26 mag 2025

Che fine hanno fatto i figli di una shamandura? - intervista su ScubaPortal

 



Se lo saranno domandati in molti, che fine avessero fatto. Io invece qualche idea ce l'avevo. Incuriosito da un mio post precedente su questo blog, Simone di ScubaPortal mi ha incontrato per farmi delle domande, visto che era passato un anno e mezzo dall'ultima volta che ci eravamo visti.

Qui c'è tutta l'intervista, spero vi piaccia 👇

https://www.scubaportal.it/intervista-claudio-di-manao-libro-2025/

Spoiler: contiene una sorpresa.😎

19 mag 2025

COME E’ NATA L’IDEA DI FIGLI DI UNA SHAMANDURA?

 


COME E’ NATA L’IDEA DI FIGLI DI UNA SHAMANDURA?

 

Eravamo tutti a Sharm el Sheikh, tutti istruttori subacquei con un po’ di mari alle spalle e arrivava un altro inverno. Era il momento giusto per partire alla scoperta del prossimo paradiso delle immersioni, le immersioni che non hai ancora fatto. Ma anche del luogo dove diventare adulti, ovvero: mettere su un nostro centro subacqueo. Farlo in Egitto, all’epoca, era complicatissimo. Steve fu il primo a partire, per l’Honduras. Seguì Billo, che poi finì in Thailandia, io e Franz ce ne andammo in Australia. Lui ci restò per un anno buono, io tornai a Sharm el Sheikh, dalla mia compagna di allora, e poi me ne andai con lei a ficcanasare in Spagna. Le email che ricevevo erano di protesta: gli amici lontani non ricevevano più i miei resoconti da Sharm el Sheikh e questo li indispettiva. Pensai che meritassero un libro. Su di loro. In una mansarda al sud della Costa Blanca iniziai a riempire fogli scritti a matita ascoltando Oasis, Verve, Transglobal Underground, Robbie Williams, Fatboy Slim, Underworld, Ozric Tentacles e Dead Can Dance. Ma soprattutto gli Oasis. Tra un giro in canoa ed una immersione, nacque il primo capitolo di Figli di una Shamandura: quello delle ‘avvertenze’. Descrivevo il mio primo giorno a El Tor, alla ricerca di un visto e, dato che c'ero, degli articoli casalinghi che mancavano in casa. Ovvero tutti. Una nostalgia pazzesca. Verso settembre arriva una email di Steve dall’Honduras: dice che al sud dell’Egitto, a Marsa Alaam, il governo egiziano sta costruendo un aeroporto, sta vendendo terreni sul mare a 1 dollaro al metro quadrato ed ha tolto le restrizioni alle società composte da stranieri.   

A ottobre siamo tutti di nuovo lì, a Sharm e l Sheikh, 

in quattro nel solito appartamento, quello grande con vista mare, quello dov’erano nate tante canzoni dei Deco-Boys. Tiriamo su un po’ di soldi lavorando da free-lance e a dicembre partiamo per Hurghada armati di mappe, GPS, attrezzature subacquee e fuoristrada. La prima cosa da verificare era l’aeroporto. Prendemmo d’assalto l’obiettivo, un compound nel deserto, all’alba Il direttore dei lavori, un olandese, invece di ordinare alla security di spararci, ci offrì un caffè e ci mostrò un diorama, una planimetria e un capannone zeppo di scavatrici. L’aeroporto lo stavano costruendo davvero.

Finimmo tutti a Wadi Lahmi, in un diving-lodge tendato. Io avevo con me gli appunti e un laptop e la sera scrivevo e poi traducevo per gli amici quello che scrivevo e loro ridevano, anche perché non c’era un asso da fare. Eravamo soltanto noi quattro, poi il manager e due guide del centro subacqueo. E il generatore. Non comprammo nessuno dei lotti in vendita. Anche se potevamo permetterci un campo da calcio a testa scoprimmo che dovevamo costruirci un albergo con piscina e tutto, e che un lodge spartano di poche stanze non andava bene per ottenere la concessione. “E allora le tende?” Le tende? Erano di un generale delle forze speciali. Fine. Tornammo tutti alla solita routine sharmese. Gli spunti per il libro aumentarono esponenzialmente.




Max, il manager del centro subacqueo, sembrava preoccupato. 

Si domandava dove fosse finita la mia fame di immersioni notturne, con le quali ero solito arrotondare bene lo stipendio. Ancora peggio, non mi si vedeva più in giro per i bar. Più incuriosito che preoccupato, m’invitò a cena. Gli dissi che stavo scrivendo un libro e lui – non finirò mai di ringraziarlo per questo – prese il telefono e svegliò nel cuore della notte Alberto Siliotti, il patron di GeoEgypy – Geodia, l’editore delle preziosissime guide alle immersioni: “C’è uno del mio staff che ha scritto un libro…” Ci mancò poco che Alberto lo mandasse affanculo ma anche lui era incuriosito e il giorno dopo mi chiamò per chiedermi se avessi delle pagine da mostrargli. Gli portai le prime quaranta pagine stampate. Le ficcò con poca convinzione in una cartella e se ne andò di fretta lasciandomi da solo a El Fanar. Mi richiamò tre giorni dopo. Non riuscivo a capire cosa stesse dicendo perché rideva forte. Bene, dunque. Era febbraio. A maggio il libro era finito. Il resto della storia lo conoscete già.

 

Figli di una… Shamandura era piaciuto così tanto che volevano tutti il seguito. 

Gli spunti continuavano a fluire e presto arrivò Cani Salati nel Profondo Blu. Ebbene, questi due libri dai titolo grotteschi mi guadagnarono molte collaborazioni con magazine, documentaristi e quotidiani. Ma ero in trappola: i lettori volevano che raccontassi sempre la stessa storia e io non sapevo come uscirne. Ne pubblicai altri, fuori dal tracciato, ma nessuno raggiunse il successo di quei primi due. Sapevo però che i lettori andavano accontentati: come me soffrivano la mancanza di quei Figli di una Shamandura che animavano i miei racconti. Da parte mia, sentivo il bisogno di quella sorta di ‘terapia di gruppo’ che uno scrittore intraprende con i suoi personaggi. Sarebbe stato un libro diverso dagli altri, sarebbe stato l’inno ad un’età dell’oro che abbiamo vissuto, o soltanto sognato, tutti insieme, lettori e protagonisti. E un giorno mi sono detto: 

“Quasi quasi li accontento, ma per prima cosa deve essere una storia che prende me, che mi fa fare tardi, che mi rende uno zombie, con i miei eroi che m’inseguono, che dialogano nella mia testa mentre scelgo le zucchine al supermercato… uno di quei libri che si scrivono da soli. Se no non se ne fa niente.”

 

Attento a cosa desideri, scrisse Richard Bach, perché i tuoi desideri potrebbero avverarsi.

26 apr 2025

le bond-song che non ce l'hanno fatta

 

La musica è una parte fondamentale della nostra vita. Come il ridere e il piangere, la musica fa bene. Inizia qui un breve viaggio. Non aspettatevi aggiornamenti puntuali. Partiamo da un cult megagalattico: James Bond.   

La più bella in assoluto è Skyfall e non ho nessuna voglia di discuterne. Ne ero convinto appena l’ho ascoltata e leggendo i pareri di illustri critici, ne sono convinto ancora di più. Adele non è il genere di cantante che mi aspettavo per un tale exploit. A parte le vecchie glorie, come Shirley Bassey e Tom Jones, ce n’erano a bizzeffe di band e musicisti con grandissime Bond-style songs nelle corde. Ma a tirar fuori la perfetta Bond-song è stata Adele. 

Skyfall… fa paura.


La ricetta? Jazz, blues e cripto-tango.

I film di Bond, come concept film, sono seminali  nella storia del cinema. Negli anni '60 e le Majors non sanno ancora molto del merchandising ma sulle Title song hanno le idee chiarissime: le canzoni, scalando le classifiche, vendono il film. Le canzoni devono alimentare il culto. Le prime Title Song ricordano il Bond’s Theme, scritto da Monty Norman e riarrangiato da John Barry. È un pezzo jazz che fa un uso esplosivo di fiati e percussioni, annunciati da una chitarra dai toni scuri, scale e accordi in minore. La quintessenza della tensione. L’atmosfera è elettrica, misteriosa. C’è dentro il pathos dei segreti irrivelabili e dei rischi mortali. Il tema di Bond parte teso e diventa catartico, come le basi segrete della SPECTRE che Bond fa esplodere per salvare il mondo. Sono gli anni '60, dicevamo, e la siccità da serotonina del grunge e del dark è ancora sotto l’orizzonte. I temi di Bond consento ancora un glimpse sulla meraviglia come in Where Are You, Shirley Bassey, Moonraker, ma torniamo a John Barry: è un jazzista e il tango sembra essere la sua filigrana segreta. Almeno per un certo tipo di lavori. Oltre a quelli di Bond ha firmato altri temi per film d’azione, temi che contengono elementi della sanguigna danza argentina. Due esempi?

Ipcress


Attenti a quei due


Ancora dubbi sul tango come ispirazione?

 

Le peggiori performance

Le Title Track che qui elenco hanno contribuito a farmi storcere il naso su film di bond altrimenti validi - o quasi -: For Your Eyes Only (Sheila Easton), The View To A Kill (Duran-Duran) e The Living Daylight (A-ha) e poi Writing’s on the Walls (Sam Smith) di gran lunga la più irritante. Anche perché preferita a Spectre, dei Radiohead. I Radiohead! E ancora Madonna, in Die Another Day e Gladys Knight con Licence to Kill (1989). Paul McCartney, con Live And Let Die, ci spiattella una delle peggiori cafonate nella storia del rock. Ce ne sono altre ma non metto i link perché ho a cuore le good vibes di questo post e di chi mi legge. Se volete torturarvi, cercatele su YouTube per conto vostro. Nel frattempo, c’erano band che sfornavano canzoni Bond-style con o senza l’intenzione di farla diventare una Title-track, ma con tutte le carte in regola.

 

Le migliori performance wannabe

Ho raggruppato qui quelle che sono riuscito a rintracciare. Se ne trovate altre segnalatemele, aggiornerò il post. Il criterio è quello elencato prima: devono contenere tensione, paura e mistero. Senso di meraviglia. E tango nella filigrana.

 

 10 - Mad About You - Hooverphonic

Descritta da Wiki come una Bond-style song, il video non lascia dubbi sull’ispirazione. Gli Hooverphonic, una band poco conosciuta in Italia ma capace di piccoli capolavori è quella che più di tutte ha prodotto canzoni in Bond-style. Se vi va fatevi un giro sui vari YouTube e Spotify, vale la pena. In questa canzone c’è molto Bond ed il video suggerisce atmosfere da guerra fredda.


09 - Supremacy – Muse

Questo pezzo ha tutto: tensione, esplosioni l’immancabile tango subliminale. Al suo posto è stato scelto Skyfall, di Adele. Supremacy è bellissimo, ma con il pezzo di Adele - onestamente - non c’è storia.


08 - You Love Me To Death – Hooverphonic

Qui ci siamo molto di più, l’atmosfera è perfetta: misteriosa e carica di tensioni. Il tango c'è ma è evanescente: per intuirne i passi, andrebbe accelerato. C’è comunque un omaggio, un suono che ricorda il cimbalom, usato da John Barry in Ipcress e altri lavori.


07 - Spectre – Radiohead

Questa canzone è stata scritta dai Radiohead su richiesta della produzione per un film Bond. Ha tutto, ha il mistero, la costruzione drammatica, rigorosamente in minore. E… niente, la produzione preferisce Writing’s on the Walls di Sam Smith, che diventa anche il singolo n°1 nelle chart britanniche. Da stracciarsi le vesti.



06 - Hardcore - Pulp

Questo pezzo, anche se non aveva la minima intenzione di diventare una Bond Style Song, trasuda temi e atmosfere Bond da tutti i pori: ci sono i fiati che sparano, gli accordi scuri, rigorosamente in minore, l’atmosfera misteriosa, una forte componente di tango e un senso di meraviglia perversa. Sembra un buon intento. Finirà male.


05- Tomorrow Never Lies – Pulp

E niente, è un pezzo, magnifico, ma gli era stato chiesto di scrivere una Bond-Style Song e loro se ne sono usciti con un pezzo brit che ricorda i Rolling Stones di ‘You Can’t Always Get What You Want’. Non ci meraviglia che abbiano scelto il lavoro di Sheryl Crow.


04 - The Pretty Reckless – 25

Anche se il testo non ha a che fare con i temi di Bond, questo è un pezzo che trasuda azione, tensione e mistero secondo i canoni di Bond.


03 - Straw - The World Is Not Enough - Straw

Un bel pezzo di questa band britannica. Purtroppo competeva con il puro genio : i Garbage. 



02 - Avicii - Addicted To You

Ha tutto quel che serve, e ce l’ha al massimo, ha lo stile emergente di One Day/Reckonig Song. Immaginatela nei titoli di apertura, con le solite silhouette femminili, mentre la chitarra sincopata di Asaf Avidan sta scalando le classifiche mondiali... Avicii era troppo avanti per questo pianeta.


01 - Lana Del Rey – Shades of Cool

È questa, secondo me, la canzone Bond-Style perfetta. Lana Del Rey è stata interpellata per una Bond Song. L’ha prodotta e pubblicata ma... ve la risparmio. Di nuovo, al suo posto hanno scelto Writing On The Wall, di Sam Smith. Ma questo brano di Lana Del Rey, Shades of Cool, mi dà le vibrazioni, forse ancora più profonde e sicuramente più scure, di You Only Live Twice, di Nancy Sinatra (007 - si vive solo due volte). I puristi mi scuseranno se posto una versione dall’audio pessimo, ma l’ho scelta per schiantare i gnegnegé su di lei in un colpo solo: Lana Del Rey sa cantare.  


Le cover

Parlare, o peggio, far ascoltare una cover a un purista è come ficcargli dell’ortica nelle mutande. Sono tuttavia quasi sicuro che Bjork e Propellerheads, nelle mutande dei puristi, potrebbero avere l’effetto della menta e della cannella.

Eccone due:

Propellerheads & David Arnold


Infine Bjork (il capolavoro)

Va detto, per la cronaca, che il canone Bond viene infranto in primis da John Barry stesso con We Have All The Time In The World (Al Servizio Segreto di Sua Maestà) cantata nientemeno che da Louis Armstrong. Bellissima. Segue You Live Only Twice, con Nancy Sinatra. E Bjork ne fa un monumento.




 a presto!


29 nov 2024

immersioni pericolose

 


Immersioni Pericolose, guida per subacquei kamikaze

Molto, molto tempo fa, ero di ritorno dall’Indonesia, mi venne in mente un’idea editoriale abbastanza folle: Immersioni Pericolose, guida per subacquei kamikaze. L’ultimo viaggio mi aveva stuzzicato: “Sai… qui l’anno scorso s’è perso un intero gruppo di giapponesi e non li hanno più trovati” mi aveva detto lo skipper poco prima d’immergerci, forse per spaventarmi. Una volta lì sotto, lungo la cigliata, mi trovai a fare i conti con una sorta di cascata invisibile e turbolenze… un po’ frizzanti: le nostre bolle schizzavano da tutte le parti come un sacchetto di coriandoli in cui avevano inserito un petardo. Capii che la storia dei subacquei dispersi era molto, molto plausibile. Ce n’erano altre di immersioni del genere lì intorno. Una di queste era Toilet Bowl, o tazza del cesso. Una sorta di blue hole dove le onde che colmavano funzionavano da sciacquone. Andando a riempire il vaso, le onde generavano una corrente verso il basso che scaricava da un’uscita assai angusta a -60 metri. Evitai di verificare personalmente. Forse perché mi immaginai alla stregua di una cacchina di capra che finisce rotolando nel sifone. Ma tra storie e leggende che avevo raccolto in giro, chissà se vere o frutto di fantasie eroicizzate, cominciavo a percepire – non senza un certo allarme - la vena di follia che non avevo ancora notato nei subacquei. Allo stesso tempo nella mia mente si formava la mappa delle immersioni da non fare. Avevo sentito parlare di reti profonde che fermavano i subacquei da una morte certa nel punto in cui la Corrente del Benguela si ficcava sotto la Corrente di Agulhas e precipitava come un Niagara trascinando ogni cosa a quote calamaro gigante. Avevo visto cartelli con teschio e tibie all’entrata di alcune diramazioni dei cenotes dello Yucatan dove, mi dicevano, la corrente ti spinge in una strettoia dove tu subacqueo diventi un tappo. E poi c’era l’Andrea Doria, sferzata da correnti impetuose e squali bianchi e trappolata da reti da pesca.

Avrebbe venduto un casino, 

lo so… ma decisi di non farlo. Mi fermai perché in quei punti ci sarebbero andati anche quelli che non ne avevano mai sentito parlare, sicuro. Subacquei con una certa testa avrebbero comprato un costoso biglietto aereo, pur di andarsi a ficcare nei guai. Avevo imparato che i cartelli di pericolo sulla Guida alle immersioni di Sharm el Sheikh non avevano avuto alcun effetto deterrente. Avevano, semmai, attizzato curiosità morbose nei vari Clark Kent con la muta da Superman sotto il vestito. Se avessi pubblicato quella guida si sarebbero verificati più incidenti, spiacevoli affollamenti presso le camere iperbariche e più battute di ricerca da parte dei vari S.A.R. di competenza. 

Molti, molti anni dopo, AlertDiver.Eu

mi chiede di scrivere un approfondimento sui punti di immersioni dai quali DAN Europe riceve più richieste di assistenza. Non si tratta esattamente di immersioni pericolose (nella lista non ce n’è neanche una di quelle che avrei inserito nella mia guida per subacquei kamikaze) ma di immersioni molto frequentate e con alcune criticità che è meglio riconoscere ed analizzare. Grazie anche al sostegno di esimi membri delle comunità subacquee locali. L’articolo per AlertDiver lo trovate qui:

https://alertdiver.eu/it_IT/articoli/popolari-e-insidiosi-i-6-siti-dimmersione-che-richiedono-attenzione-extra/

In quanto alla guida per subacquei kamikaze, 

ci sto pensando ancora ma in modo diverso. Non sarà quella che avevo in mente dall’inizio, sarà un’altra cosa. Perché? Perché se proprio volete rischiare la pellaccia per irrompere nel pub gridando “ho fatto Toilet Bowl!” allo stesso modo in cui una volta si lanciavano sul tavolo i computer che marcavano i cento metri, non sarò vostro complice. Scordatevelo.


28 ago 2024

Capire gli incidenti subacquei: il Report Annuale - un mio articolo per Alert Diver




"Gli incidenti possono accadere in qualsiasi attività umana. Se in un ufficio uno scaffale non fissato alla parete può costituire l’unico pericolo fatale, nella subacquea i pericoli potenziali si annidano in molteplici aree. Dalle attrezzature alle tecniche subacquee, dalle stazioni di ricarica delle bombole alle scalette delle barche, le aree che dobbiamo monitorare per la nostra sicurezza sono innumerevoli."

Capire a fondo le cause e le dinamiche degli incidenti subacquei è un compito difficilissimo, ostacolato dalla frammentarietà dei dati, dalla loro distribuzione (più fonti) e dalla sacrosantissima privacy e dalla mancanza di un database minimamente somigliante a quello cui contribuisce ed attinge l'Aviazione Civile (anche se DAN e altre organizzazioni ci stanno provando). Infine i sopravvissuti diventano spesso 'testimoni inattendibili' in quanto coinvolti emotivamente, oppure a livello di responsabilità più spesso morale che civile. Una memoria dei fatti che l'essere umano per sopravvivere all'autocritica, la più feroce e inevadibile, altera o cancella nella sua mente.

Questo mio articolo è il primo di una serie che vi invito a leggere.

"Il DAN Annual Diving Report non è stato redatto per ricordarci i nostri peccati, ma per ricordarci che il pericolo esiste e per migliorare gli strumenti che ci consentono di evitare gli incidenti. Per quanto sia umanamente possibile."

lo trovate in Italiano a questo link
https://alertdiver.eu/it_IT/articoli/capire-gli-incidenti-subacquei-il-report-annuale/