27 ott 2025

Sbandati come plancton tour - Part 2 - Roma

 


Da dove comincio? Dal Festival della letteratura di viaggio, da La libreria Internazionale Il Mare, da Gianni e dal Forum Sport Center o dal barbecue che, come in Figli di una Shamandura, rischia di bruciare la casa? Penso che la cosa migliore sia cominciare dalle forze, affatto misteriose, che mi hanno portato a Roma.


Ti andrebbe di andare a un Festival a Roma?

L’editore, Nutrimenti_Mare, mi chiama per farmi sapere che sono finalista (agli ottavi) nel torneo del festival sopraccitato.

“Una gara tra scrittori? Ma io, veramente… a me non piacciono i talent show e non mi sento adatto ai contest!”

“Non è X-Factor” mi risponde sornione, “ci saranno club di lettura e altri autori come te, studenti, gente che legge e scrive libri. Secondo me ti troverai bene. Sei un tipo brillante, o no?”

Nelle parole chiave ‘altri autori come te ‘ e ‘brillante’ scruto una possibile trappola. Una trappola in cristalli di Swarowski. Tra l’altro l’ho portato sott’acqua, Swarowski, lui e la moglie ma non è il caso di parlarne qui perché adesso ho voglia di vedere gli amici e i parenti romani, e poi Gianni e Marco e Anna Lucia della Libreria Internazionale il Mare, Vittoria di ImperialEcoWatch. Funzionerà un incastro del genere, a Roma in pochi giorni?


Gianni

“Alla fine ho ordinato io er proiettore e pure er telo su amazon. Così famo tutto noi, senza diventà matti, senza chiede cose ‘n giro”.

Quelli che pensano che i romani sono lenti e che se la prendono comoda si sbagliano. Sono velocissimi. Sono le circostanze a rallentarli. Tipicamente il traffico e i malfunzionamenti. E i romani, invece di incazzarsi, secondo l’altezza del sole e luogo della panne, si fanno un caffè o una birretta. Poi ripartono. Gianni gestisce il Diving Blue World – e altre cose – e non sta fermo un attimo.

“Il fan clab sta a fa’ tardi, stasera se magna tardi” 

Me lo comunica senza batter ciglio dopo aver annusato le app del traffico e sistemato i vari cavetti. I ‘fan clab’ sono reciproci, se io posso funzionare come un club da individuo. Cito affettuosamente Aurora, storica safarista sudanese, e Francesca, biologa marina. Non ho voce, fa freddo ma il pubblico è quello giusto e Gianni convince tutti che dobbiamo cantare Subacqueo, una parodia di Azzurro che fa sempre sbellicare i presenti. E sia.  Facciamo tardissimo, come previsto. Il giorno dopo devo scendere nell’arena.

Villa Celimontana

Ricordo di esserci stato mano nella mano con mia nonna. Ricordo una certa atmosfera magica, o non so cosa. L’atmosfera magica o non so cosa, è ancora tutta lì, da percepire oltre il palco e i gazebo innaturali. Purtroppo, a parte l’aura magica, non mi ricordo un cazzo di come è fatto quel luogo. Niente. Ricordo di più Venezia. Gli organizzatori si occupano di me, come se avessero intuito che non so niente, non ho preparato niente. Sul palco mi accorgo che mi sto divertendo un casino. La mia ‘avversaria’ è una bella e spigliatissima ragazza, Carolina Paolicchi. Quando mi è stata presentata io me ne ero uscito con: “Ok. Ha vinto lei.” “Ma se neanche conosci il suo libro!”. So riconoscere la grinta, la solidità, al primo sguardo. Invece il pubblico presente sancisse la parità. I club di lettura in remoto decretano Carolina vincitrice. Ha scritto A Baghdad con Le mille e una notte. Soprattutto ha avuto il coraggio di andarci, a Baghdad, di seguire le orme di Sherazade per scriverlo. Va benissimo così. Adesso devo andare. Devo andare a pescare la mia socia alla Stazione Termini. Potrebbe non orientarsi. Un gruppo di ragazze (mi sento un ragazzo quindi vale anche per loro) mi esternano il loro sostegno e il disappunto per la mia sconfitta. Tra loro, decisamente più ragazza di tutte, c’è Federica Focà, di Roma Today, che mi chiede un’intervista. Eccola:

 https://www.romadailynews.it/altre-notizie/intervista-a-claudio-di-manao-il-subacqueo-che-ha-voluto-raccontare-il-suo-amore-per-il-mare-0898884/

 Il Regalo di Anna Lucia - Libreria Internazionale Il Mare.

Dall’ultima volta che ci siamo visti, La Libreria Internazionale Il Mare ha cambiato sede. Da una traversa di Via di Ripetta – Piazza del Popolo/via del Corso per intenderci – s’è spostata sull’Aventino, dove gli imperatori si ritiravano a meditare. Marco e Anna Lucia sono degli amici, di quelli che vedi ogni tot anni e tutto sembra come ieri. Il locale è più piccolo ma luminosissimo, ha qualcosa di britannico, anche se non saprei dire cosa: la luce di Roma entra dalle ampie vetrate. In un attimo si riempie. Nonostante le manifestazioni e lo sciopero. Riconosco Mafaldiver e Boccio, i loro nickname sul forum dove ci siamo conosciuti. Dopo anni d’immersioni e di corsi, di brevetti e di tante cose fatte insieme, avevo perso i contatti. C’è Marco, vicino di banco delle elementari, la mitica Giorgia con un’amica ancora più mitica e, a sorpresa, i parenti romani della mia socia. E infine Vittoria, amica, editrice di ImperialEcoWatch, subacquea, esploratrice, nella sua impeccabile eleganza understatement. Sono emozionato e stavolta è colpa del pubblico e di Anna Lucia. Vite sparse, a volte sinergiche, si ritrovano lì. Anna Lucia ha compilato una mappa interattiva con i way-point del viaggio degli Sbandati come plancton nella corrente.

Non solo: ha creato una playlist con le canzoni contenute nel libro su Apple Music ed ha affiso un QR code all’entrata. Sapevo che era in programma, ma vederlo è un tuffo al cuore. Un uomo un po’ avanti con l’età che mi chiede l’autografo mi dice di essere un ex sommergibilista. Il firmacopie, almeno per me che non voglio andare in automatico ma conoscere le persone che ho davanti è sempre il momento più critico. E lui se ne va lasciandomi una curiosità immensa. Finiamo tutti al pub. Fuori fa un freddo che contraddice le ottobrate romane, ma continuiamo a conversare anche fuori, sigaretta, perché tutti ma proprio tutti ci troviamo bene insieme.



Barbecue

È il titolo di un capitolo di Figli di una Shamandura. 

Il luogo più sicuro dove farlo partire resta la spiaggia. Stavolta non sono a Sharm el Sheikh ma da mio fratello. Ci sono le cugine romane che non vedo da anni, con i rispettivi mariti e il cugino con figlio piccolo. Il mio piano è cucinare le costine come si fa dalle mie parti. Le ho affogate nella birra con il rosmarino, poi asciugate, cosparse di miele e senape. Barbecue a gas. Metto al minimo e chiudo il coperchio per un buon effetto forno. Richiamo Vittoria, mi aveva chiamato ma avevo le mani sporche, e lei mi dice che il mio libro dovrebbe fare il salto, tracimare oltre l’audience classica di subacquei perché è qualcosa di diverso. Penso che c’è gente che va dai coach, che frequenta corsi motivazionali, io ho Vittoria, i miei editori, i miei lettori. Tutti pronti a stroncarmi quando presento lavori che secondo loro non vanno e non delle critiche quando vengono da chi, anche nel suo modo di vedere, protegge la mia firma. Per quello che conta la mia firma nell’universo, ovviamente. Metto giù il telefono e il marito di mia cugina mi fa notare che ci sono fiamme che sprizzano fuori dal barbecue. Esco, chiudo tutti i rubinetti, ma le fiamme insistono. Non rischio più da tempo l’incendio dei capelli, quindi mi avvicino. Provo a chiudere la bombola del gas ma scotta. La socia, sempre operativa, mi passa subito uno straccio per afferrarla. La estraggo, la chiudo e aspetto. Il fuoco si estingue. Iniziano a circolare le teorie. Tra noi c’è anche ingegnere, che sostiene la mia: troppi residui sul fondo. Già, i residui. Qui non si tratta di aver confuso una bottiglia d’aceto con quella dello starter, come in Figli di una Shamandura, ma di residui, come in Sbandati come plancton. Non facciamo in tempo a venire a capo della faccenda perché qualcuno ha già risolto tutto.

“Ho fatto gli gnocchi” annuncia mia cognata, “ragù toscano! Vi sedete a tavola o no?”.

Ho letto La lentezza, di Milan Kundera, tanti anni fa. Ho provato a rileggerlo, ma stavolta non sono riuscito a finirlo. I romani, presumo, non l’hanno mai letto. Anche perché leggono poco. In ogni caso, la flemma di Jep Gambardella ne La grande Bellezza non li rappresenta affatto.

Grazie Nutrimenti_Mare, grazie Gianni, grazie Anna Lucia e Marco.

Grazie a tutti e tutte le persone che c'erano. 

Miao.




7 ott 2025

Sbandati come plancton tour – part 1

 

Museo della Pesca

23 agosto: Caslano, Canton Ticino. inevitabilmente fa un caldo boia ma la vista dall’aula/sala conferenze del Museo della Pesca è magnifica, attraverso le vetrate vedi la passeggiata, il porticciolo, e il Lago Ceresio. Mary Poppins ha deciso di offrire l’aperitivo e quindi la sala con 60 posti a sedere è strapiena, c’è gente in piedi. Sono venuti dall’Italia e dal Canton Ticino. Parte la musica con un video: Fade Away (Oasis) e il pubblico entra subito nel mood. Non è una presentazione in stile accademico, è un party. Qui si parla di corde (stimolate) e di ricordi.

Temo i soliti problemi linguistici tra proiettore e computer. Incredibilmente, non si verificano. Cristiana Barzaghi, biologa del museo e subacquea, Sbandati come plancton nella corrente se l’è letto tutto, anzi se l’è studiato. Ha messo i segnalibri colorati per ogni argomento che vuole affrontare con me. Fa domande che stimolano riflessioni, da persona che ha colto perfettamente lo spirito. Mary Poppins mi farà notare che ero spesso nell’angolo, come intimidito secondo lei.

“La prossima volta mettiti davanti! Sei tu il protagonista!”

Tra il pubblico tanti amici di Rsi, la Radiotelevisione Svizzera di Lingua Italiana e di ASFOPUCE, Associazione Fondali Puliti Ceresio e poi Maura, subacquea ticinese energetica, e Francesca del glorioso Esimio Sub, e poi c’è Marco, di dive-different, con una maglietta epica che dovevo assolutamente fotografare, e c’è Omar, di re-count switzerland, un musicista che dovreste tenere d’occhio. Ci sono le persone che si sono state accanto a Mary Poppins e un bel numero di presenti che con la subacquea non hanno mai avuto a che fare. Infine, Walter.

 

Walter lavorava con me allo Sheikh Coast Diving Center nell’età dell’oro di Sharm e me lo ritrovo lì, a Caslano. Interviene nella presentazione elargendo aneddoti e storielle da back-stage che fanno sbellicare il pubblico. Walter ha un senso dell’umorismo esplosivo. Ve lo dico: non so se ha voglia di farlo ma se un giorno pubblicherà un libro sulla subacquea… leggetelo. Leggetelo dopo i mie però, altrimenti vi sembrerò noioso. La presentazione finisce con un video: io e Mary Poppins che balliamo sott’acqua sulle note di Blue Tango, Paolo Conte. Il pubblico applaude, io sono un po’ stordito. Non mi aspettavo tante presenze, tanto affetto. Firmo le copie come in trance. 



Grazie Mary Poppins per la tua presenza solare (e per l'aperitivo)

Grazie Cri e Grazie Mau

per la magnifica accoglienza

Grazie e tutti voi che c'eravate!

È stato un momento indimenticabile. 

PS

Non temete, ce ne saranno altri.

Dimenticavo,,,




9 ago 2025

Sbandati come plancton nella corrente raggiunge il Canton Ticino

 



Sabato 23 agosto 2025, ore 17.00, Museo della Pesca, Caslano. Presentazione del libro di Claudio Di Manao, Sbandati come plancton nella corrente (ed. Nutrimenti mare 2025).

Il Mar Rosso, con un libro di avventure marine, si congiunge al Ceresio.

Una serata all’insegna della letteratura di mare, con Claudio Di Manao che presenterà il suo nuovo libro, Sbandati come plancton nella corrente (Ed. Nutrimenti) e con Cristiana Barzaghi curatrice e mediatrice culturale del Museo della Pesca.

La parola plancton è di origine greca e significa vagabondo. A prescindere dagli sforzi che facciamo per garantirci una vita sicura e stanziale, siamo tutti un po’ sbandati nel flusso dell'esistenza...

continua a leggere sul sito del Museo della Pesca >>> https://www.museodellapesca.ch/programma->2024/sbandati-come-plancton-nella-corrente

6 lug 2025

Due parole sugli Oasis... e sul vivere per sempre




Ma soprattutto: cosa c'entrano gli Oasis con 'Sbandati come plancton nella corrente'?

La reunion degli Oasis, sempre che Liam e Noel non si sfascino (di nuovo) le chitarre in testa è una buona notizia. Una buona notizia che ha a che fare con me, la mia vita e quello che scrivo. Sbandati come plancton nella corrente è un libro con una colonna sonora. Ci sono i Verve, i Groove Armada, i Pulp, i Suede, i Radiohead e, naturalmente, gli Oasis. 




L’era glaciale.

Nei primi 90 avevo smesso di comprare nuove uscite. La New Wave s’era giustamente stufata di sé stessa. Non puoi andare avanti in eterno con drum-machine che sanno di plastica, strani tintinnii e vocalizzi alla Bryan Ferry. Non avevo bisogno di comprare novità perché esse mi inseguivano, mi braccavano peggio di un Renato Zero che ti stana nei ristoranti italiani all'estero. 

Il Rock era morto, così cantava il coro dei critici, ed io m'ero dato all'archeologia. Sembrava che l'intero genere fosse stato assorbito per essere smantellato come succede con le acquisizioni delle corporation. Dopo il Progressive e la New Wave, alla sistematica distruzione del canone era sopravvissuto solo il Punk, un rock da midollo spinale che però non era il Rock, era una sua corrente neurologica. Il Grunge mi sembrava un’operazione di contrabbando: ti rifilo un po’ di Rock con influenze Punk. Dimenticarono però di reclutare la serotonina. Non era per niente una tragedia. Tra i contemporanei c'erano Dead Can Dance, Ozric Tentacles e Matt Johnson (the the). Passavo giornate in compagnia dei Creedence Clearwater Revival, T-Rex, The Move e Procol Harum. E poi c'era il buon vecchio Blues. Lo trovavi ovunque dal vivo, insieme a birra, hamburger e salsicce. 


Pozzanghere 

Cammino lungo un canale nei dintorni di Manchester. Ha appena smesso di piovere e le pozzanghere riflettono le nuvole stracciate e a batuffoli dell’estesa mezza stagione britannica. Sono piombato da poco nel mondo di Asterix e i Britanni, un mondo di steccati che incasellano i backyard, i giardini sul retro. Un mondo dove si parla di meteo e dove gli orticelli crescono perché a innaffiarli ci pensa il cielo. In quel mondo il sole, quando si manifesta, scatena sincero entusiasmo ed un rilascio istantaneo di serotonina allo champagne. Mi ritrovo a fischiettare un ritornello appena ascoltato: 

“Maybe, I don't really wanna know how your garden grows cause I just wanna fly”

Forse non m’interessa proprio di sapere come va il tuo giardino perché voglio soltanto volare.

“Lately, did you ever feel the pain, in the morning rain as it soaks you to the bone?”

E poi, hai mai sentito il dolore nella pioggia del mattino che ti inzacchera fino all'osso?

 


Nel cielo del rock appare una supernova allo champagne. Quanto sarebbe durata? Avrebbe vissuto per sempre? 


Live Forever

Neanche me ne accorgo e sto partendo di nuovo, stavolta per le isole Cayman. Finirò in Messico, e poi tornerò alle Cayman. Ed è a Grand Cayman che mi accorgo di avere un appuntamento tutti i giorni alle sei del pomeriggio, ora di chiusura del centro sub. A quell’ora la playlist di Radio Gran Cayman manda in onda una delle canzoni più belle che abbia mai ascoltato. È Champagne Supernova. La voce graffiata e l’energia, quell’energia che è quasi un marchio di fabbrica della ditta Oasis, non le avevo riconosciute all’istante. Intanto io ritardavo, scientemente, la chiusura del centro. Oppure chiudevo e restavo dentro ad ascoltare. Da solo. Quella canzone sapeva di mare. E parlava di me. Poi torno a Londra. Scopro che gli Oasis sono dappertutto, sono diventati l’Inghilterra stessa. Sono i Beatles. 




- Perché ho postato una cover dei Pretty Reckless? Perché contiene una chicca che conferma la tesi. 


Una Pasqua del Rock

Se i Beatles elevarono il rock a culto di massa, gli Oasis hanno ripristinato quel culto raccattando tutto ciò che il rock aveva seminato in cinquant’anni di frammentazioni. L’avevano rimesso insieme con una energia che non si percepiva da anni. Se gli anni Sessanta sono stati segnati da un’ondata irripetibile di pensieri critici ma positivi, come nella Summer of Love, nonostante la guerra fredda lo dobbiamo anche al rock. Come dobbiamo agli Oasis e ad altre band aver scritto la colonna sonora degli anni più sereni e pieni d’entusiasmo che abbiamo mai avuto: gli anni Novanta. E per quanto riguarda i Figli di una shamandura, be'… gli Oasis, i Verve, i Blur, i Pulp e i Suede, ma anche i Morcheeba ed i Massive Attack sono stati parte della colonna sonora di un'epoca memorabile.

Ma gli italiani storcono spesso il naso.

Sulla band piovono ovviamente critiche. Le leggo soprattutto in italiano. Immagino sia difficile provare simpatia per qualcuno che prende a testate i suoi fan, che si mena ad ogni occasione e si fa bannare da un certo numero di compagnie aeree e di navigazione. Invece, non si tratta del loro comportamento. Le critiche vertono su tutt'altre faccende: i presunti plagi dei riff, riff di George Harrison e dei T-Rex. Mi prendo la briga di ascoltare i riff incriminati: ti devi sforzare parecchio per riconoscere le somiglianze ma in ogni caso: quali riff ti vuoi inventare che non suonino neanche lontanamente come già ascoltati? Puoi fare del Rock senza che qualche frammento dei tuoi predecessori ti resti attaccato? Beethoven aveva preso spunti da Mozart? Assolutamente sì. E Wagner aveva preso spunti da Beethoven? Certamente! E Mahler non aveva preso spunti da Wagner? I detrattori degli Oasis mi ricordano tutti una magnifica battuta di Salieri nel film Amadeus:

“Ma perché, perché Dio avrebbe scelto un fanciullo osceno come suo strumento?”




Reunion

Onestamente, me lo aspettavo. Succede in un momento davvero particolare. Succede quando finisco la prima bozza del libro che chiude la trilogia diFigli di una… Shamandura’. Il titolo che ho scelto è LIVE FOREVER: la canzone che Noel Gallagher, nella sua consueta modestia, ha definito la più bella mai scritta nella storia del Rock. Non sono d'accordo con la sua valutazione. Sono però d'accordo su quello che ha dichiarato, sugli intenti: 

"Era stato scritta nel bel mezzo del grunge e di tutto il resto, e ricordo che i Nirvana avevano un brano intitolato ‘I Hate Myself and Want to Die’, e io pensavo... Beh, io non me la bevo, cazzo. Per quanto mi piacciano Kurt Cobain e tutta quella merda, io non lo accetto. Non posso permettere che persone come lui arrivino, si facciano di crack e dicano di odiarsi e di voler morire. È una fottuta stronzata. I ragazzini non hanno bisogno di sentire queste assurdità".

Live Forever come titolo non oltrepassa lo scrutinio del lungo processo di pubblicazione. Sbandati come plancton nella corrente suona ancora meglio e non rischia di creare equivoci tra i lettori disattenti. Resta però intatta la colonna sonora. La vita è uno spettacolo nel quale possiamo essere attori, spettatori o registi. spesso a prescindere dalle nostre intenzioni. La vita, comunque, merita una colonna sonora e il Brit Pop s'è manifestato come il segno di un'epoca che va dalla caduta del Muro alle Torri Gemelle. Chi s'è accorto del culo che abbiamo avuto in quei pochi dodici anni probabilmente ascoltava il Brit-Pop. Esattamente come i protagonisti di Figli di una... Shamandura. E va a finire che a loro volta si riuniscono. Perché come gli Oasis, vogliono, anche loro, vivere per sempre, anche se i sogni d'infanzia spesso si sciolgono come neve al sole. Ma a volte no.

1 lug 2025

La Libreria del Mare raduna i Fratelli della Costa


E' un martedì milanese ma sembra di essere a l'Havana. Io sono in ritardo di mezz'ora - e di una settimana e passa nel postare questo resoconto - ma le temperature sono in anticipo di un mese. Vincerà l'aperitivo stile Milano-da-bere in un bar all'aperto o uno stuzzichino al chiuso in libreria per ascoltare due tizi, una produttrice cine-tv (Gabriella) e uno scrittore per caso (io), che parlano di un libro dal titolo strano?

Qualcuno forse se ne sarà accorto. La foto - mossa - nella head è stata scattata proprio all'Havana, ne La Bodeguita del Medio, uno dei due bar preferiti di Hemingway. Quello in foto non ha nessuna pretesa di assimilazione, è solo un visitatore felice di essere lì a respirare l'aria ed i suoni di un luogo sacro, un luogo che ispira. La libreria del Mare a Milano, è un luogo molto simile. Non servono mojitos ma libri. Ed è un punto di riferimento per la letteratura di mare in Italia da cinquant'anni. Cinquant'anni tra poco. Tutta boiserie, antiche travi e scaffali, ha un desk che sembra una consolle o una plancia di comando di una barca. Chissà se l'hanno concepita così apposta. Alessandro e Simona sono sempre pronti ad accoglierti con un gran sorriso, con prosecco e stuzzichini e con su l'aria di chi pregusta la festa. Sanno già che la mia non sarà una presentazione accademica. 


Arrivano piano piano, i Fratelli della Costa, un po' da tutti i mari e da tutte le coste: Ale da Zanzibar, Giorgio e Simone dalle Maldive, Jessica da Sharm el Sheikh. Non hanno preso un aereo per me, intendiamoci, erano di scalo nei paraggi e hanno deciso di farmi una sorpresa. Se fosse stata una presentazione ad inviti non sarebbe riuscita meglio. Come l'avranno saputo? Con i social sono di una incompetenza imbarazzante. Sospetto l'intervento professionale di ScubaPortal e di Nutrimenti_Mare.

A bruciapelo Gabriella Manfrè, la relatrice, mi domanda: chi sono i figli di una Shamandura? Ce li ho davanti, siamo noi, membri della generazione X che hanno deciso di fare delle loro vite quello che sognavano: portare le persone sott'acqua, possibilmente in un mare splendido o insegnare ai vacanzieri come si fa. Tutti i santi giorni, come mestiere, come routine. 

Eccoci.


E poi c'è Pietro, fotografo subacqueo di fama internazionale, autore, sempre in prima linea sui temi ambientali, e poi Steve che ho conosciuto dopo una discussione - segnata da eleganti insulti - su Poverosub un forum di subacquea, per poi scoprire che eravamo molto simili, sott'acqua e nella testa, al punto che un giorno me lo ritrovo a Sharm. Jacopo e infine Claudia, allora divemaster stagionale di primo pelo, che mollò tutto per inseguire quel sogno condiviso: un ufficio tra i coralli (cit. Paolo Giacomin). Eravamo molti di più, ovviamente, e chiedo scusa a chi non menziono espressamente, ma rivedere i vecchi amici che come plancton nella corrente ancora vagabondano per i mari, ritrovarsi per puro caso in una libreria storica di Milano, ha messo in vibrazione le corde più profonde.

Lo so che mi volete bene tutti e il vostro affetto è un privilegio. 

Sappiate che ve ne voglio anch'io. 

Ma tanto.

Grazie di cuore.


Claudio