Ogni volta, gli episodi che coinvolgono gli squali finiscono in prima pagina con articoli pieni di idee errate e miti. Abbiamo chiesto ad alcuni tra i maggiori esperti di comportamento degli squali se i numeri raccontano la stessa storia e cosa possiamo imparare da essi.
Sui social media ed altri canali di informazione circolano notizie allarmanti su un presunto aumento di attacchi da squalo. Dal Mar Rosso egiziano agli Stati Uniti e all’Australia, gli episodi sembrano in crescita. Eric Clua e Andreas Dellios, eminenti ricercatori sul comportamento degli squali e iscritti DAN d’eccezione, hanno condiviso con noi i risultati dei loro studi e alcune raccomandazioni.
Sentite caldo? Evitate di dirmelo. Non me ne frega niente.
Io il caldo me lo tengo anche se non è colpa mia. La mia parte l'ho fatta: bici, a piedi, treno, bus. L'automobile, a benzina, solo se strettamente necessaria. Ho scritto tanti articoli, ho partecipato a tanti eventi. Intanto continuavate a dar retta a chi vi spaventava con l'uomo nero. Adesso, due passi lungo un viale senza alberi e siete morti.
Eh ma... le macchine elettriche sono un favore alla Cina!
Sono loro che fabbricano i pannelli solari!
Ma la benzina a 2 Euro! Dove andremo a finire? Governo ladro!
Non vi eravate mai accorti che i maggiori fornitori di gas e di petrolio erano paesi governati da pazzi o situati in regioni eternamente instabili? Ma buongiorno! Buongiorno!
Il tabù del nucleare
Non provate a dire a me che sul nucleare gli ambientalisti hanno sbagliato tutto.
Sul nucleare gli ambientalisti hanno davvero sbagliato tutto. Non solo il famoso referendum: il nucleare è diventato un tabù. I movimenti ambientalisti si sono affermati proprio grazie alla battaglia contro il nucleare. Tanto che adesso il nucleare in certi ambienti non si può neanche nominare. Se sei favorevole al nucleare diventi automaticamente un nemico del pianeta. Il referendum. Passò solo in Italia. In Germania, dove nacque il movimento verde, no.
Anche a doverci ripensare, la frittata è fatta. Vai a spiegare ora ai vari attivissimi NIMBY - Non nel mio giardino - tipo No TAV etc - che adesso vuoi costruire una centrale nucleare proprio lì. Provaci. scendono in campo agguerriti. Con questo sistema la prima centrale nucleare ce l'avremo nel 2035. Se va bene. Intanto la benzina salirà a 5 euro. E di notte farà 34 gradi.
L'acqua calda fa sempre piacere e chi se ne frega se un pesce balestra del Mar Rosso si magna il polpaccio di un turista svizzero. A noi...che ce frega? Io mi farei qualche domanda su quell'immigrato clandestino. Il Canale di Suez - passano tutti da lì - è aperto da 150 anni ma è da poco più di un decennio che i pescatori si lamentano di specie aliene. Cosa è successo?
Questa sopra è una immagine dell'ESA scattata luglio 2026. Ad agosto la situazione non è migliorata.
Cosa vuol dire questa foto? Vuol dire che con temperature così alte i nostri clandestini provenienti dal Mar Rosso si sentono a casa loro, in un ambiente calduccio e privo di predatori naturali. Stanno facendo da tempo strage di avannotti, di alghe, di conchiglie varie,... insomma stanno cambiando un intero habitat a loro uso e consumo. "Eh, ma la sostituzione etnica, signora mia...-" restate in ascolto perché non è questa la notizia più brutta.
Ci sarà un uragano di grande intensità
Toccate e grattate quello che volete, datemi pure dello jettatore - l'avete sempre fatto con gli ambientalisti - del gufo. Questa mappa ci sta dicendo che appena si placa la calura partiranno tempeste ed almeno un uragano di grande intensità. C'è solo una eventualità che può scongiurare l'evento: che l'aria delle regioni artiche sia diventa a sua volta troppo calda. Una notizia ancora peggiore.
Fa caldo!
La benzina costa due Euro!
La terza guerra mondiale!
Rimuovete i fossili dallo scenario degli ultimi trenta anni e domandatevi se tutto ciò di cui vi lamentate sarebbe successo senza la loro mefitica presenza.
Ci sarà un uragano?
Vi diranno:
"Ci sono sempre stati uragani nel Mediterraneo!"
e voi, sudatissimi amici, gli crederete ancora.
Sentite caldo?
La benzina costa troppo?
Qualcuno abbia la decenza di non lamentarsi con me. Non me ne frega un accidente.
“E Poi Scegliere con Cura le Parole” ha tutte le carte per diventare l’album dell’anno, quello acclamato da pubblico e critica, due dimensioni che solo in rari casi si sovrappongono. Voglio scommetterci, voglio lasciarmi stupire.
Parole, lemmi, parole.
“Le lingue sono parole e le ideologie e le religioni sono parole. La gente si fa la guerra per le parole.”
Questa frase me l’ha sparata oggi in faccia Tanya, biologa ucraina russofona mentre si occupava di una mia ferita al gomito. E siccome gli iPhone ci ascoltano, tornato in macchina parte l’album di Giovanardi.
Allora mi viene in mente ciò che avevo ascoltato proprio dalla sue voce durante una serata Strade Blu, al Nerolidio di Como:
“Le parole… sono anche quelle che scegli di non dire”
In una frase del genere se vuoi puoi leggerci tanto Principio dell’Iceberg caro alla letteratura minimalista quanto un aristocratico (salutare?) disprezzo per i talk show, i social media e i vari spazi dove l’importante è sparare,
sparare più parole degli altri
parole sbagliate, parole grosse, prole inadeguate… parole senza discernimento. Come scrittore conosco la cura maniacale nella scelta delle parole.
A volte ci metto una intera giornata. A volte corro ma va a finire che riscrivo.
Non potrei mai scrivere di cronaca. Sarei più lento della condanna definitiva.
Mauro Ermanno Giovanardi ci guida in questo dilemma con la sua voce ipnotica. Se fossi una donna per una voce del genere cadrei in rovina e senza rimpianti.
Il Buio Nella Pelle
“Se oramai vale più un post che saper scrivere canzoni e una foto anche se figa vale più delle emozioni Questo posto non è il mio, non è quello che volevo non è quello che sognavo, non è quello in cui credevo… … sento la disillusione farsi spazio dentro me” ...quante volte mi son detto forse non ci credo più”
E niente, lui ‘sta roba te la racconta pacatamente; voce, piano e qualche effetto magico qua e là. Te la racconta con la voce di uno che ci ha riflettuto così tanto che ha rinunciato all'urlare ma dal tono – e dalle parole - comprendi ogni passaggio di un percorso emotivo dentro quella che sembra, e forse lo è davvero, una resa generazionale.
Veloce
Ricorda i rari suoni scuri degli anni ottanta (Depeche Mode e qualche rapper) gli anni della velocità, della crescita illimitata, del neoliberalismo che si ispirava all’Evoluzione delle Specie di Charles Darwin per interpretare, pensa te, l’economia e il mercato del lavoro. Erano anni scanditi dal famoso Edonismo Reaganiano (copyright Roberto d’Agostino aka Dagospia). Quegli anni sono tornati. Rinforzati da algoritmi dis-umani.
Anni Zero
“Torneranno mari azzurri tra pareti stupefatte e distese di ginestre il tuo cuore adesso batte”
Non sono pochi a paragonare Giovanardi a Tenco e a Gino Paoli, ma è in questa canzone che leggi sequenze di DNA musicale strette con Paoli. E non solo con lui. Anni Zero fa vibrare le stesse sequenze de Il Cielo In Una Stanza.
Anni Zero è una magistrale sequenza di echi, più che di citazioni. Ma poi vai a svisceraralo il processo creativo… non è un laboratorio dove dosi al milligrammo i principi attivi, per quella roba lì c’è l’intelligenza artificiale.
Coming Soon, purtroppo.
(Dato che ci siamo: avete già comprato un pezzettino di terra, dove coltivatore ortaggi e pomodori, e una capretta da mungere per le proteine con poco colesterolo?)
La Coscienza della mia Generazione
“Fiori senza figli e senza padri senza più futuro ultimi perdenti della Storia mentre cadeva il Muro”
Ma che ve lo spiego a fare a voi che c'eravate ? Voi che avevate appreso alle scuole primarie il funzionamento e gli effetti devastanti delle bombe atomiche perché erano nel programma scolastico,
voi che avete imparato a memoria il capolavoro di Wim Wenders, che avete ballato e brindato sulle macerie di quel muro come i Leningrad Cowboys con il Coro dell’Armata Rossa, voi che avete vissuto quegli anni con carne e ossa,
“E’ la mia generezioane che ha fallito”
Ci sta, Nessuno dei nostri sogni generazionali è stato realizzato - se non quelli della sfera personale. Ma poi Giovanardi conclude:
”Pietre Rotolanti della storia Fanno crollare il muro E per un giorno noi Innamorati eroi”
E qui, scusate, piango. Piango di delizia, di nostalgia e per le citazioni perfette.
We can be Heroes, Just for one day
Ommadonna, brividi. Mi vergogno a spiegarvela questa strofa, andate su chat GPT, io non la spiego, mi rifiuto.
Mi fermo qui.
Grazie Gio. Grazie per questo dipinto struggente che siamo noi,
Mentre il quadro della tragedia alle Maldive è sempre più a fuoco dal punto di vista tecnico, restano tante domande sulle dinamiche umane. Sul lato umano la comunità dei subacquei interviene mostrando la sua alta statura morale.
"Sai nulla di cosa è successo alle Maldive? Cinque sub dispersi in una grotta a -50 metri"
Il WhatsApp è di un amico subacqueo e giornalista. Lo shock innesca una serie di contatti. Il primo è per un'amica che lavora per Albatros Top Boat. Non voglio notizie, voglio sapere se sta bene. Mi conferma che quella era la crociera scientifica.
"Sono devastata, mi dice. Sul piano umano, personale, professionale... devastata. Li conoscevo tutti. Persone meravigliose."
Le ipotesi sono tante, ma restano nelle conversazioni private. Una cosa del genere, tutti e 5 i subacquei, te la spieghi facilmente con un avvelenamento da CO, monossido di carbonio, ma l'ipotesi va a cozzare con gli standard di Albatros. E supporre che QUEI subacquei, in quanto esperti abbiano fatto una cazzata gigantesca, come spesso accade con i subacquei esperti, cozza con i loro profili professionali. Conosco bene i subacquei ricercatori, sono scrupolosi nella conduzione delle immersioni quanto lo sono nel raccogliere e nell'analizzare i dati. La stampa si sofferma su un dato; le immersioni alle Maldive sono vietate oltre i 30 metri e loro non avevano l'autorizzazione. Invio un messaggio a Cristian Pellegrini di Dan Europe, che replica:
- La segnalazione di incidente e richiesta di assistenza è arrivata alla mia vicina di postazione. C'è qualcosa che non torna. Lo sappiamo benissimo che a volte sforano il limite dei -30 ma in genere di poco e questa è una grotta a -50 metri."
Non c'è niente di peggio di inventarsi teorie quando non ci sono dati. Fa male alle vittime, ai loro cari, all'informazione.
Muore un subacqueo delle Forze Armate Maldiviane nel tentativo di recuperare i corpi.
E ci risiamo.
Durante il tentativo di salvataggio dei ragazzi in una grotta thailandese allagata un ex subacqueo della Marina Thailandese fu l'unica vittima. La triste spiegazione è che i militari non sono preparati per affrontare compiti del genere, sono tutti sicuramente ben addestrati ma per altre missioni.
Entra in campo Dan Europe
Per il quale mi pregio di scrivere. Dan Europe in tempi record organizza il miglior team reperibile in Europa (e probabilmente nel mondo) che risponde subito, per recuperare le vittime. I parenti hanno diritto a un luogo dove piangerle e la scienza subacquea ha bisogno di sapere perché. Ha bisogno di sapere cosa stavano davvero respirando, perché non siano riusciti a tornare in superficie. A chi si occupa di sicurezza non interessano le colpe, interessa che non accada mai più.
Il team finlandese, tutti membri Dan Europe,si offre gratuitamente di recuperare i corpi dei quattro subacquei italiani. Sui social emerge una teoria: i subacquei sono stati risucchiati. Da un atollo puoi essere espulso, anziché risucchiato. Le onde vanno a colmare una laguna o un blue - hole e la corrente ti spinge inesorabilmente fuori.
E il team finlandese conferma che la corrente all'interno del sistema è minima.
Solo le GoPro ed i computer ci diranno cosa è veramente successo lì dentro.
Resta una domanda: cosa ci facevano cinque subacquei esperti all'interno di una grotta a quella profondità con delle 12 litri e senza filo d'Arianna? Ma soprattutto: perché sono entrati?
Ti porto dove non è mai stato nessuno
Questo potrebbe essere il primo passo verso la tragedia, una apparentemente innocua violazione delle regole. Sono stato guida subacquea per tanti anni e conosco bene certi meccanismi. Quando ti trovi al seguito subacquei veramente esperti cui vuoi bene, non vedi l'ora di renderli partecipi di un tuo segreto. Possono essere le immersioni vietate, come Turtle Beach ed il suo tappeto di nudibranchi, come i mezzi corazzati di Ras Pete, gli archi di Thomas Canyon a Sharm el Sheikh, come il 'sarcofago' di Elphistone Reef. Da effettuarsi di straforo con 12 lt in aria. Ce ne sono migliaia di immersioni vietate e pseudo-segrete nel mondo. Fa parte del nostro mondo dove finché va bene ed i clienti sono contenti è tutto OK. Ma a volte arriva il conto.
Per una immersione in una zona vietata rischi gli arresti.
Per una immersione vietata dagli standard di sicurezza subacquei rischi la vita.
Ritengo sia questo lo scenario umano più plausibile. Ma non basta.
Tu, con 5000 immersioni, una 12 litri sulle spalle, senza filo d'Arianna, non penetri fino un fondo una grotta che non conosci a -50 metri.
Se la penetri fino in fondo è perché qualcuno s'è ficcato là dentro. Uno dei sub (una madre?) è andato a recuperare qualcuno/a. E gli altri dietro. Si alza il sedimento e l'uscita non è più così chiara.
Ci riesce la guida, ma poi si accorge di essere da solo. Torna indietro, li cerca, non li trova ed esce di nuovo dalla parte giusta ma ormai è troppo tardi anche per lui.
Questo, purtroppo è uno scenario noto, uno scenario che ha già fatto piangere innumerevoli famiglie negli incidenti in grotta.
Non biasimateli.
Hanno fatto errori grossolani ma hanno cercato di aiutarsi l'uno con l'altro.
Io qui vedo il cuore di una madre,
O di chiunque abbia a cuore un buddy, compagno d'immersione.
Perdite pesanti.
Scriverne e ragionarne è faticoso. E pesante. Non solo sul piano umano ma per la ricerca scientifica, per l'ambiente marino, per le giovani speranze, per una docente e ricercatrice e ambientalista dalla carriera consolidata. Vite insostituibili cancellate in un colpo. Tra le donne ci sono una madre e una figlia. Possiamo soltanto immaginare un dolore del genere?
I rescuer finlandesi.
Ne abbiamo di rescuer italiani. Uno è Gigi Casati, un esploratore di grotte sommerse che ha recuperato decine di vittime. Questo per dirvi che gente con il cuore e le capacità abita anche in Italia. I subacquei finlandesi sono stati i primi a rendersi operativi come team. Ci hanno dato un grande lezione umana e professionale. Non hanno chiesto compensi. Sono andati nella grotta maledetta, l'hanno mappata, hanno trovato le vittime, sono tornati con i corpi e hanno steso una relazione professionale. Senza clamori da parte loro, senza dichiarazioni eccessive. Hanno ringraziato il DAN, l'amabasciata italiane e le autorità delle Maldive, quando dovremmo essere noi a ringraziare loro.
Un understatement che in Italia hanno dimenticato in molti.
Tranne la comunità subacquea, e questo voglio dirlo.
In fondo c'è una foto che ho scattato giorni fa in un parco botanico.
I colori e la composizione mi ricordavano un reef.
Vorrei dedicarla a tutti, vittime ed eroi di di questa tragedia.
Otello non si ricorda di me. Ci siamo scambiati solo un sorriso in barca, ma io mi ricordo di lui. Era seduto sul pozzetto e sembrava orgoglioso della sua protesi. Era lui, il capogruppo. Non voglio contare gli anni che sono passati. Appartengono a un tempo sospeso.
L’amore per il Mar
Rosso e i libri come scusa.
Grazie a Mauro io e Otello ci ritroviamo. In una sede che sembra
quella di un diving sul mare, eppure il mare è lontano. Alain mi
parla di relitti di aerei della WWII sul fondo del lago di Bolsena,
ma si capisce che è il mare lo spazio dove tutti volgono lo sguardo.
Prima che la sala si riempia, Gianni mi mostra due miei titoli
rosicchiarti dal mare e dai pet. Anni prima Billo, graphic designer
di eccellenza e come me ex istruttore subacqueo allo Sheikh Coast
Diving Center mi aveva proposto una copertina per la versione
inglese.
“Ho pensato a qualcosa che ha vissuto nella tasca di un gav,
ammuffita, macchiata”.
"OK"
I libri malconci che Gianni mi chiede di autografare non erano
rimasti su uno uno scaffale, partecipavano.
“Quanto c’è di autobiografico in quello che scrivi?”
Adesso la sede del Blue&Blue Dive Club è piena, qualcuno è in
piedi. Si comincia. Non ci crederete ma sono un po’ timido.
Ecco
che arriva, quella domanda. Legittima, ma alla quale non so rendere
conto. La trilogia, da Figli di una... Shamandura a Sbandati come
plancton nella corrente è narrata da una prima persona
intermittente, da una voce che fa volentieri un passo indietro.
Dagli sguardi intuisco che lo capiscono tutti perfettamente, perché
il Mar Rosso, la subacquea, un certo stile di vita, anche se
descritti tramite aneddoti, valgono molto di più. Se ho un merito, è
quello di essermi preso la briga di mettere insieme tutte queste
cose. Nel modo migliore che mi riusciva.
Come in uno studio, ma con un pubblico vero.
Tra la regia di Mauro e la moderazione di Otello l’incontro non
rallenta mai, i soci del Blue & Blue Dive Club partecipano, fanno
domande, ripercorrono luoghi del cuore e li sognano se non ci sono
stati. Mary Poppins (chiamiamola così è il mio coach) mi ripete
sempre:
“Sono tutti lì per te, goditi il pubblico, divertiti!”
Mi sembra di sentirla ogni volta. Ma sono più a mio agio quando
penso che le persone non sono lì per me, ma per il Mar Rosso, per
la sua bellezza, per le sue incongruenze surreali di superficie. Posso
sentirmi al massimo un portavoce di un mare splendido e di uno stile
di vita che è all'altezza del Mar Rosso. Uno che, insomma, si è preso la biga di raccontarlo.
Passano due ore
che io neanche me ne accorgo e poi si va a cena.
Il più grande borgo medievale d’Europa.
E quindi del mondo. Mi sveglio presto, mi messaggio con Mauro. Mi ritrovo
con lui in un set cinematografico medievale.
“Qui, quando girano i film e le serie, devono solo coprire i numeri civici e le buche
lettere. Tutto è sostanzialmente intatto.”
La tramontana sferza il borgo sotto un cielo pulito e un sole
brillante. La piazza antistante il Palazzo dei Papi è quasi deserta.
Conto cinque persone. Due col cane, le altre fanno foto.
“Tra il 1268 e il 1271 chiudemmo veramente a chiave i
cardinali che non si decidevano ad eleggere il Papa. La Curia Romana
s’era trasferita a Viterbo perché le cose a Roma non andavano
bene. Insomma, conclave: camera chiusa a chiave... ci sei?”
Mando le foto a Mary Poppins. Mi risponde subito.
“Magnifico! E pochi turisti?”
Mostro il commento a Mauro.
“Non la conosco, ma dille che ha capito alla perfezione questo posto.”
Mi viene in mente Bologna, altra squisita città medievale, che è
diventata base elettiva per le escursioni verso Firenze, Mantova e
Milano, con prezzi (e qualità di vita) che compensano il costo del
pendolarismo.
Saluto gli amici viterbesi con un senso di nostalgia. In meno di 24
ore ho conosciuto persone eccezionali, soprattutto vere.
Non vedo l’ora di immergermi con voi.
Mary Poppins
“Tu timido? Tu che cantavi in pubblico con i DecoBoys e una volta
hai improvvisato uno strip su un tavolo del Camel Bar?”
“Quando il fisico me lo permetteva… e poi un conto è uno show,
altra cosa un incontro..”
“Si chiama sindrome dello spazzacamino. Sai essere divertente, ma non fai mai il passo!"
Se pensate sia
impossibile mescolare Death Metal, Dream Pop, Cindy Lauper e Beach
Boys nella stessa canzone e senza subire effetti collaterali, non
conoscete Poppy.
Scientificamente
Poppy andrebbe classificata nel progressive rock perché
non utilizza la classica struttura ossea del rock e del pop,
ritornello bridge, etc: cambia continuamente le carte in tavola. Lo
fa - deo gratia - risparmiandoci pipponi e virtuosismi cari al
progressive. E Poppy di chitarre
ne schiera ben due.
Davanti a Poppy un
incasellatore di generi musicali si sente un po’ come Darwin
davanti all’ornitorinco: un mammifero con il becco e che depone
le uova. Fate un po’ voi.
Dicembre 2019:
zapping.
Per scegliere un
libro seguo il consiglio di Pasolini: leggo una pagina a caso.
Nella musica sono
ancora più drastico; tre battute, non di più, per capire se mi
interessa.
Nel dubbio arrivo ad
una strofa. Non è snobismo, è autodifesa. Poppy mi becca subito.
“Chi è
questa qua?”
Far partire Shazam
mentre guidi è sempre un po’… complicato. Per fortuna
l’emittente si preoccupa di visualizzare titolo e autore sul
display. Pochi anni prima, sullo stesso curvone in salita di routine
avevo esternato un pippone su Lana del Rey: We Are Born To Die.
Su Lana mi sbagliavo ma su
quella canzone lì proprio no.
POPPY– leggo sul display.
Le chitarre urlanti
dell’Heavy Metal non m’hanno mai mandato in delirio ma qui c’è
una voce femminile, hi-pitch, che osa cantare in stile Death Metal.
Novità assoluta.
Improvvisamente
cambia tutto… è Beach Boys. WOW! WOW!
Chiude Heavy Metal.
Non vedo l’ora di
tornare a casa e mettermi al computer. Sì, uso il computer: non vivo
dentro un telefono. Vivo all’esterno di un telefono..
Giovanotti
Mondani Meccanici
Poppy è un esperimento. E quando scopri
qualcosa che nella tua testa ha fatto boom vuoi condividerla con i
potenziali sintonici, anche se non più giovanotti. Lo stile di Poppy
mi ricorda, per molti versi, uno stile caro a quella vecchia lenza di Andrea Zingoni, un artista attento alle avanguardie e alle figure che meglio interpretano i nuovi linguaggi artistici. Poppy mi ricorda, per certi versi, il personaggio del suo film: Sono Angelica Voglio Vendetta, una figura tra il cartoon (nella sua mente) e carne e ossa (nella realtà). Gli mando i link di YouTube. Sentiamo che mi dice...
“PAZZESCA! CONCEPT STREPITOSO. GRAZIE!”
(Andrea)
L’esordio di Poppy
è proprio un canale YouTube, poi cancellato da lei stessa.
L’immagine è quella di una ragazzina robotica, sintetica. Diventa
virale.
Come cantante e musicista Poppy rielabora l’immagine iniziale, espandendola. Si reinventa senza mai rinunciare al look 'sintetico', un look che spazia dal manga al cosplay ma sempre, volutamente irreale. Prende parte alla realizzazione delle animazioni che lanciano l'album I Disagree: un trionfo di Heavy Metal inframezzato da passaggi sognanti che vanno dal Bubblegum ai coretti alla Beach Boys. Ma poi, in 'Anything Like Me', Poppy diventa mora. I suoi capelli platino diventano neri e la bambola finta e troppo giovane si trasforma in una donna strutturata dai guizzi malinconici.
Nel momento in cui
I Disagree sta decollando scoppia la pandemia. Molti anni dopo la
pandemia e tutto il resto, vedo POPPY dal vivo. All’Alcatraz,
unica tappa italiana. E se un'artista è giudicabile anche dal pubblico... triplo WOW.
Se ti piace cosa scrivo, potrebbero piacerti i miei libri
Il mistero sull'identità di Banksy ha intrigato un'intera generazione. Ma volevamo davvero che fosse rivelata?
In un mondo dove gli architetti disegnano abitazioni trasparenti e le persone postano immagini altrui con spensieratezza, prima o poi l'identità del più elusivo degli artisti sarebbe saltata fuori. La sorpresa è che a renderla nota non è stata la polizia britannica né il solito tabloid, bensì la più autorevole agenzia di stampa del mondo.
Chi è Banksy?
Per me è e resta il più grande artista contemporaneo. Voglio permettermela, questa affermazione, perché ci credo. I lavori di Banksy incarnano meglio di ogni altra espressione artistica il senso dei nostri tempi. L'arte di Banksy attinge ai meme quanto alla street art, alla pop art, alla cultura dello hacker etico, a Instagram.I suoi lavori appaiono all'improvviso e quelli più incisivi spariscono in fretta sotto una mano di pittura. Sono l'immagine sulla quale ti soffermi, o più spesso inciampi, come nello scorrere la TL di Instgram, L'arte di Banksy non nasce per finire nelle gallerie, per essere comprata e venduta, nasce per gli occhi di tutti, per chi la trova, la fotografa e la posta sui social. Il suo lavoro che si autodistrugge mentre viene aggiudicato ad un'asta rappresenta forse il massimo espressivo, finora, nell'arte concettuale.
Dove ci sono guerre, dubbi, crisi sociali Banksy c'è, è lì. C'è perché è uno di noi: ai collezionisti miliardari ha preferito i passanti, il popolo. Appare all'improvviso con un messaggio di critica feroce o di speranza stridente, spesso capovolgendo il punto di osservazione. Lui c'è sempre, con il suo occhio attento, presente, rivoluzionario. Lui è la prova che ogni grande passo compiuto nell'arte, nella scienza e nella società è frutto di una rivoluzione. Un progetto così vasto e provocatorio necessita l'anonimato. Banksy era quindi un Nessuno che morde e fugge, un clandestino che agisce con mestiere e che lascia un segno in grado di aprirci gli occhi. Restando sconosciuto, una figura leggendaria.
Nell'epoca della ipersorveglianza digitale mantenere l'anonimato è di per se una performance artistica.
Dipingere su un muro delle Royal Courts of Justice di Londra è certamente illegale. Ancora di più se ritrai un giudice parruccone che martella un manifestante. Si può non essere d'accordo con la sua visione, ma la cifra della sua performance artistica sta proprio nel dipingere quel soggetto su quel muro. Subito coperto da un paravento e cancellato. Ancora oggi gli inquirenti si domandano come ci sia riuscito. Banksy ha la forza del collettivo Anonymous, di Wu-Ming quando ci si chiedeva se dietro ci fosse la penna di Umberto Eco. Banksy, con il suo stile personalissimo e che sembra un condensato di Magritte, Duchamp ed Andy Wharol, solo per citare i primi che mi vengono in mente, ha portato l'arte sulle ali della libertà totale, libertà dai mercanti, dai critici e dai luoghi designati. Scoprire chi sia e pubblicarlo è svelare l'identità di tutti gli eroi mascherati che rendono giustizia agli oppressi. Ci arricchisce conoscerla? Arricchisce la più grande espressione artistica dei nostri tempi o le toglie forza?
No, Reuters. Stavolta non vi ringrazio. Avete distrutto un sogno di libertà. Avete tagliato i capelli a Sansone.
Premetto che sono uno che ha sempre evitato Sanremo, così vi regolate, ma in questa edizione ho annusato un paio di cose.
Delle passate kermesse mi sono rimaste nel cuore e nella mente solo due canzoni tra quelle piazzatesi bene:
- 4 Marzo 1943 - Lucio Dalla
- Almeno tu nell'universo - Mia Martini.
Vasco, con Vita spericolata, arrivò tra gli ultimi. Poi me ne sono andato, per fortuna, e mi è capitato di guardare solo le puntate dove performavano Brunori sas e i La Crus perché li seguivo già in tempi non sospetti e mi piacevano un casino. Scopro per caso che i Maneskin....
Per farla breve, Sanremo 2026 ha rivelato due fenomeni.👇
Maria Antonietta e Colombre - La felicità e basta
Ho idea che lo sentiremo sulle spiagge e come sigla in qualche TVshow. O colonna sonora di un film. Lo descrivono come brano fresco.
In mondo musicale dominato dalla depressione e dalla continua lamentazione sui veri e presunti traumi infantili, lo definirei rivoluzionario.
"Se abbiamo sete, abbiamo fame...
la colpa non è nostra,
non arrenderti"
Insomma: riprendiamoci la felicità.
E cazzo se ne abbiamo bisogno!
La felicità e basta mi ricorda, nello spirito e in certi passaggi, un capolavoro della musica italiana;
Tre parole - Valeria Rossi
Ma anche un'altra cosa... per niente italiana ma potentissima; Trash - Suede.
La seconda scoperta
Siamo a cena con amici, la TV che va in sottofondo. Salto su:
- Chi sono questi?
Scopro che 'questi' è UNA: Ditonellapiaga. Non la conoscevo.
Se Riprendiamoci la felicità l'ascolteremo in estate, in viaggio o al mare, Che fastidio è da ballare sui tavoli.
Cos'ha di classico italiano? Sembra una Lady Gaga in versione francese. Non è uno sfottò, Lady Gaga è un mostro e la musica francese ha molti punti di contatto con quella italiana. Di Lady Gaga 'che fastidio' mi ricorda il 4/4 sincopato del country dance che è l'elemento alchemico segreto delle hit. Della musica francese mi ricorda l'eleganza, l'armonia, il parlato, il disincanto.
Questo pezzo è pazzesco. Una bomba. Ma non suona italiano e a meno che gli italiani non impazziscano di nuovo premieranno l'ennesima canzone - musicalmente scarsa e melensa - sull'ammore, e sulla sfiga, ne sono quasi sicuro. Mi dico. Un popolo che non riesce a liberarsi di Pupo...
Infatti.
Secondo me Ditonellapiaga si candida, vedi i Maneskin per i Rolling Stones, come supporters per Lady Gaga. Accetto scommesse.
Per me l’EUDI Show, da subacqueo allo sbando come il plancton nella corrente, è sempre stato il luogo dove incontri gli amici, quelli sparsi per l'Italia e nel mondo. Una calamita per subacquei che vogliono stare insieme.
Plancton: base della vita marina
Fino a stamattina l’immagine perfetta di come ci si sente all’EUDI Show era il famoso piano sequenza di Harvey Keitel in Mean Streets mentre attraversa un party in uno stato mentale un po' alterato. Poi mi telefona Ricccardo del Triton Dive Club di Bergeggi: - Mi sento come uscito da una lavatrice.
DanEurope e ScubaPortal sono stati complici perfetti di un programma di lavaggio intenso.
Venerdì.
Mi ritrovo sul palco Assosub, gentilmente offerto da DanEurope, a raccontare storie di subacquei del Mar Rosso. Nel pubblico riconosco Stefano, Giangi e poi Cristian di Dan Europe. - Vedo delle domande avvicinarsi qui. Paolo Conte always in my mind.
E nelle loro.
Poco dopo sono da ScubaPortal, ad impilare libri sul desk. per una presentazione. Il venerdì c’è di solito scarsa affluenza, per la maggior parte standisti che approfittano della relativa calma per gli inciuci.
Chissà se mi filano.
Cena con Gipa.
Lasagna e fritto misto alla bolognese con Gipa dal Pellegrino. Meno di 30 Euro a testa.
Passeggiata notturna ai Giardini Margherita, aperti tutta la notte. Gente a spasso col cane, coppie mano nella mano, cancelli aperti, lampioni acesi. Non si fa sotto neanche uno spacciatore.
Sarà l'età?
- Io qui ci vivrei.
- Per me è troppo umido.
- Vabbè... tu sei del deserto.
(sono quello in mezzo)
Sabato.
Michelle e Valentina, allo stand di ScubaPortal sono giovanissime e di una efficienza e di un entusiasmo mostruosi. Affrontano divertite strani subacquei che si presentano con pile di libri. No, non ci credo… la mia bibliografia completa, da autografare! Non so se tirar fuori lagrimoni o ridere. Rido. Che altro devo fare?
È una festa!
Due generazioni di sharmesi
Cena con Edna
Alla fine, cedo. Non posso non ordinare la cotoletta alla bolognese, se non lo faccio non mi lasciano partire. So di cosa si tratta ed io vorrei solo assaggiarla ma nessuna delle mie commensali è disposta a condividere con me il rischio cardiovascolare. Devo procedere da solo.
Per ammazzare il tutto Edna ci offre, a casa sua, un Ron spettacolare.
Domenica... boom!
Gli sbandati come plancton piovono a Bologna dall’Indonesia, dalle Maldive, da Sharm el Sheikh, da Gibuti, dalle Galapagos. da Malta, da Ustica, Castellammare, Bergeggi e dall’Elba...
pezzi di vita salata che si ricompongono, si abbracciano,
si parlano negli occhi che sono rimasti gli stessi. Occhi ancora spalancati su quel sogno che siamo stati capaci di vivere.
E ancora viviamo.
IL MARE.
Vi voglio un MARE di bene, Cani Salati Nel Profondo Blu.
PS
Ho incontrato tante persone meravigliose, alcune le conoscevo già, altre per la prima volta all'EUDI. Perdonatemi se non le nomino nomino tutte. Anche cercando di ricostruire, tra chi si è presentato col suo nome o cui ho semplicemente stretto la mano.
Questa domanda (spinosa) ce la siamo posta tutti, subacquei e wannabe.
Fornire una risposta definitiva è impossibile: le statistiche ci danno indicazioni e suggerimenti, quadri attendibili, ma mai perfetti. Prendetela come una esplorazione.
Abbiamo elaborato una Top 10.
(Lo so che vi piacciono lo classifiche), attingendo a dati affidabili e ad uno stratagemma: il micromort,
una unità di misura per il rischio.
Un 'certo' tipo di rischio. Tutti gli altri dati erano impossibili da reperire e da aggregare.
Ci abbiamo messo mesi, ma almeno abbiamo capito qualcosa in più. Come subacquei dormiamo sereni. Ma... attenzione! Ci sono sport che occupano posizioni in classifica non via spettavate.
E neanche noi.
Trovate l'articolo completo su AlertDiver.eu, il magazine del DAN Europe.
Bruce Springsteen, The Boss, scende in campo e lo fa con una ballata struggente che potrebbe diventare un inno della nostra epoca.
Streets of Minneapolis esce il 28 gennaio 2026 e diventa n°1 in tutte le classifiche iTunes del mondo. Compresa l'Italia. Scritta e registrata in meno di 48 ore perché non c'è tempo. Le piazze chiamano (e sanguinano), The Boss risponde. Un anno iniziato malissimo, il 2026, già dalle prime ore. E i giorni successivi neanche loro scherzano. Per chi non si limita a leggere di Garlasco, di corna e di misteriosi video intime delle soubrette, il 2026 si annuncia già pesantissimo. Non che i sei anni precedenti fossero stati rosei, ma tra Iran, Groenlandia e ICE in Minnesota questo '26... io non so se esiste in qualche calendario un Anno del Bubbone. Ripartiamo da Bruce, al resto ci arriviamo dopo.
Il lato oscuro del sogno americano
La frase non è mia, l'hanno usata per definire le opere di tanti cantautori, scrittori e filmmakers americani. Bruce è uno di questi. Ha tutto del working class hero: il fisico e la faccia da manovale, l'estrazione sociale e poi l'energia e la testardaggine che lo portano al vero successo a trentacinque anni, quando Taylor Swift, Madonna e Lady Gaga ci sono arrivate ancora ventenni. Tra Bruce e Forrest Gump, due facce della stessa medaglia, preferisco Bruce perché lui non finisce a pescare gamberetti. Bruce sfonda con Born to Run, una di quelle cose che una volta che le hai ascoltate non sei più lo stesso.
Un inno alla libertà, una storia On The Road che contiene tutta la rabbia, tutta la passione, tutta la speranza e le fragilità dell'American Dream. C'è dentro l'esistenzialismo americano, fatto di autostrade, di migrazioni inter-state e di dichiarazioni d'amore cheabbattono il consentito come nel finale del film 'Il Laureato'. Non c'è bisogno di ascoltare il testo di Born To Run per percepire tutte queste cose insieme, basta la musica. Poi arriva Born In The USA: un inno frainteso. Era patriottico, sì, ma tremendamente amaro. Quando Reagan gli chiese se poteva usarlo per la campagna del suo secondo mandato, Bruce lo mandò affanculo.
Streets Of Minneapolis
Un caro amico mi manda in tempo reale il video con la nuova canzone: Streets Of Minneapolis. L'altro capolavoro di Bruce, almeno per me che non dono un vero fan, è Streets Of Philadelphia. Ci sta. Eccome se ci sta. Non so voi, ma quelle immagini, quei video strazianti... io li ho visti. Li ho visti man mano che spuntavano nel mio feed. Ne parliamo dopo, siamo ancora su Bruce, il common man, il working class hero, uno che non ha la spocchia di un Bob Dylan (è uno spocchioso, fidatevi ha mandato all'aria un intero festival per capriccio) pur incarnandone un certo filone esistenziale. Il testo, è quello il più importante, è un testo che dovrebbe infiammare le piazze. Eppure mi colpisce la melodia, la base musicale. Dove l'ho sentita? Quando l'ho sentita? I magazine citano Phil Ochs cantautore di protesta degli anni '60 ma non ci siamo.
Frugo nel nella memoria a fondo e la trovo:
The Ballad Of Lucy Jordan, è una delle ballate più belle struggenti mai scritte. Quella di Bruce non è non è una cover, non è plagio è omaggio. La melodia è identica ma il testo e il soggetto sono completamente diversi, Curioso che neanche Rolling Stones se ne sia accorto. O, forse, vuole concedere a Bruce il tempo di dichiararlo pubblicamente. Lui, lo sappiamo, non è uno che ruba, è uno che lavora, uno che scende in campo in meno di 48 ore. E lo fa riesumando un pezzo magnifico. Un pezzo che con la sua voce ed i suoi testi potrebbero diventare un Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival emblema degli anni del Vietnam. Speriamo.
Per chi suona la campana.
Suona per tutta l'umanità, non solo per l'America. Quanti sono i popoli oppressi dalle dittature o dalle guerre nel mondo che combattono per la loro libertà, per i diritti civili o per la loro stessa sopravvivenza? Il pianeta intero sta per cadere pezzo dopo pezzo nelle mani di dittatori, oligarchi e imperialisti e psicopatici. E poi l'America. Un territorio rubato ma laboratorio. Di rivoluzioni moderne, un melting pot di idee. Tutto ciò che succede laggiù, si dice, prima o poi arriva da noi. E questo dalla Rivoluzione Americana in poi. Una democrazia imperfetta, contraddittoria, certo. Ma esiste una democrazia perfetta? Può essere perfetto un sistema di per sé dinamico ma fragile, in continua evoluzione? Comunque la pensiate sull'America, quello che sta succedendo alla democrazia americana è agghiacciante. E Bruce l'ha capito: THIS IS NOT A DRILL - questa non è una esercitazione - stanno sabotando dall'interno, con un aiutino dall'esterno, la democrazia del paese più potente, influente e produttivo del mondo.
Adesso provate ad immaginare un mondo dove anche gli USA diventano come...
A Natale si regalano soprattutto guanti, calzettoni e sciarpe. Vogliamo che i nostri cari si sentano coccolati da qualcosa di caldo, di morbido. Anche se vi sarà costato comprare una cassettiera nuova all'Ikea solo per sciarpe guanti e calzettoni, sapete che quei doni rappresentano un caldo abbraccio: è come se vi avessero portato un caminetto, o della legna da ardere se il caminetto ce l'avete già in casa, in questi giorni... purtroppo sempre meno freddi.
Ho una grande notizia per voi:
L'Ikea, però, non fa solo cassettiere. Fa anche librerie! La Billy, per esempio, costa meno di qualsiasi smartphone. E ci puoi mettere libri di carta che puoi toccare, annusare e che restano tuoi. Li puoi anche prestare! Pare che in Italia le persone leggano meno che nel resto d'Europa.Che non abbiano abbastanza librerie? Qui mi rivolgo alle femmine, che sono quelle che in Italia leggono di più e che decideranno - maschio, non puoi uscirne vivo - della nuova libreria in casa tua sua o vostra: regalate libri ai maschi per costringerli a comprare una libreria
(chiederò i soldi dopo, a Ikea)
Maschi: regalate i libri alle femmine perché li leggono davvero. E una cassettiera occupa meno superficie orizzontale di una libreria.
Ma che carezza è? - si chiederà qualcuno - i libri generano calore solo nel caminetto.
Signore e signori, un libro è una carezza al cervello.
Non è una sciarpa contro il freddo, è portare la persona cui volete bene in un altro mondo. Possibilmente caldo, vista la stagione. E dato che sono l'inventore di questa strampalata dissertazione, mi permetto di postare un'immagine che mi fa comodo. Anche se vale per TUTTI i libri.
Merry Xmas, stay warm, enjoy the hugs from your beloved.
A volte scrivere è un atto magico. Ho scritto Sbandati come
plancton nella corrente perché mi mancavano i miei protagonisti, in gran parte ispirati ai vecchi miei amici di Sharm el Sheikh. In sostanza, mi mancavano un botto i miei amici. Ed avevo una promessa da mantenere.
Mi preparo al corto circuito.
Sapevo che la Sharm el Sheikh di oggi sarebbe entrata in
conflitto con i miei ricordi più cari, come lo facevano i sogni che di notte continuavano
a distorcere La Mia Sharm
“Io avevo lasciato il Mar Rosso, ma nei sogni il Mar Rosso
voleva dirmi che non m’aveva mai abbandonato. Qualcuno sostiene che la mente,
mentre si dorme, cerca di ricostruire il quotidiano. Platax e barracuda non
erano più il mio quotidiano da un pezzo, eppure irrompevano nelle scene che
sognavo.”
Chiamatela pure sindrome del Ragazzo della via Gluck.
Per i primi due giorni ho nascosto dissimulato (nel possibile) lo shock alle
mie compagne di viaggio. Il loro entusiasmo, ed una genetica repulsione al
lamento, non meritano lagne. Da loro mai un gnegnegné, piuttosto risate su
tutto ciò che, tipicamente a Sharm, non funziona. Pensavo di essere utile sulle
trappole che conoscevo bene e loro… niente, scardinano tutte le tagliole sul percorso,
riescono a mettere in imbarazzo navigati animatori-gigolò e a guadagnarsi il loro
rispetto. Con calma. E sense of humour. Mi
dico: con tre così vai dappertutto. L’universo sta tramando per la mia felicità
ma io ancora non lo so, vedo insegne luminose, fontane nel deserto, costruzioni stile Disneyland, torri dove prima c’era solo il giallo ocra dell’arenaria. Cerco gli spazi ancora sterrati dove un tempo consumavo i miei sandali alla ricerca di un introvabile spazzolino per il cesso. (cit. Figli di Una Shamandura)
Day 3 - Jessica
So che è a Sharm e voglio farle una sorpresa. Anche lei ha
scritto un libro, un romanzo breve, brillante e toccante su di noi, guide e
istruttor sharmesi. La incontriamo al Sadyki Bar a el Hadaba, sul cliff. Con
lei ci sono Andrea, Claudia e Livia, la figlia di Claudia, che venti anni fa
era una ragazzina imbronciata ed ora è una felice divemaster. Il Sadyki Bar adesso
ha anche un gabinetto. Immaginate un po’ la situazione precedente, in un luogo
dove non c’è neanche un alberello in giro. Baci, abbracci e lagrimucce. Ci rivediamo
il 10, dice Jessica, stesso posto. Ok.
Day 4- El Fanar
La mia prima immersione – si fa per dire - dalla floating
del Coral Bay, è rigorosamente guidata. Un vecchio adagio sharmese recita:
“Sono i diving center che non ti chiedono il check dive
quelli dei quali devi fidarti meno”
Non aspettatevi la descrizione di questa immersione perché
quella documentata è l’ultima. Usciti dall’acqua si va a El Fanar. Luogo
leggendario. Da lì, oltre a mangiare, bere birra e prendere il sole, potevi
sbirciare le gorgonie di Ras Umm Sid anche
facendo snorkeling. Lettini, gorgonie etc. sono ancora lì, ma il ristorante stile
Flintstones è in rovina, nascosto da muri e strutture di legno che separano più
bar e attività, tutte affastellate peggio che in Liguria. Quel labirinto mi ricorda i sogni sulla Sharm di superficie che da dieci
anni a questa parte mi raggiungono di notte. La Mia Sharm, nei sogni, è un
suk delirante, caotico. Al Fanar mi manca lo spazio di un tempo. Ti salvi se
vai in acqua o se sei bordo mare ad osservare la danza delle barche che si
avviano al porto nel tramonto dorato. Propongo di cenare a Naama Bay. Il mio obiettivo
segreto è il Pirate’s Bar. È lì che ho incontrato Franz, dopo che ci eravamo
persi di vista per dieci anni. Ed è lì che Thomas, col quale lavoravo al
Sofitel, mi presentò Steve, anche lui reduce da Zanzibar. Era lì che trovavamo tutti
i manager e quindi lavoro, e l’happy hour prevedeva un ricchissimo buffet. Senza
parlare delle divemaster abbronzate.
Day 4 -5 - Attento
a cosa desideri, potrebbe avverarsi
Ho scritto Sbandati come plancton nella corrente perché
dovevo chiudere in qualche modo l’epopea sharmese. Io, e molti dei vecchi, ce
ne eravamo andati. Ma come anticipato, mi mancavano i protagonisti dei miei romanzi.
E di conseguenza gli amici che li avevano ispirati, tutti sparsi per il mondo, Mi
mancavano soprattutto Steve e Thomas, i DecoBoys, che hanno lasciato un segno importante
nella nostra comunità di sbandati planctonici. Non li vedevo da forse venti anni. Ed eccomi al Pirate's Bar. Le mie compagne di viaggio danno
l’ok per il menu ed io tiro un sospiro di sollievo, ma a metà. Mi sento come in museo
deserto. Prendo il mio telefono e mostro loro foto disegni come cercando di
giustificare la mia insistenza a cenare in un locale semivuoto ma per loro va
benissimo, il cibo è ottimo e l’atmosfera è piacevole. Chiediamo il conto e
spunta Sem, ex guida ed ex superstite del famigerato 100’s Club che mi
riconosce subito.
“Claudio! Non ci posso credere! Indovina chi sta arrivando!”
– mi dice.
Steve e Thomas, i DecoBoys si materializzano sul piazzale del
parcheggio.
Nessuno di noi ha in programma di far tardi, ma Sem ha con sé
una chitarra….
DAY 5 - due libri, i DecoBoys e una violinista
Non riesco a dormire. L’emozione è troppo forte. La
probabilità era una su qualche milione, visti i nostri percorsi, e la mia
allergia ai social. Ci siamo ritrovati esattamente dove ci eravamo
incontrati, dove è partito tutto. Alla sera si va al Sadyki Bar, scopro che io
e Jessica dobbiamo presentare i nostri libri: Sbandati come plancton nella
corrente e Pensieri fluidi in un mondo sommerso. Hanno fatto tutto
loro, le femmine tessitrici.
Vedo spuntare, ad uno ad uno, i miei amici di Sharm, come da
una vita parallela: Cecco, Sara, Chiara, Barbara, Luca, Yuri, Andrea, Vanessa, Ornella, Michelina, Brano, Luis,… Finita la presentazione Jessica si commuove, ma
interviene subito un violino. Non avevo
mai visto un violino ad un party a Sharm. Lo avevo visto alle isole Cayman,
dove i discendenti irlandesi ne fanno vanto, ma mai a Sharm. Tantomeno in mano ad una
ragazza, anzi una istruttrice. Si chiama Elena. Dopo aver eseguito un paio di
ballate che fa? Spara Knockin’ onHeaven’s Door. E si scatena Il putiferio.
Knockin’ on Adel’s Door è una delle parodie dei DecoBoys che
amo di più. È nata, anche quella, al Pirate’s bar. Steve accusava un dolorino
alla spalla, dopo sei immersioni, e mentre stavo per consigliargli di farsi
vedere dal dr. Adel, il titolare della camera iperbarica, motteggiai ‘Knock-
knock-knockin’ on Adel’s door… e lui scoppiò a ridere. Per fortuna Steve non aveva
nulla, ma il giorno dopo aveva la canzone completa.
Day 6 -Claudio, the Ladies and the Deco Boys go to
Ras Mohammed.
Io, le ragazze, due leonesse ed una
sagittaria, Steve e Thomas andiamo a Ras Mohammed. Sembra una parodia di Leningrad
Cowboys go America, di Kaurismaki. Il risultato è altrettanto surreale. Non abbiamo mai
smesso di ridere. Quasi. Solo l’acqua del Mar Rosso e la meraviglia del deserto
sono state in grado di imporci alcune pause di contemplazione. Si torna a Sharm
per una tappa alla camera iperbarica, che abbiamo servito come tender volontari
per alcuni anni. Il dr. Adel non c’è, sta preparando una presentazione per una conferenza,
ma il dr Ahmed insiste a chiamarlo. Adel si presenta, ci abbraccia e ci
illumina con i suoi aneddoti e le sue considerazioni sulle nostre proposte,
particolarmente quelle di Thomas, che viene subito bocciata. – chiedete a Thomas
di cosa si tratta. E infine lancia una proposta: vediamoci tutti, una volta l’anno.
Day 6 – La promessa
Non so quante volte ho sussurrato nell’orecchio di Mary
Poppins questa frase:
“Resisti: torneremo a danzare sott’acqua insieme”.
Be’, ve lo scrivo qua, così non mi chiedete più perché sono
sparito: Mary Poppins ha lottato a lungo per la vita e con la prospettiva di
una disabilità permanente. Grazie a tutte le divinità esistenti, inclusi i
chirurghi, la faccenda si è risolta così:
Era questo, lo scopo del viaggio.
Grazie Mary Poppins, Nicoletta, Maria Grazia, perfect travel
mates
Grazie sharmers!
Siete meravigliosi e sempre uguali a voi stessi, nonostante le lucette che vi circondano!