I diritti d’autore di questa
terza edizione (solo digitale) di Caraibi andranno a sostenere le cure per Nina, una bambina affetta da una rara sindrome polimalformativa. Visita il blog di Nina:
"Macumbe, magie, tesori sommersi e nobili braccia di terrenissimi pescatori e contadini - storie arricchite dallo sguardo attonito, acuto e innamorato di un uomo profondamente europeo che dell'Europa si è lasciato alle spalle luoghi comuni, preconcetti e stili di vita preconfezionati". Nel mezzo di continui cambiamenti "Caraibi" si colloca come un libro di fotografie, di istantanee prese nell'attimo in cui l'antico ed il tribale sono ancora visibili prima di evolversi, o di perdersi, in qualche nuova forma di società, ma anche quadretti dell'attimo dopo, dove il sopravvento della modernità non può fare a meno di lasciarsi dietro nicchie surreali ad uso di nuovi sogni di fuga e squallidi neo-pirati. Un libro di fotografie, dunque, ma sempre con il mare sullo sfondo. Un mare onnipresente, vettore dell'anima ancestrale.
«Il danno causato agli oceani mette a repentaglio la sicurezza alimentare di tre miliardi di persone. È un problema di sicurezza globale». John Kerry, Segretario di Stato Usa, 15 giugno 2014. A quella frase durissima quanto autorevole pronunciata davanti ai delegati di 80 nazioni seguì un anno dopo il documento del WWF, il «Living Blue Planet report», giudicato da La Stampa come «il più dettagliato e agghiacciante atto d'accusa mai redatto sull'estinzione delle specie marine». Sversamenti di petrolio, inquinamento da plastica e microplastica, fertilizzanti e acidificazione dei mari concorrono a distruggere l'habitat di innumerevoli specie, ma secondo un numero sempre più consistente di scienziati, come Boris Worm, ecologo marino della Dalhousie University, è l'overfishing, o pesca eccessiva, il problema più grave: «peggio dei cambiamenti climatici, peggio dell'inquinamento». Il nostro Claudio di Manao ha approfondito per noi il tema.
Tutto cominciò quando in Adriatico, in piena era delle trivellazioni, si scoprì che la parte immersa delle piattaforme offriva un ambiente perfetto a quella prelibatezza nazional popolare che, a seconda della ‘vostra’ provenienza e non della ‘loro’, viene chiamata cozze, mitili, muscoli o peòci. C’è qualcosa di meglio di un traliccio a mezzacqua per dare una casa accogliente a questi gustosi bivalvi? Era il 2014 e qualche folletto del marketing ebbe una grandiosa intuizione, vide la possibilità di rilanciare mediaticamente l’improbabile simbiosi tra pozzi petroliferi, cozze e raccoglitori di cozze. Una interazione dove corpi estranei, come le piattaforme dell’Eni, e gli scozzonatori cooperativi avrebbero portato valore aggiunto (grande parola chiave dell'era 2.0) alla ‘missione aziendale’ di ‘sostenibilità.’ Purtroppo i folletti, generatori di tempeste di parole chiave, non sapevano con chi avevano a che fare. La cozza.
15 Agosto 2015,in un’isola paradisiaca del Borneo, durante un immersione, quattro giovani subacquei scompaiono: tre italiani e una ragazza belga. Sono passati molti mesi e non sono stati ancora trovati, continuiamo tutti a sperare che siano ancora vivi su qualche atollo sperduto, e con qualche ragione: in quelle isole c’è acqua e cibo. Casi del genere, anche se estremamente rari, sono angoscianti, spiazzanti. E vai a spiegarlo ai dispersi, alle famiglie dei dispersi che il loro è un caso rarissimo: il sapere di rientrare, se stessi e i propri cari , in una casistica limitata non consola. Mai. Quanto il perdere dei subacquei in mare, un incubo già esplorato e sfruttato dai media e da un certo cinema sensazionalistico, è un evento che non dovrebbero verificarsi mai: il missing-diver è l’incidente inaccettabile.
Ve lo ricordate il film con Alberto Sordi 'Un borghese piccolo piccolo'? Quello dove un travet per vendetta si trasforma in un killer spietato? Bene, adesso però immaginate non un ragioniere sfigato, ma un moscardino, uno di quei cosini piccoli piccoli, con tanti tentacolini che di solito trovate nei risotti, negli antipasti e nei fritti di pesce di qualità. Ecco. Ci credereste che quello vi ammazza quasi con lo sguardo?
Il suo è il veleno animale più potente del globo terracqueo, cioè cinquanta volte più potente del veleno del cobra, trenta volte quello del ragno delle banane, cento volte più potente del cianuro di potassio! Una creatura da non perdere!
Quale occasione migliore per far scrivere ai giornali che la subacquea è pericolosa e che di subacquea si muore?
Dove trovarlo
Il polipino dagli anelli blu, così si chiama , lo trovate in cima ai reef semi-affioranti, negli anfratti poco profondi delle calette poco accessibili, in una vasta area che parte dall'Australia, passa per il sud del Giappone, le Filippine e l'Indonesia, fino a Sri Lanka. Insomma, c'è l'imbarazzo della scelta.
Come trovarlo
di solito la sua tana rassomiglia quella di qualsiasi altro polpo: è piena di gusci e zampette di crostaceo fuori dal pertugio, ma in scala: fuori della tanina del polipino troverete guscini di telline piccoline, esosceheletrini e zampettine di gamberettini piccolini.
Come farsi mordere
Il polpo dagli anelli blu, Hapalochlaena lunulata, ha due veleni contenuti in due ghiandole salivari differenti: uno lo usa per immobilizzare le sue prede, l'altro una potentissima tetradotossina, o TXX, per neutralizzare i suoi predatori.
Se lo vedete color sabbia ha intenzione di usare il veleno meno letale per voi. Ma se vedete gli anelli blu è il momento buono. Gli anelli blu sono un po' come la coda grossa nel gatto: se li vedete è incazzato.
Quello è il momento per manipolarlo e farvi degli splendidi selfie da mandare alla mamma e alla zia che ha sempre avuto paura del blu e di tutte le brutte cose cattive che stanno in agguato dentro quel terribile blu.
Come uccide
La morte può sopraggiungere in alcuni minuti come in poche ore. Il morso è indolore, quindi è facile che non ve ne accorgiate nemmeno. Ma di tutto il resto sì: inizia con semiparalisi, stato confusionale, nausea, vomito, diarrea (vi cagherete addosso), emorragie interne, poi la paralisi dalle estremità raggiungerà il sistema respiratorio e bye-bye. Resterete comunque coscienti, quindi morirete con onore, non come quelli che fanno ricorso a droghe.
Sarete degli eroi della subacquea. Grazie a voi il mondo si accorgerà che la subacquea esiste e, soprattutto, è pericolosa!