Giorgio e Simone dalle Maldive, Jessica da Sharm el Sheikh. Non hanno preso un aereo per me, intendiamoci, erano di scalo nei paraggi e hanno deciso di farmi una sorpresa. Se fosse stata una presentazione ad inviti non sarebbe riuscita meglio. Come l'avranno saputo? Con i social sono di una incompetenza imbarazzante. Sospetto l'intervento professionale di ScubaPortal e di Nutrimenti_Mare.
A bruciapelo Gabriella Manfrè, la relatrice, mi domanda: chi sono i figli di una Shamandura? Ce li ho davanti, siamo noi, membri della generazione X che hanno deciso di fare delle loro vite quello che sognavano: portare le persone sott'acqua, possibilmente in un mare splendido o insegnare ai vacanzieri come si fa. Tutti i santi giorni, come mestiere, come routine.
Eccoci.
E poi c'è Pietro, fotografo subacqueo di fama internazionale, autore, sempre in prima linea sui temi ambientali, e poi Steve che ho conosciuto dopo una discussione - segnata da eleganti insulti - su Poverosub un forum di subacquea, per poi scoprire che eravamo molto simili, sott'acqua e nella testa, al punto che un giorno me lo ritrovo a Sharm. Jacopo e infine Claudia, allora divemaster stagionale di primo pelo, che mollò tutto per inseguire quel sogno condiviso: un ufficio tra i coralli (cit. Paolo Giacomin). Eravamo molti di più, ovviamente, e chiedo scusa a chi non menziono espressamente, ma rivedere i vecchi amici che come plancton nella corrente ancora vagabondano per i mari, ritrovarsi per puro caso in una libreria storica di Milano, ha messo in vibrazione le corde più profonde.
Lo so che mi volete bene tutti e il vostro affetto è un privilegio.
Grazie a Nutrimenti_Mare, il terzo della trilogia di Figli di una... Shamandura è ora in tutte le librerie. E su Amazon.
Cosa si dice del libro
ScubaPortal:
"Tornano i personaggi più irregolari della subacquea narrativa. È uscito in questi giorni Sbandati come plancton nella corrente, il nuovo romanzo di Claudio Di Manao, edito da Nutrimenti Mare, già disponibile in libreria
"La parola latina genius era usata dagli antichi Romani per denotare quello spirito interiore, divino e inviolabile, che ci assiste guidandoci verso la nostra vocazione. Uno scrittore scrive con il suo genius, così come un artista crea. È il trono della nostra anima, il contenitore del nostro essere potenziale, la nostra Stella Polare..."
"Il romanzo è piacevole ed interessante, soprattutto nelle scene in cui i protagonisti parlano delle esperienze legate al loro lavoro e in quelle in cui si avventurano nelle profondità marine. Di Manao, infatti, è riuscito a descrivere magistralmente quelle realtà, in quanto le ha vissute in prima persona. Così, ha aperto un mondo ai lettori che non conoscevano nulla della materia, tanto che quando si finisce l’opera si ha la sensazione di aver veramente imparato qualcosa di cui prima non si sospettava nemmeno l’esistenza." leggi l'articolo
Se lo saranno domandati in molti, che fine avessero fatto. Io invece qualche idea ce l'avevo. Incuriosito da un mio post precedente su questo blog, Simone di ScubaPortal mi ha incontrato per farmi delle domande, visto che era passato un anno e mezzo dall'ultima volta che ci eravamo visti.
Eravamo tutti a Sharm el Sheikh, tutti istruttori subacquei
con un po’ di mari alle spalle e arrivava un altro inverno. Era il momento
giusto per partire alla scoperta del prossimo paradiso delle immersioni, le
immersioni che non hai ancora fatto. Ma anche del luogo dove diventare adulti,
ovvero: mettere su un nostro centro subacqueo. Farlo in Egitto, all’epoca, era
complicatissimo. Steve fu il primo a partire, per l’Honduras. Seguì Billo, che
poi finì in Thailandia, io e Franz ce ne andammo in Australia. Lui ci restò per
un anno buono, io tornai a Sharm el Sheikh, dalla mia compagna di allora, e poi
me ne andai con lei a ficcanasare in Spagna. Le email che ricevevo erano di
protesta: gli amici lontani non ricevevano più i miei resoconti da Sharm el
Sheikh e questo li indispettiva. Pensai che meritassero un libro. Su di loro. In
una mansarda al sud della Costa Blanca iniziai a riempire fogli scritti a
matita ascoltando Oasis, Verve, Transglobal Underground, Robbie Williams, Fatboy
Slim, Underworld, Ozric Tentacles e Dead Can Dance. Ma soprattutto gli Oasis.
Tra un giro in canoa ed una immersione, nacque il primo capitolo di Figli di una
Shamandura: quello delle ‘avvertenze’. Descrivevo il mio primo giorno a
El Tor, alla ricerca di un visto e, dato che c'ero, degli articoli casalinghi che mancavano in
casa. Ovvero tutti. Una nostalgia pazzesca. Verso settembre arriva una email di
Steve dall’Honduras: dice che al sud dell’Egitto, a Marsa Alaam, il governo egiziano
sta costruendo un aeroporto, sta vendendo terreni sul mare a 1 dollaro al metro
quadrato ed ha tolto le restrizioni alle società composte da stranieri.
A ottobre siamo tutti di nuovo lì, a Sharm e l Sheikh,
in
quattro nel solito appartamento, quello grande con vista mare, quello dov’erano
nate tante canzoni dei Deco-Boys. Tiriamo su un po’ di soldi lavorando da
free-lance e a dicembre partiamo per Hurghada armati di mappe, GPS, attrezzature
subacquee e fuoristrada. La prima cosa da verificare era l’aeroporto. Prendemmo
d’assalto l’obiettivo, un compound nel deserto, all’alba Il direttore dei
lavori, un olandese, invece di ordinare alla security di spararci, ci offrì un
caffè e ci mostrò un diorama, una planimetria e un capannone zeppo di
scavatrici. L’aeroporto lo stavano costruendo davvero.
Finimmo tutti a Wadi Lahmi, in un diving-lodge tendato. Io
avevo con me gli appunti e un laptop e la sera scrivevo e poi traducevo per gli
amici quello che scrivevo e loro ridevano, anche perché non c’era un asso da
fare. Eravamo soltanto noi quattro, poi il manager e due guide del centro
subacqueo. E il generatore. Non comprammo nessuno dei lotti in vendita. Anche
se potevamo permetterci un campo da calcio a testa scoprimmo che dovevamo
costruirci un albergo con piscina e tutto, e che un lodge spartano di poche stanze non
andava bene per ottenere la concessione. “E allora le tende?” Le tende? Erano di un generale delle forze
speciali. Fine. Tornammo tutti alla solita routine sharmese. Gli spunti per il
libro aumentarono esponenzialmente.
Max, il manager del centro subacqueo, sembrava preoccupato.
Si
domandava dove fosse finita la mia fame di immersioni notturne, con le quali ero
solito arrotondare bene lo stipendio. Ancora peggio, non mi si vedeva più in
giro per i bar. Più incuriosito che preoccupato, m’invitò a cena. Gli dissi che
stavo scrivendo un libro e lui – non finirò mai di ringraziarlo per questo –
prese il telefono e svegliò nel cuore della notte Alberto Siliotti, il patron
di GeoEgypy – Geodia, l’editore delle preziosissime guide alle immersioni: “C’è
uno del mio staff che ha scritto un libro…” Ci mancò poco che Alberto lo
mandasse affanculo ma anche lui era incuriosito e il giorno dopo mi chiamò per chiedermi
se avessi delle pagine da mostrargli. Gli portai le prime quaranta pagine
stampate. Le ficcò con poca convinzione in una cartella e se ne andò di fretta
lasciandomi da solo a El Fanar. Mi richiamò tre giorni dopo. Non riuscivo a
capire cosa stesse dicendo perché rideva forte. Bene, dunque. Era febbraio. A
maggio il libro era finito. Il resto della storia lo conoscete già.
Figli di una… Shamandura era piaciuto così tanto che volevano
tutti il seguito.
Gli spunti continuavano a fluire e presto arrivò Cani
Salati nel Profondo Blu. Ebbene, questi due libri dai titolo grotteschi mi guadagnarono molte collaborazioni
con magazine, documentaristi e quotidiani. Ma ero in trappola: i lettori
volevano che raccontassi sempre la stessa storia e io non sapevo come uscirne. Ne
pubblicai altri, fuori dal tracciato, ma nessuno raggiunse il successo di quei primi
due. Sapevo però che i lettori andavano accontentati: come me soffrivano la
mancanza di quei Figli di una Shamandura che animavano i miei racconti. Da
parte mia, sentivo il bisogno di quella sorta di ‘terapia di gruppo’ che uno
scrittore intraprende con i suoi personaggi. Sarebbe stato un libro diverso
dagli altri, sarebbe stato l’inno ad un’età dell’oro che abbiamo vissuto, o
soltanto sognato, tutti insieme, lettori e protagonisti. E un giorno mi sono detto:
“Quasi quasi li
accontento, ma per prima cosa deve essere una storia che prende me, che mi fa
fare tardi, che mi rende uno zombie, con i miei eroi che m’inseguono, che dialogano
nella mia testa mentre scelgo le zucchine al supermercato… uno di quei libri
che si scrivono da soli. Se no non se ne fa niente.”
Attento a cosa desideri, scrisse Richard Bach, perché i tuoi
desideri potrebbero avverarsi.