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7 ott 2025

Sbandati come plancton tour – part 1

 

Museo della Pesca

23 agosto: Caslano, Canton Ticino. inevitabilmente fa un caldo boia ma la vista dall’aula/sala conferenze del Museo della Pesca è magnifica, attraverso le vetrate vedi la passeggiata, il porticciolo, e il Lago Ceresio. Mary Poppins ha deciso di offrire l’aperitivo e quindi la sala con 60 posti a sedere è strapiena, c’è gente in piedi. Sono venuti dall’Italia e dal Canton Ticino. Parte la musica con un video: Fade Away (Oasis) e il pubblico entra subito nel mood. Non è una presentazione in stile accademico, è un party. Qui si parla di corde (stimolate) e di ricordi.

Temo i soliti problemi linguistici tra proiettore e computer. Incredibilmente, non si verificano. Cristiana Barzaghi, biologa del museo e subacquea, Sbandati come plancton nella corrente se l’è letto tutto, anzi se l’è studiato. Ha messo i segnalibri colorati per ogni argomento che vuole affrontare con me. Fa domande che stimolano riflessioni, da persona che ha colto perfettamente lo spirito. Mary Poppins mi farà notare che ero spesso nell’angolo, come intimidito secondo lei.

“La prossima volta mettiti davanti! Sei tu il protagonista!”

Tra il pubblico tanti amici di Rsi, la Radiotelevisione Svizzera di Lingua Italiana e di ASFOPUCE, Associazione Fondali Puliti Ceresio e poi Maura, subacquea ticinese energetica, e Francesca del glorioso Esimio Sub, e poi c’è Marco, di dive-different, con una maglietta epica che dovevo assolutamente fotografare, e c’è Omar, di re-count switzerland, un musicista che dovreste tenere d’occhio. Ci sono le persone che si sono state accanto a Mary Poppins e un bel numero di presenti che con la subacquea non hanno mai avuto a che fare. Infine, Walter.

 

Walter lavorava con me allo Sheikh Coast Diving Center nell’età dell’oro di Sharm e me lo ritrovo lì, a Caslano. Interviene nella presentazione elargendo aneddoti e storielle da back-stage che fanno sbellicare il pubblico. Walter ha un senso dell’umorismo esplosivo. Ve lo dico: non so se ha voglia di farlo ma se un giorno pubblicherà un libro sulla subacquea… leggetelo. Leggetelo dopo i mie però, altrimenti vi sembrerò noioso. La presentazione finisce con un video: io e Mary Poppins che balliamo sott’acqua sulle note di Blue Tango, Paolo Conte. Il pubblico applaude, io sono un po’ stordito. Non mi aspettavo tante presenze, tanto affetto. Firmo le copie come in trance. 



Grazie Mary Poppins per la tua presenza solare (e per l'aperitivo)

Grazie Cri e Grazie Mau

per la magnifica accoglienza

Grazie e tutti voi che c'eravate!

È stato un momento indimenticabile. 

PS

Non temete, ce ne saranno altri.

Dimenticavo,,,




26 apr 2025

le bond-song che non ce l'hanno fatta

 

La musica è una parte fondamentale della nostra vita. Come il ridere e il piangere, la musica fa bene. Inizia qui un breve viaggio. Non aspettatevi aggiornamenti puntuali. Partiamo da un cult megagalattico: James Bond.   

La più bella in assoluto è Skyfall e non ho nessuna voglia di discuterne. Ne ero convinto appena l’ho ascoltata e leggendo i pareri di illustri critici, ne sono convinto ancora di più. Adele non è il genere di cantante che mi aspettavo per un tale exploit. A parte le vecchie glorie, come Shirley Bassey e Tom Jones, ce n’erano a bizzeffe di band e musicisti con grandissime Bond-style songs nelle corde. Ma a tirar fuori la perfetta Bond-song è stata Adele. 

Skyfall… fa paura.


La ricetta? Jazz, blues e cripto-tango.

I film di Bond, come concept film, sono seminali  nella storia del cinema. Negli anni '60 e le Majors non sanno ancora molto del merchandising ma sulle Title song hanno le idee chiarissime: le canzoni, scalando le classifiche, vendono il film. Le canzoni devono alimentare il culto. Le prime Title Song ricordano il Bond’s Theme, scritto da Monty Norman e riarrangiato da John Barry. È un pezzo jazz che fa un uso esplosivo di fiati e percussioni, annunciati da una chitarra dai toni scuri, scale e accordi in minore. La quintessenza della tensione. L’atmosfera è elettrica, misteriosa. C’è dentro il pathos dei segreti irrivelabili e dei rischi mortali. Il tema di Bond parte teso e diventa catartico, come le basi segrete della SPECTRE che Bond fa esplodere per salvare il mondo. Sono gli anni '60, dicevamo, e la siccità da serotonina del grunge e del dark è ancora sotto l’orizzonte. I temi di Bond consento ancora un glimpse sulla meraviglia come in Where Are You, Shirley Bassey, Moonraker, ma torniamo a John Barry: è un jazzista e il tango sembra essere la sua filigrana segreta. Almeno per un certo tipo di lavori. Oltre a quelli di Bond ha firmato altri temi per film d’azione, temi che contengono elementi della sanguigna danza argentina. Due esempi?

Ipcress


Attenti a quei due


Ancora dubbi sul tango come ispirazione?

 

Le peggiori performance

Le Title Track che qui elenco hanno contribuito a farmi storcere il naso su film di bond altrimenti validi - o quasi -: For Your Eyes Only (Sheila Easton), The View To A Kill (Duran-Duran) e The Living Daylight (A-ha) e poi Writing’s on the Walls (Sam Smith) di gran lunga la più irritante. Anche perché preferita a Spectre, dei Radiohead. I Radiohead! E ancora Madonna, in Die Another Day e Gladys Knight con Licence to Kill (1989). Paul McCartney, con Live And Let Die, ci spiattella una delle peggiori cafonate nella storia del rock. Ce ne sono altre ma non metto i link perché ho a cuore le good vibes di questo post e di chi mi legge. Se volete torturarvi, cercatele su YouTube per conto vostro. Nel frattempo, c’erano band che sfornavano canzoni Bond-style con o senza l’intenzione di farla diventare una Title-track, ma con tutte le carte in regola.

 

Le migliori performance wannabe

Ho raggruppato qui quelle che sono riuscito a rintracciare. Se ne trovate altre segnalatemele, aggiornerò il post. Il criterio è quello elencato prima: devono contenere tensione, paura e mistero. Senso di meraviglia. E tango nella filigrana.

 

 10 - Mad About You - Hooverphonic

Descritta da Wiki come una Bond-style song, il video non lascia dubbi sull’ispirazione. Gli Hooverphonic, una band poco conosciuta in Italia ma capace di piccoli capolavori è quella che più di tutte ha prodotto canzoni in Bond-style. Se vi va fatevi un giro sui vari YouTube e Spotify, vale la pena. In questa canzone c’è molto Bond ed il video suggerisce atmosfere da guerra fredda.


09 - Supremacy – Muse

Questo pezzo ha tutto: tensione, esplosioni l’immancabile tango subliminale. Al suo posto è stato scelto Skyfall, di Adele. Supremacy è bellissimo, ma con il pezzo di Adele - onestamente - non c’è storia.


08 - You Love Me To Death – Hooverphonic

Qui ci siamo molto di più, l’atmosfera è perfetta: misteriosa e carica di tensioni. Il tango c'è ma è evanescente: per intuirne i passi, andrebbe accelerato. C’è comunque un omaggio, un suono che ricorda il cimbalom, usato da John Barry in Ipcress e altri lavori.


07 - Spectre – Radiohead

Questa canzone è stata scritta dai Radiohead su richiesta della produzione per un film Bond. Ha tutto, ha il mistero, la costruzione drammatica, rigorosamente in minore. E… niente, la produzione preferisce Writing’s on the Walls di Sam Smith, che diventa anche il singolo n°1 nelle chart britanniche. Da stracciarsi le vesti.



06 - Hardcore - Pulp

Questo pezzo, anche se non aveva la minima intenzione di diventare una Bond Style Song, trasuda temi e atmosfere Bond da tutti i pori: ci sono i fiati che sparano, gli accordi scuri, rigorosamente in minore, l’atmosfera misteriosa, una forte componente di tango e un senso di meraviglia perversa. Sembra un buon intento. Finirà male.


05- Tomorrow Never Lies – Pulp

E niente, è un pezzo, magnifico, ma gli era stato chiesto di scrivere una Bond-Style Song e loro se ne sono usciti con un pezzo brit che ricorda i Rolling Stones di ‘You Can’t Always Get What You Want’. Non ci meraviglia che abbiano scelto il lavoro di Sheryl Crow.


04 - The Pretty Reckless – 25

Anche se il testo non ha a che fare con i temi di Bond, questo è un pezzo che trasuda azione, tensione e mistero secondo i canoni di Bond.


03 - Straw - The World Is Not Enough - Straw

Un bel pezzo di questa band britannica. Purtroppo competeva con il puro genio : i Garbage. 



02 - Avicii - Addicted To You

Ha tutto quel che serve, e ce l’ha al massimo, ha lo stile emergente di One Day/Reckonig Song. Immaginatela nei titoli di apertura, con le solite silhouette femminili, mentre la chitarra sincopata di Asaf Avidan sta scalando le classifiche mondiali... Avicii era troppo avanti per questo pianeta.


01 - Lana Del Rey – Shades of Cool

È questa, secondo me, la canzone Bond-Style perfetta. Lana Del Rey è stata interpellata per una Bond Song. L’ha prodotta e pubblicata ma... ve la risparmio. Di nuovo, al suo posto hanno scelto Writing On The Wall, di Sam Smith. Ma questo brano di Lana Del Rey, Shades of Cool, mi dà le vibrazioni, forse ancora più profonde e sicuramente più scure, di You Only Live Twice, di Nancy Sinatra (007 - si vive solo due volte). I puristi mi scuseranno se posto una versione dall’audio pessimo, ma l’ho scelta per schiantare i gnegnegé su di lei in un colpo solo: Lana Del Rey sa cantare.  


Le cover

Parlare, o peggio, far ascoltare una cover a un purista è come ficcargli dell’ortica nelle mutande. Sono tuttavia quasi sicuro che Bjork e Propellerheads, nelle mutande dei puristi, potrebbero avere l’effetto della menta e della cannella.

Eccone due:

Propellerheads & David Arnold


Infine Bjork (il capolavoro)

Va detto, per la cronaca, che il canone Bond viene infranto in primis da John Barry stesso con We Have All The Time In The World (Al Servizio Segreto di Sua Maestà) cantata nientemeno che da Louis Armstrong. Bellissima. Segue You Live Only Twice, con Nancy Sinatra. E Bjork ne fa un monumento.




 a presto!


8 giu 2023

Subacquei arrugginiti affrontano l'estate.




L'astinenza d'azoto raggiunge il picco massimo in questa stagione. Con il caldo e le belle giornate viene proprio voglia di tornare sott'acqua.


Scopriamo che la muta si è misteriosamente ritirata durante l'inverno e che probabilmente la batteria del computer si è scaricata. Le sorprese, ad ogni inizio estate, non finiscono mai.
Soprattutto: siamo sicuri di poter affrontare la nuova stagione subacquea in sicurezza? 
Per questo vi ripropongo un post di successo pubblicato anni fa e che sembra ancora verde:


 
e poi un articolo, sempre spiritoso sullo stesso argomento ma con un piglio più scientifico ed inevitabilmente più accurato, visto il magazine che lo pubblica. Alert Diver resta il punto di riferimento più affidabile per la comunità subacquea planetaria. Se avete dubbi andate dritti a questo link:



Da non perdere: il QUIZ!

Ecco un QUIZ di verifica su quanto siete preparati a tornare in acqua dopo un lungo periodo di astinenza da azoto.



Buone bolle!

Claudio Di Manao







4 giu 2023

il più grande fotografo subacqueo dopo il pleistocene

 


Sui fotografi subacquei ho scritto molto. A volte facendo arrabbiare qualcuno. Quelle che sono state spesso percepite come critiche non erano altro che risultati di osservazioni sul campo. Pubblico l'indagine antropologica con le dovute scuse ad una specie che ci ha dato veramente tanto - senza ironia - e che fatica a competere con i cambiamenti. Per esempio: i diritti d'autore.

 

Le origini.

30.000 anni fa l’essere umano non conosceva la fotografia, ma sentiva già il bisogno irrefrenabile di catturare il mondo che lo circondava. Per poi stenderlo sulla rupe del salotto buono. Se le rocce fossero state meno difficili da scalfire o colorare avrebbe riempito ogni parete disponibile con i suoi ricordi di viaggio, di caccia, con spiedini di mammuth serviti su letti di uva passa e prugne secche e, inevitabilmente, i soliti ammazzamenti e tanta, tanta pornografia. Non erano diversi da noi. Erano noi senza l’iPhone. Ventimila anni più tardi, grazie ai social, abbiamo riempito il web delle stesse cose, risparmiando le rupi. L’essere umano è un fotografo compulsivo. Steve Jobs lo sapeva bene e mise in commercio un telefono che conteneva una trappola mortale: la migliore fotocamera da tasca. Poi arrivò la GoPro, e fu il finimondo. Soprattutto sott’acqua.

 

L’adattamento all’ambiente acquatico.

Le immagini subacquee, si sa, stregano a morte. Il mondo tridimensionale, come quello dello spazio, lasciano a bocca aperta anche il più insensibile dei discendenti dei pittori rupestri. Se non provi niente davanti ad una bella immagine subacquea discendi da una forma aliena. Il salto evolutivo lo compiono Hans Hass a Jacques Cousteau, un salto che in 007 Thunderball, girato per il 40% sott’acqua, chiude il cerchio con i nostri istinti rupestri. Stai esagerando. No, non sto esagerando, tu guarda la scena madre e cosa trovi? Omini che nuotano, sagomine che si infilzano con le fiocine, che si accoltellano. Come ai vecchi tempi.

 

Una nuova specie.

Nasce quindi una nuova specie di fotografo, una sorta di umano-drone che vola nelle tre dimensioni. Ci riesce così bene e si sente così a suo agio che comincia ad identificarsi con il soggetto. Il fotografo (o videografo subacqueo) non è più l’occhio, non è più il punto di vista, è il soggetto stesso. Nel ripetere il gesto rupestre sott’acqua il fotografo subacqueo si trasfigura e come i mitici serpenti che si divorano a vicenda partendo dalle code, per fondersi in una unità dinamica. Salvo incazzarsi se poi il soggetto non fa quello che vorrebbe il fotografo.

La misura del fotografo subacqueo è la sofferenza. Combatte con costi spropositati per le attrezzature, con obsolescenze che arrivano più veloci delle multe arretrate. Sa che ogni oggetto elettronico portato sott’acqua sviluppa la maledetta tendenza ad allagarsi. I suoi tentativi di impedire questo spiacevolissimo evento impegnano importanti risorse e producono stress. Opera in un ambiente che non è mai caldo abbastanza per chi si ostina a tempi di permanenza mostruosi, spesso nell’immobilità assoluta. I suoi viaggi non sono duri e seminati di trappole d d’intoppi; le compagnie aeree puniscono le attrezzature con pesanti franchigie e riservano alle batterie per le torce la stessa accoglienza che riserverebbero ad un seguace dell’Isis. Infine, il processo di fusione, quel legame profondo con il soggetto tende spesso rompersi. Può prelevare un tritone e trasportarlo in una zona infestata da corone di spine, attendendo la scena dell’attacco al diabolico echinoderma per usarla in una campagna di salvaguardia del tritone stesso, ma il gasteropode può decidere di saltare la cena, contro i suoi interessi. E quelli del reef.

 

Grazie per tutto il pesce.

Dovevo questo piccolo contributo ai fotografi subacquei, bistrattati nei miei libri e in alcuni articoli per i comportamenti di pochi. Lo dovevo almeno agli appartenenti alla suddetta specie che ci hanno riso su. La fotografia è un mestiere da cacciatori stoici, pazienti e, di questi tempi, da gente che ricava immagini ben fatte, documenti di valore scientifico. Dall’immensa rupe del web le belle immagini si rubano e si replicano, tutti postano di tutto e il mestiere non viene più riconosciuto come un tempo. Oggi siamo tutti fotografi, come siamo tutti scrittori. Siamo il bias danzante dell’universo.

 

Questo articolo è reperibile anche su ScubaZone N°66.


Ma non finisce qui...


 

15 ott 2022

20 SFUMATURE DI BLU – incontro con l’autore.


20 sfumature di blu, venti racconti dedicati a venti immersioni nell’AMP di Portofino, è un libro destinato a circolare nell’ambiente subacqueo, e bene. Ne ho già scritto una recensione, la trovate QUI, un’altra la trovate su ScubaZone n° 63, ma dato che le cose belle generano una legittima curiosità, sull’autore, sulle dinamiche che le hanno favorite, ho pensato di contattare Stefano Sibona e porgli alcune domande.

Ciao Stefano, per prima cosa vorrei dirti che il tuo libro, lo suggerisci già dalle prime pagine, è un gesto d’amore per una delle destinazioni subacquee più amate e frequentate d’Italia. Avresti potuto scrivere un manuale commentato, fatto di schede e di aneddoti, invece hai preferito (e con ottimi risultati ) mettere insieme dei racconti fluidi ben riusciti. Dal punto di vista tecnico, da scrittore a scrittore, quanto è stato difficile?

"Sono una persona poco didattica; ascolto, leggo e imparo ma poi tendo a fare a modo mio. Un po’ anarchico e un po’ sperimentatore. Ad esempio, mi piace cucinare, leggo le ricette nei vari blog ma poi preparo a modo mio, senza seguire passo passo i procedimenti consigliati. I risultati? Beh, dovremmo chiederli ai miei commensali… Ecco perché non credo di poter mai scrivere un manuale o una guida, non è nelle mie corde. Anche perché, se io fossi il lettore non ascolterei i consigli del mio stesso manuale e farei di testa mia come facevo spesso durante e immersioni. Ascoltavo i briefing e poi andavo dove il mare mi suggeriva di andare. Tornando a bomba, a me piace raccontare episodi e soprattutto emozioni, anche mettendomi in gioco e, magari, prendendomi un po’ in giro. E le mille volte che mi sono perso sott’acqua lo testimoniano. Molti dei racconti che ho pubblicato nel libro giacevano, da tempo immemore. Come dico io “marcivano nel desktop del mio PC". Li ho ripresi e ho cercato di dargli forma e sequenza. È stato impegnativo, ho passato diverse nottate a scrivere, cancellare e riscrivere. Ma è stato un bel periodo, lo ricordo con piacere."  


Si percepisce chiaramente anche un amore per la Liguria, regione ricca di storia, e di storie, dove peraltro hai scelto di abitare. Com’è viverci per un piemontese? Conoscerai anche tu la famosa parodia di Andrea Di Marco, che si conclude con ‘Milano suca’’…

"Certo che la conosco! Sai, da queste parti il lombardo, il piemontese o chiunque altro arrivi qui per fare una vacanza un po’ dà fastidio. Invade quegli spazi che sono già stretti di loro e porta con sé quella frenesia tipica di chi è abituato a ritmi più veloci. Qui li chiamano “foresti” e dietro questo soprannome si cela quell' “odio affettuoso” che i liguri riservano ai turisti. La "torta di riso è finita” è un’altra di quelle frasi sarcastiche che riassume la dote riconosciuta al genovese: la sua spiccata ospitalità. Dopo lo stereotipo del “braccino corto” la mancanza di quel savoir faire utile ad accogliere le migliaia di turisti che ogni anno visita la nostra regione sembra essere diventata la peculiarità di ogni ligure, tra luoghi comuni e ironia. E anche io, sebbene mi sia stabilito qui da un po', rimango comunque un “foresto”. E, in qualità di “foresto”, considero il turismo una fonte di ricchezza indispensabile per questa regione. Ma i liguri sono anche molto auto ironici e questa parodia, come molte altre che puoi trovare sul web, secondo me non fa altro che enfatizzare in maniera simpatica quegli atteggiamenti scontrosi e di chiusura tipici del loro carattere. E poi, vivendo qui, anche io sono diventato un po’ ligure, lo confesso… e ti garantisco che andare al mare ora (inizio ottobre) senza tutto quel casino estivo è un gran piacere."


Com’è abitarci d’inverno? Chiedo per un amico.

"Devo confessarti che per molto tempo ho sognato di provare a passare l’inverno in un luogo ameno sul mare. Ci pensavo già quando avevo il diving center a Pantelleria e immaginavo quel senso di pace e di tranquillità che avrei potuto provare nel lungo inverno sull’isola. Poi, trasferendomi qui ho provato davvero quella sensazione. Il primo inverno l’ho sofferto, forse anche a causa della pioggia che quell’anno durò più a lungo del solito. Per me, che arrivavo da una grande città, è stato impegnativo misurarmi con una realtà più a misura d’uomo ma, inevitabilmente, con molte meno opportunità di svago, in particolare d’inverno. Ricordo quell’umidità che ti pervade, le scarpe sempre bagnate dalla pioggia e le strade, i bar e i negozi frequentati dalle stesse facce. Ho avuto però la fortuna, e forse anche un po’ la bravura, di inserirmi in fretta in questo contesto, creando molti legami di amicizia importanti. A riprova che i liguri non sono poi così inospitali. Oggi adoro questi posti, sia quando c’è turismo sia quando tutto è più ovattato. Decisamente, non tornerei indietro! E poi, io vado sott’acqua anche d’inverno, perché qui, quando c’è il sole, le temperature sono davvero miti."

 

Hai dipinto parecchi personaggi. Ricorre spesso il Subcomandante Decibel, nel quale mi sono riconosciuto in parte, nell’epoca dei briefing urlati nel vento sulla rotta per il Thistlegorm… tu invece mi sembri una persona pacata. Non alzi mai la voce?

"Qui entro un po’ nella mia sfera personale e privata, ma lo faccio volentieri. Io arrivo da una famiglia autoritaria. Sia mio Papà che mia Mamma, anche se con modi e maniere diversi, hanno cercato in tutti i modi di influire sulle mie scelte. Ho faticato molto per riuscire ad impormi, a portare avanti le mie decisioni e fare nella vita ciò che realmente desideravo. E ci sono riuscito! Probabilmente, per un riflesso incondizionato, ho sviluppato un carattere più accomodante. Il Subcomandante Decibel è un tipo decisamente autoritario e, ad un certo punto, ho sofferto questo suo atteggiamento anche arrivando allo scontro. Proprio come capitava con i miei genitori. Qualche psicologo qui potrebbe scriverci qualcosa. Nulla capita per caso e il mio primo istruttore subacqueo somiglia davvero a mio padre. A molti anni di distanza mio Papà mi confessa di essere molto orgoglioso di me, per quello che ho fatto nella vita e per quella voglia un po’ ribelle di fare sempre a modo mio. Il Subcomandante Decibel quando sono andato a presentare il libro nel suo club (che era anche il mio) si è commosso, raccontando ai suoi allievi il rapporto difficile che abbiamo avuto causato dal fatto che io non lo assecondavo. Ma si capiva che anche lui era orgoglioso di me! Ecco, ora grazie a questa intervista ho scoperto che il Subcomandante e mio padre si somigliano. Dal canto mio alzo la voce raramente ma ti garantisco che quando mi arrabbio faccio paura anche a me stesso. Fortunatamente capita di rado..."

 

Cos’è davvero il mare per te? Immagina di chiudere gli occhi in una situazione di deprivazione sensoriale e di pensare al mare…

"Quando, qualche anno fa, ragionai sul modello comunicativo da adottare per il mio nascituro blog scrissi di getto questa frase “sospeso, in silenzio nel blu”, che diventò una sorta di pay off per UnderwaterTales. Credo che lì dentro ci sia racchiuso ciò realmente che provo sott’acqua. La sensazione di sentirsi sospeso all’interno del mare per me è come entrare in una bolla, che mi isola da tutto il resto, come se mi trovassi in una sorta di sottovuoto. Non è una ricerca di solitudine, quando ho voglia di stare da solo riesco a farlo anche sulla terraferma. È piuttosto un modo di racchiudermi in me stesso, consegnandomi totalmente all’elemento acqua. Che mi avvolge e mi sostiene, in sospensione. In un mondo fatto di silenzio e colorato di blu, proprio come le venti sfumature del mio libro."

 

Andrea Ghisotti, ne parli nel tuo libro, quanto manca, nel panorama subacqueo e umano, una persona come lui?

"Purtroppo non ho mai conosciuto Andrea. Mentre scrivevo il libro ho contatto Betti, sua moglie, per farmi raccontare un po’ di lui. Lei è una persona incredibilmente disponibile, siamo stati al telefono per più di un’ora e mi ha spedito il libro di Andrea, che ho divorato in due giorni. Sono rimasto sbalordito da tutte le sue esperienze ma soprattutto da quella passione devastante che lo ha portato a diventare quello che è stato! Quell’entusiasmo del bambino che scopre delle cose meravigliose con l’umiltà di raccontarle e di spiegarle. Oggi nella subacquea c’è un po’ una gara a chi “ce l’ha più lungo” e questo causa una dispersione immane di energie e di risorse. In questo modo perdiamo di vista il vero e unico motivo per cui si va sott’acqua: la passione. E, di conseguenza, perdiamo l’opportunità di spiegarlo anche a chi sott’acqua ancora non ci è andato. L’ultimo capitolo del libro è dedicato alla storia della frenetica subacquea portofinese. Mi spingo ad alcune considerazioni e cerco di comprendere quali possano essere le cause della forte crisi del nostro settore. Ecco, una delle cause è che mancano purtroppo delle figure come Andrea Ghisotti."

 

Cosa hai lasciato fuori dal libro? C’è sempre qualcosa che amiamo ma lasciamo fuori, perché parla di noi, o non è inerente…

"Beh, di cose fuori ne sono rimaste. Ad esempio sono rimasti fuori i miei affetti più cari. Mia mamma che oggi purtroppo non c’è più e che piangeva ogni volta che me ne partivo in giro per il mondo perché pensava che io me ne andassi perché mi sentivo solo. Lei sperava che mi trovassi una bella fidanzata e che mettessi la testa a posto. Insomma una casa e una famiglia. Ed era convinta che i miei viaggi e le mie peripezie fossero la conseguenza del fatto che non trovassi una moglie. Mio papà che ancor oggi, all’alba dei suoi 82 anni suonati, mi dice ancora "mi raccomando fai attenzione là sotto che è pericoloso”, quasi come a stigmatizzare il fatto che lui non avrebbe mai voluto che facessi il subacqueo. O mio fratello che, nonostante tutti miei tentativi, non sono riuscito a coinvolgere in questa passione e si è fermato all’ open water con meno di una decina di immersioni nel suo logbook. Poi mancano le fidanzate che si sono stufate di accontentarsi del poco tempo che mi rimaneva tra un’immersione ed un’altra. Quelle che non sopportavano più i miei racconti sulle cernie e i weekend da sole perché io ero in giro. E manca soprattutto la mia compagna che, come dicono in molti, mi sopporta. Lei nel mondo della subacquea ci lavora davvero, si occupa di marketing per un’azienda produttrice di attrezzatura. E spesso non ha tanta voglia di lasciarsi coinvolgere dai miei racconti e dalle mie iniziative. E la capisco..."

 

Sogni mai i barracuda? Vedi mai nuvole di castagnole ad occhi aperti?

"No, i barracuda non li ho mai sognati. Però, quando ero a Pantelleria e facevo anche tre immersioni al giorno mi capitava spesso di andare a letto, chiudere gli occhi e prendere sonno con l’immagine delle madrepore arancioni degli Astroides che contrastavano con la scura roccia vulcanica. A ripensarci ora, moltissimi anni dopo, era davvero una meravigliosa sensazione."


Grazie e a presto nel blu!


La mia recensione:

https://claudiodimanao-libri.blogspot.com/2022/10/20-sfumature-di-blu-stefano-sibona.html

Il blog di Stefano Sibona:

https://www.underwatertales.net/


Copia autografata dall'autore:

https://libreriafieschi.sumupstore.com/prodotto/20-sfumature-di-blu 

22 lug 2021

Da grande farò l'astronauta



All'inizio c'è un odore.
Avrò avuto al massimo cinque anni, perché ancora non andavo a scuola. Il giorno prima m'avevano regalato una maschera, di quelle che puzzavano forte di gomma e talco, e un paio di pinne rondine per bambini. Puzzavano bene anche quelle, Quell'odore m'è rimasto addosso per tutta la vita. Tanto che, quando ci penso, ancora precipito in un abisso luminoso: stelle marine, conchiglie, pesci. Cavallucci. I giochi di luce delle onde sul fondale. Le increspature sulla sabbia.
Il mistero bluastro degli scogli e dell'ombra, nelle grotte, sotto i pontili.
Ma se mi chiedevano 'cosa farai da grande?' io rispondevo:
'l'astronauta'.

Tutta colpa di 2001: odissea nello spazio. 
I film di Bond già circolavano da almeno dieci anni, ma non mi ci portavano. In compenso avevo visto Odissea almeno tre volte inseguendolo nei cinema parrocchiali e di terza. Le astronavi mi piacevano un casino, senza parlare delle tute spaziali. Intanto avevo continuato ad andare con maschera e pinne ed avevo imparato a fare due cose: a compensare e ad iperventilare - che poi si rivelò una pratica pericolosa. Per le bombole dovevo aspettare. Come per diventare astronauta. 
Thunderball, ancora non lo sapevo, era il film dei record per le scene girate sott'acqua. 
Per i numeri leggete qui: https://alertdiver.eu/it_IT/articoli/subacquea-pop-007-operazione-tuono
E in Dr..No (007 licenza di uccidere) una indimenticabile Ursula Andress con maschera e coltello - la fissa dell'epoca era di andare sott'acqua armati -  spunta dal mare come una Venere di Botticelli. 



Ma lo spazio ruba sempre la scena al mare.
Stati Uniti e Russia si stanno sfidando in una prova di puro marketing. Un certo numero di nazioni indecise devono ancora scegliere tra due sistemi. E quelle già schierate al di qua o al di là della cortina hanno bisogno di motivazioni. Hollywood e i media, e di conseguenza l'immaginario collettivo, lentamente sovrascrivono una conquista ben più utile: quella dei fondali marini.

Nel 1957 Il mondo del silenzio, di Louis Malle e Jacques Cousteau, aveva vinto l'Oscar come miglior documentario. Il mare era pronto a stregare il grande pubblico con pesci, scooter subacquei, e coralli. Tre anni dopo, il 23 gennaio del 1960, Auguste Picard e Don Walsh col batiscafo Trieste raggiungono il punto più profondo del pianeta nella Fossa delle Marianne. Si apre una nuova frontiera: l'esplorazione degli abissi e dei loro segreti. Ma nel 1961, esattamente il 12 aprile, un russo, Yuri Gagarin, è il primo uomo a raggiungere lo spazio. La notizia sorprende tutti e di abissi non parla quasi più nessuno. Restano interessati solo pochi addetti ai lavori. Le compagnie minerarie, con il loro proverbiale pragmatismo, capiscono da dove viene l'opportunità. Ignorano lo spazio e zitti zitti gettano uno sguardo alle risorse sommerse - ne ho scritto qui:
https://www.imperialecowatch.com/2021/05/18/deep-sea-mining-dal-mare-liberum-allazione-di-greenpeace/

Se con Thunderball il mare e la subacquea stuzzicano di nuovo il pubblico con uomini e mezzi che si muovono nelle tre dimensioni, Odissea nello spazio e una sequela di serie di fantascienza catapultano il mondo ai confini dell'universo. Andrà avanti così, a colpi di effetti speciali - spesso grossolani - per i prossimi quindici anni. Ma mi piace ricordare che l'unica scena drammaticamente vera di gravità zero in 2001 è quella girata sott'acqua. Quando David disattiva Hal 9000 è in in una piscina. Non c'è altro modo, secondo il genio maniacale di Kubrik, di renderla così realistica. Rischiando la vita della controfigura, che s'era trovata sott'acqua in uno scafandro non ventilato per evitare emissioni di bolle. Si era ben lontani dai rebreather moderni. Ormai era fatta: malgrado le stazioni subacquee Precontinent di Cousteau, il destino dell'umanità era nello spazio. Colonie extraterrestri, basi lunari e gigantesche stazioni spaziali entrano nell'immaginario collettivo come futuro inevitabile: la patente d'astronauta sostituirà la patente B. Ma chi vincerà questa gara?



Il primo uomo sulla luna è un americano.
Qui parlo del film: https://nonsoloshamandura.blogspot.com/2018/11/il-primo-uomo-lasciatevi-annoiare.html 
Gli americani esultano, i russi fanno spallucce, ché di buttare tutti quei soldi per un mucchietto di sassi proprio non gli andava, e per un po' la gente si scorda il Vietnam. Poi, finalmente, qualcuno comincia a pensare che dopo la vittoria d'immagine insistere a sparare capsule Apollo e moduli lunari su un satellite desolato sia una velleità costosina. Il contribuente è ancora contento dello show, ma prima o poi inizierà a far domande. Il programma sbaracca prima che le pongano in troppi.

Nel ridimensionamento degli obiettivi, stavolta con un filo di senso pratico in più, c'è da conquistare una zona molto più utile della luna: l'orbita terrestre. Lasciar bruciare missili Saturn V al loro rientro nell'atmosfera è ora percepito come uno spreco di soldi, inventiamoci allora un traghetto in gran parte riutilizzabile, così il contribuente non rogna. Ma i programmi spaziali, o meglio orbitali, hanno il brutto vizio di sforare il budget. Che si fa? 
Offriamo biglietti per recuperare le spese e vediamo che succede. Sembrerà un'idea stelle e strisce, invece è venuta ai russi. Il primo turista spaziale, nel 2001, è l'americano Dennis Tito. È solo il primo di una lunga lista. Sgancia 20 milioni di dollari per volo e pernottamento di una settimana sulla ISS, andata e ritorno con una spartanissima Soyuz, tutta acciaio e bulloni.




E se ne facessimo di più comode...
Branson, Musk e Bezos fiutano l'affare. Non sono gli unici, sono solo i più famosi tra coloro che si sono gettati a capofitto in quella nicchia dorata di mercato. Il volo di Bezos, riportano i giornali, costa 32.000 dollari al minuto.

Ma...
Se prima un miliardario pagante sosteneva parte dei costi della ricerca scientifica, ora sostiene le tasche di chi di soldi ne ha già così tanti da doverli lanciare nello spazio. 

Torniamo a quell'odore di gomma. 
Accanto ai sogni spaziali continuava a vivere un altro mondo dove potevo sentirmi senza peso. Un mondo che non avevo mai smesso di frequentare. Lì sotto i pensieri di superficie svanivano per cedere il passo al silenzio e alla meraviglia, ad una parete di corallo, a un nudibranchio che striscia su una spugna tremando per la corrente, al gamberetto che ti danza nella mano. Un mondo di luce, di colore e di vita. Vita aliena. Non c'è nulla di più alieno del mondo sottomarino. Lo spazio vuoto e freddo dovrà faticare non poco a fabbricare esseri come quelli che incontri sott'acqua nel pianeta Terra. Chi non mi crede non ha mai visto un nudibranchio.

Ma soprattutto sono felice di pesare sul pianeta solo con l'energia di un compressore che riempie la mia bombola. Oggi per me lo spazio dei turisti, con la sua costosa tecnologia tutta privata e con le sue emissioni stratosferiche 
può 
serenamente
pacificamente
andarsene 
affanculo




PS
Tornerò presto sull'argomento con un raccontino.

Aggiornamento:





17 feb 2020

UNDERICE 2020 - Quando la subacquea diventa team building



Il termometro segna 6° e il laghetto di Lavarone sembra una lastra opalina. Dall'alto i subacquei affardellati, chiusi in cappucci e mute stagne, sembrano tanti guerrieri medievali scappati da un dipinto. Ho perso il briefing, ma forse è meglio così. Ho sinusite e febbricola da giorni. E gli entusiasmi irrazionali, dopo i venti, nuocciono alla salute. Ne sento ancora il peso come un vanto, ma il peso c'è tutto.

Lo spiegamento di forze è impressionante: tre buche nel ghiaccio e una quindicina di subacquei della Polizia e dei Carabinieri che forniscono assistenza..
Trovo Enzo Polimeni, l’organizzatore, a bordo lago con un dive-roster in mano. Coordina le attività con una calma olimpica da un microfonino che gli esce dal berretto di lana. I subacquei vanno e vengono con le attrezzature al guinzaglio negli slittini. Da questo e altri dettagli (come le assi di legno che incorniciano le buche nel ghiaccio e la passerella) noto che tutto è stato curato in nome del comfort e della sicurezza. Non poteva essere altrimenti con l'OPES, di cui Enzo è il responsabile nazionale per la subacquea e il DAN come partner nella manifestazione. Quando tutti sono fuori dall'acqua, cioè dopo che Enzo li ha spuntati dalla sua lista, si pranza al calduccio dell'hotel Al Lago. Andateci che vale la pena, c'è tutto quello che si può cercare in posti del genere: tanto abete, stanze luminose, personale cordialissimo. Birra a prezzi veramente onesti.



La conferenza inizia alle 15 nella sala convegni del Comune. Occhio e croce ci saranno almeno duecento persone. Modera Miro Iafisco, altro scrittore, conduttore e documentarista. Conosciuto due anni fa in gommone. Tutto inizia con un bel gesto: il dono di un defibrillatore alla comunità di Lavarone da parte della IRC, Italian Resuscitation Council, un’associazione di volontari che si prefigge di preparare il maggior numero di persone (ne hanno già addestrate 65.000) all’uso di quel prezioso salvavita. I Subacquei della Polizia e dei Carabinieri, invece, ci istruiscono sulle procedure di sicurezza per l’immersione sotto il ghiaccio. Lo fanno in quello stile che mi piace assai: “Se succede questo fai questo, se succede quell’altro fai quell’altro. Girati sempre dallo stesso lato. Qualunque cosa accada non ti preoccupare: ci siamo noi, a volte arriviamo ancora prima che tu ti accorga di aver avuto un problema.”



Dopo il mio intervento tocca a Umberto Giorgini, del DAN. Esponendo la gestione delle emergenze internazionali sottolinea la grande qualità del nostro sistema sanitario nazionale. E la cronaca di domani gli darà sacrosanta ragione: allo Spallanzani di Roma isoleranno il coronavirus per la prima volta in Europa.

Underice 2020 ha un programma che mi porta indietro nel tempo, a quando facevo la guida sott’acqua e nel deserto, per incentive e team-building. Enzo fa la stessa cosa: li massacra di divertimento con seminari e nuove esperienze da condividere in gruppo. Dopo cena ci porta tutti a fare una cosa strana: scendere con delle camere d’aria giù per una pista ghiacciata. I più esperti, tra i quali Umberto del DAN, si organizzano in trenini: cinque o sei copertoni legati in fila. Precipitiamo dritti e veloci. Parola d’ordine: caracollare a valle urlando, alzando i decibel verso la parabolica. Chissà come, mi passa subito la febbricola.



Le immersioni sotto il ghiaccio proseguono, ma opto per una visita medica: Marta Frigo, otorinolaringoiatra del DAN, dopo avermi osservato e ascoltato, riempie un foglio di prescrizioni. Mi sarei stupito del contrario. Ha lo studio a Monza e penso proprio che lo frequenterò. Difficile trovare otorinolaringoiatri subacquei, con esperienza specifica.

Ecco che tornano i guerrieri. Chi s'è immerso sotto il ghiaccio vuole raccontarlo. Una storia che non posso raccontare in prima persona ma solo per testimonianze. Sì, sì, c'è chi racconta 'cose mai viste e fatte' in prima persona, ma può andar bene nella fiction. Non per un blogger o editorialista. E questa non è l'unica considerazione da tempi moderni: il ghiaccio del lago, malgrado le temperature da emergenza climatica, resiste, ma è al limite. L’anno precedente, mi raccontano, erano intervenuti ruspe e spazzaneve per liberare la strada che portava alla sponda. 

'Questa settimana della merla è la più strana strana da sempre’ 
è il tormentone. 


Mi viene in mente l'intervista rilasciata a Miro Iafisco, che chiude commentando il mio intervento come un po' pessimista. Se ci fosse stato il tempo avrei aggiunto altro: cosa si può fare. Ma il punto di partenza, è solo uno: il disastro attuale, non imminente. Non possiamo partire da qualsiasi cosa che non sia la consapevolezza delle macerie.

Tornando a casa ci scappa un salto al museo d’arte contemporanea di Rovereto. C’è chi il Trentino, come del resto mezza Italia, lo vede solo come una località da sport alpini, paesaggi e castelli fiabeschi, dimenticando che lo Stivale non è un parco a tema ma un luogo reale, con una sua cultura ben strutturata, abitata da molto prima che TripAdvisor esistesse.
Il tempo bussa, dobbiamo tornare. La visita all'altra metà del museo è la milleunesima scusa per tornare in zona.



Conclusione?
Esperienza galattica. Se non c'eravate quest'anno, andateci l'anno prossimo, a Underice. Non è una semplice immersione sotto i ghiacci, è un evento coinvolgente.
Sono stato in mezzo alla mia tribù, in quell'ambiente dove so che incontrerò sempre qualcuno che conosco già, qualcuno col quale ho condiviso esperienze importanti: dalla crescita professionale alle giornate sott'acqua, alle risate in gommone. Ma anche qualcuno che non conoscevo e che mi ha colpito, che mi ha sorpreso profondamente. e col quale spero di condivider altre avventure.

Ma le due cose più importanti di tutte, dal mio meschino punto di vista, sono che la mia sinusite è passata e che l'umore è migliorato di brutto.

Grazie, oh mia tribù...
Grazie a tutti voi che c'eravate.

19 ott 2019

Gli amici geniali - Triton Diving Club



La mareggiata del 29 ottobre 2018 aveva distrutto tutto. S’era portata via il compressore, fatto a pezzi la piattaforma di cemento. Il mare era entrato nel ristorante, alto un paio di metri sulla spiaggia. A memoria d’uomo non s’era mai vista, lì a Bergeggi, una tempesta del genere. Era uno dei tanti accessori nel pacchetto CO₂.
Ma la natura ferita non guarda in faccia a nessuno, quando distrugge. E chi deve farci i conti è spesso chi proprio dalla natura ricava un sostentamento, senza prendere niente, solo mostrando la sua bellezza.
Allora i ragazzi del Triton Diving Club, Alex, Marica, Riccardo, Sergio e Silvano, insieme ai gestori della struttura cui il diving si appoggia (la splendida famiglia Aimar) si sono rimboccati le maniche e hanno affrontato un’altra stagione, con una logistica del diving ridotta a metà.

Il loro party di fine stagione è uno dei rari eventi che dissolvono la nostalgia, quella dei vecchi tempi di Sharm, dove i party erano cosa sacra. Anche per fare casino ci si organizzava seriamente, da veri professionisti. Come quella volta che cercammo di far volare una mongolfiera/calamaro gigante e per poco non prese fuoco il Fanar.
Chiudo la divagazione qui: siamo a Bergeggi, il tempo è così e così, la giornata d’immersioni è finita e s’accendono le lucette di un inquietante scatolone nero. Scopro che è un set da karaoke.
A rotelle. 
Riccardo prende in mano il microfono. Neanche gli animatori del Venta riuscivano a far cantare i subacquei tecnici e i cinquantenni col brevetto FIPSAS. Lui ci riesce: uno per uno i club subacquei danno spettacolo. Io sto per cadere dalla sedia: ai club con la percentuale più alta di omaccioni toccano le canzoni più sceme.

Tra una canzone e l’altra per riposare i timpani, e gli addominali provati dall'esercizio della risata, c’è l’estrazione dei regali. Riccardo riprende il microfono e passa un sacchetto ad un bambino. Da quando in Italia esiste la tombola è sempre un bambino ad occuparsi dei numeretti. E Bergeggi è in provincia di Savona. Piovono magliette, sconti, libri… baciabbracci e cotillons.

Ma questo è stato un anno veramente tosto per il Triton, una fatica disumana, oltre alla perdita economica. Bene: Riccardo e Marica e Silvano hanno pensato di aggiungere qualcosa di veramente personale ai premi. Vogliono ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto il Triton, con le loro presenze e il loro affetto. Ogni coppia, ogni famiglia, ogni club, riceve un certificato o una targa. 
“Friends will be friends”
recita la scritta tra i nomi e il logo. Accanto, la foto artistica di uno spirografo. I piccoli sub ricevono un certificato di 'Amico del Mare'



A questo punto Marypoppins sta per commuoversi. Devo farne una delle mie: prendo un microfono e con Ric ci mettiamo a cantare Subacqueo, sulle note di Azzurro (trovate il testo QUI).
Beh, inutile dirvi che da qualche anno, quando esce un mio nuovo libro il Triton Diving Club è il primo diving dove vado a presentarlo.
È partito tutto con uno splendido Shamandura Day, grazie ad Enrica, ex divemaster del Triton, vittima orgogliosa dell'omonimo romanzo. Seguirono altre giornate, come la presentazione di Io sono il Mare, e se mai ne scriverò un altro, sapete già dove avrà luogo la ‘prima mondiale’. Sarò anche sott’acqua, ovviamente, Ric, Marica e Silvano sono dei professionisti anche quando non si tratta di puro cazzeggio, e le immersioni sono quelle da area marina protetta.


Un’ultima cosa:
il Mar Rosso è sempre lì dove l’ho lasciato, lo so che c’è, basta andarci. Quindi non erano tanto i coralli e un certo relitto a mancarmi troppo, quanto l'irripetibile: i Deco-boys, i loro concerti, le nostre parodie. L'ammetto, mi mancava quell’atmosfera dei party presi religiosamente sul serio, veri e propri eventi costruiti con pazienza, con amore. Fu ridendo di noi stessi (noi non riuscivamo a prenderci troppo sul serio) e sdrammatizzando momenti difficili che laggiù a Sharm avevamo costruito un gruppo sociale unito, con le sue arti, la sua cultura identitaria, il suo poema spontaneo.
Benissimo: si può rifare.

Grazie di esserci, ragazzi.

https://www.facebook.com/pages/category/Scuba-Diving-Center/Triton-Diving-Club-Bergeggi-171307099663548/



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14 dic 2018

oroscopo sub 2019



Il 2019, con un Mercurio esuberante, sarà un anno all’insegna del riscaldamento globale. Finalmente potrai dire addio alla stagna, metterla su e-Bay e aspettare che l’acquisti un eschimese vegano. L’innalzamento dei mari e dei laghi elargirà immersioni direttamente dalla soglia di casa. Favoriti gli incontri con specie tropicali in Mediterraneo e i viaggi avventurosi. Erogatori senza glutine contro le intolleranze. Tisane ed estratti per tutti.




Ariete
Un Marte senza paura ti accompagnerà in immersione da aprile a novembre. Oserai immergerti nel Lago Vittoria in compagnia dei coccodrilli o sotto le cascate del Niagara. Attento a unirti a un buddy del Sagittario, il segno più casinista dello zodiaco dopo il tuo: è l’unico in grado di entusiasmarsi per i tuoi audaci propositi, domandati perché. Se non l’hai già fatto è il momento di iscriverti al DAN. Problemi con la Go-Pro a giugno. Perderai un chilo di zavorra a settembre. Favoriti gli incontri con subacquei russi. Robois con due chiodini di garofano per rilassarti dopo le immersioni più faticose.




Toro
Un ottimo Mercurio in Squalo Toro ti aprirà nuovi orizzonti con indimenticabili drift nello Zambesi. Per i meno avventurosi: laghetti nostrani o il solito Mar Rosso in offerta last minute. Il transito di Urano in D.i.r. incoraggerà l’acquisto di un nuovo schienalino per migliorare il trim. Favorite le immersioni al lago nei martedì pari, e nei blue hole nelle domeniche dispari. Incontri con mante o lucioperca  il 12 giugno. Evita di molestare i dugonghi durante tutto l’anno. Qualche malumore al prova-muta di inizio stagione. Bacche di Goji subito, per tenere sotto controllo peso e colesterolo.



Gemelli
È vero che siete in due, ma questo non giustifica l’immergersi da soli. Se ne hai abbastanza del tuo buddy sappi che una intrigante Venere favorirà incontri e relazioni con subacquei conosciuti al bar e in gommone. Se non trovi neanche un subacqueo in giro (anche noi siamo in estinzione) puoi convincere qualcuno che ti stuzzica a diventarlo regalandogli Io Sono Il Mare e un corso sub. Mercurio consiglia: immersioni al Paguro, sulla vivace riviera romagnola. Problemi con l’assetto a maggio. Spirografi per tutta l’estate. Alimenta la tua esuberanza con estratti di barbabietola cannella e zenzero.

Cancro
Un Plutone capriccioso provocherà tensioni con un buddy Scorpione. Evita di lasciarlo in acqua, se  lo ricorderà. Da Aprile in poi una dolcissima Venere in Pescespada ti condurrà in interminabili immersioni nel blu, alla ricerca dei mostri interiori. Attento ai calamari giganti, i cefalopodi adorano i crostacei. Ad agosto sinfonie di plancton e bioluminescenze notturne ti regaleranno attimi di poesia indimenticabile. Non corteggiare subacquei del Leone. Tutto bene con i Pesci. Centrifugati di sedano e cavolfiore con la luna piena. Regalati momenti rock leggendo Cani Salati nel Profondo Blu.



Leone
Un sole caldo e glorioso, complice il Gemelli Trump, renderà l’anno bollente. T’immergerai a febbraio con Di Caprio sul Great Barrier Reef per testimoniare gli effetti del riscaldamento globale. A giugno accetterai l’invito da Richard Branson e di Fabien Cousteau a bordo del sottomarino Stingray per esplorare i coralli di profondità. Ricorda che come tutti i gatti hai bisogno di dormire, occhio al jet-leg. Esalta il tuo carisma con la muta Bye-Bye Tonchino, in titanio rammaricato di Dolce & Gabbana. Nutri fascino ed energie con decotti acquosi di Reishi, il fungo giapponese dell’immortalità.


Vergine
Un Urano altalenante ma benvolo sosterrà la tua candidatura: sarai tu a condurre l’inventario delle specie aliene nel Mediterraneo. Saturno in sestile favorirà l’acquisto di una matita e di una lavagnetta subacquea. Per l’acquisto delle batterie del computer dovrai aspettare fino a maggio, quando Marte lascerà la fidanzata. Pesci leone a marzo nel Canale di Sicilia. Squali balena a giugno nel Golfo di Genova. Raggiungerai l’apice del successo a novembre, quando avvisterai l’ultimo mako a Marghera. Papaya fermentata per ristabilire calma ed equilibrio dopo le polemiche con un negazionista del Cancro.
Bilancia
Che ti piaccia o no a febbraio t’immergerai in Labrador tra i barracuda. Sarai testimone di una rinascita inaspettata. Se non sei pronto per questa missione lo sarai per la visione psichedelica di milioni di meduse, simbolo del cambiamento. Marte in transito su Bhinario-2 suggerisce di aprire bene il rubinetto della bombola tutto l’anno. Una Venere in Pinisi ti renderà irresistibile sulle barche indonesiane. Per non perdere le occasioni migliori indossa Czar, il computer di Swarovski, e coordinalo con una maschera di Dior o di Chanel. Tisane alla verbena e al tiglio negli intervalli di superficie.

Scorpione
I cunicoli in fondo ai seracchi del Perito Moreno aspettano l’ultimo visitatore prima di sciogliesi per sempre. Sarai tu l’ultimo subacqueo ad esplorarli. Un Plutone retrogado rallenterà il tuo addio alla stagna (e all’amata p-valve se sei un maschio). Consapevole dei piani del un buddy Cancro di abbandonarti in acqua, porterai con te un bombolino spare per ritardare la tua emersione e tenerlo sulle spine. Incontrearai un nuovo buddy al corso di Zumba. Favoriti gli incontri con foche leopardo. Sollazzati leggendo l’ultima coppia rimasta di Subacquei Cattivi sorseggiando infusi di semi di lampone.


Sagittario
Dato che su Marte c’è acqua, cercherai di convincere Elon Musk ad aprirci un diving center. Ci riuscirai a novembre, quando Giove entrerà nudo in giardino. Nel frattempo accontentati di alborelle o flabelline. Preparati ai viaggi spaziali con un corso di Aerial Training sull’amaca. Nettuno in Cintura dei Pesi ti regalerà momenti d’estasi con un assetto impeccabile nelle domeniche dispari da aprile a giugno. Regalati un erogatore fabbricato nel terzo millennio e attento a non dimenticare il computer a casa. Tisane depuranti al cardo per sciacquar via i tuoi soliti eccessi di azoto e sostanze tossiche.



Capricorno
Un Saturno creativo alimenterà una redditizia fantasia: la ricerca delle Go-Pro disperse lungo i fondali. Ne troverai due a marzo, cinque in giugno e ben dodici in ottobre, tutte funzionanti. Favoriti gli incontri con squali balena in Croazia. Lepri di mare a maggio. Ricordati di revisionare l’attrezzatura, l’ultima volta risale al 2003. Concediti immersioni relax fuggendo di nascosto a Ustica con un buddy conosciuto al corso di cardio-pilates. Un Giove critico in Gommone suggerisce immersioni dalla riva o dalla barca. Sarai in acqua più di ogni altro segno. Infusi di curcuma contro i reumatismi. 

Aquario
Nei fondali di Younaguni, ultima isola delle Ryukyu, arcipelago giapponese, ci sono strane formazioni rocciose che molti pensano siano manufatti alieni o testimonianze di Mu, il misterioso continente scomparso. Sarà compito della tua mente investigativa e non allineata capire la loro origine. Incontrerai gli ultimi martello della regione. Regalati un momento propiziatorio leggendo Cani Salati nel Profondo Blu, il capitolo del disco volante affondato. Scoprirai che i martello sono attratti da strane onde energetiche. Sostituisci la pasta con la quinoa e concediti un ragù vegetariano per una pelle luminosa.


Pesci
Il relitto ancora intatto nel Mar Nero ti affascina come una macchina del tempo. Ci andrai solo se sei seconda decade. Tutti gli altri s’immergeranno alle Medas, creando affollamenti a Dofì Sud. Pesci coniglio a settembre. L’incontro con una paramuricea ancora viva cambierà la tua visone pessimista. Una Venere molto ricreativa entrerà in PADI a maggio: se non lo sei già, ti iscriverai a un corso istruttori o divemaster. Se invece l’hai già fatto rileggerai Figli di una shamandura per dare un alibi ai tuoi piani di fuga in Mar Rosso. Estratti di sedano e porri per alimentare la tua creatività.


2018 © claudio di manao 
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